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Il giorno di Dilma
La 63enne Dilma Vana Rousseff si é insediata ieri a Brasília come la prima donna alla guida del Brasile, che cercherá di trasformare – lo ha detto nel suo intervento di fronte al Congresso – in un Paese di «classe media solida e imprenditrice», in cui sia definitivamente sradicata – é la sua promessa – la miseria. Il nuovo capo dello stato ha citato lo scrittore mineiro João Guimarães Rosa, ha fatto riferimento alla questione femminile, e soprattutto ha esaltato il Governo d’un commosso Luiz Inácio Lula da Silva.
Mantega attacca l’Fmi
Lo scrivono le riviste di settore e non solo: l’«uomo forte» del Governo di Dilma Rousseff é il ministro da Fazenda, il genovese Guido Mantega. Non solo, si badi bene, negli affari strettamente economici. Questa responsabilitá gli ha attribuito l’autorevolezza per un attacco frontale al Fondo monetario internazionale, che in Brasile non ha precedenti.
Wikileaks, il dossier Brasile
Tra i documenti diffusi da Wikileaks, il sito diretto da Julian Paul Assange, ve ne sono alcuni dedicati al Brasile. Un file contiene quasi duemila telegrammi inviati a Washington, dall’Ambasciata Usa a Brasília, tra il 1998 e il 2008: il Paese vi é accusato di fingere nella lotta contro il terrorismo, specie nel controllo degli islamici che vivono nella Triplice frontiera. Dilma Rousseff é poi accusata d’impedire l’iter di proposte di legge contenenti specifiche misure antiterroristiche.
Twitter, razzismo anti-Nordeste
Hanno avuto grande risalto, sulla stampa brasiliana, alcuni messaggi dal tenore razzista anti-nordestino, inviati giorni fa su Twitter dalla studentessa di diritto Mayara Petruso. «I nordestini non sono persone. Fai un favore a San Paolo, uccidi un nordestino annegato!», ha scritto la ragazza sul social media, responsabilizzando i cittadini del Nordeste per la vittoria – circostanza da lei naturalamente considerata una disgrazia – della petista Dilma Rousseff.
Politici, aumento di stipendio
I capigruppo della Camera brasiliana si sono messi d’accordo: aumenteranno gli stipendi dei deputati e quello del futuro capo dello stato, Dilma Rousseff, che adesso ammontano rispettivamente a 16mila e cinquecento real (piú i benefici per la segreteria e i soldi per l’alloggio), e a 11mila real. (Al netto d’imposte, il salario del presidente della repubblica é di ottomila real, ndr). Secondo i boatos, lo stipendio di Dilma dovrebbe essere innalzato a 28-30mila real. A sollevare la questione, il deputato petista Marco Maia, che ha fatto notare come la remunerazione dei parlamentari sia la stessa di tre anni fa.
Dilma caccia Meirelles?
Come noto, il boom economico brasiliano – di cui tanto si é parlato sulle pagine di questa testata – piú che essere trainato da uno straordinario processo di industrializzazione, all’insegna d’innovazione, qualitá dei prodotti, ricerca scientifica, e culto del made in Brazil, é dovuto all’esportazione in larga scala delle cosiddette commodity, particolarmente appetite dalle potenze emergenti in continua crescita.
Forbes, Berlusconi-Dilma alla pari
Secondo la classifica delle personalitá piú potenti al mondo, elaborata dalla rivista “Forbes”, la presidente eletta Dilma Rousseff, prima donna a guidare il Paese sudamericano, si trova al sedicesimo posto: subito dietro al premier Silvio Berlusconi, ed al presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ma davanti al fondatore della Apple, Steve Jobs, solo diciassettesimo. Il ranking vede al cinquantottesimo posto un altro brasiliano, Eike Batista. Il magnate, l’uomo piú ricco del Paese, precede d’una posizione il leader di Al Qaeda, Osama Bin Laden.
Obama, complimenti Dilma!
Mentre l’universo progressista verdeoro si gode la vittoria di Dilma Rousseff, che da gennaio s’insedierá come la prima presidente donna del Brasile in sostituzione di Luiz Inácio Lula da Silva, la stampa rende noti i retroscena della notizia che nelle scorse ore ha fatto il giro del mondo. In primis, la telefonata alla neoeletta da parte di Barack Obama, che si é complimentato con popolo brasiliano per la propria «fede ed impegno» con la democrazia, oltre a sottolineare «l’eccellente relazione» che esiste tra i due Paesi.
Clamoroso al Cibali, papa per Serra
Papa Benedetto XVI scende in campo in vista delle elezioni del 31 ottobre: il ballottaggio dall’esito scontato che consacrerá la petista Dilma Rousseff come la nuova presidente del Brasile, e il suo sfidante José Serra come il leader dell’opposizione moderata.
Elezioni 2010, e gli astenuti?
La forte contrapposizione venutasi a creare tra le candidature della petista Dilma Rousseff, grande favorita nella successione al presidente-operaio, e del socialdemocratico José Serra, potrebbe ridurre il fenomeno – nella precedente tornata in grande crescita – dell’astensionismo. É l’opinione di alcuni analisti, convinti che ben difficilmente, nel ballottaggio del 31 ottobre, il numero dei cittadini che non esprimeranno un voto valito potrá di nuovo superare la quota record di ventiquattro milioni (piú degli elettori di Marina Silva), corrispondenti al diciotto per cento degli aventi diritto.
Un libro bomba, Lula ha perso Nobel
Una novitá ha scosso i circoli e i salotti politici brasiliani alla vigilia del voto del 31 ottobre, che assegnerá la vittoria alla petista Dilma Rousseff (l’istituto di sondaggi Datafolha parla di un vantaggio di dodici punti sullo sfidante José Serra). É infatti uscito nelle librerie del Paese intero, per la casa editrice Cultrix, un saggio del giornalista tedesco Alexander Busch, corrispondente in loco per varie testate di lingua germanica.
Elezioni, caso «pallina di carta»
Gli ultimi giorni di campagna mostrano un forte livello di tensione, cui in Brasile non si era abituati. Al di lá dei sondaggi a favore di Dilma Rousseff (Vox populi le dá un vantaggio di quattordici punti, Datafolha di dodici) si vanno infittendo gli scontri tra i militanti. L’episodio piú curioso, quello accaduto giorni fa a Rio: José Serra é colpito da una pallina di carta durante scaramucce tra militanti dei due schieramenti, e si fa ricoverare in ospedale.
Vincerá
Nonostante la rimonta del candidato moderato José Serra – sapiente nello sfruttare il conservatorismo della societá civile in campo etico, e soprattutto beneficiato dall’insofferenza per il «lulismo al potere» che caratterizza l’elettorato di Marina Silva – Dilma Rousseff vincerá le elezioni del prossimo 31 ottobre, consacrandosi la prima donna a guidare il Paese sudamericano.
Dilma cede, ora é anti-abortista
Un po’ per le pressioni dell’ala cristiana, sia cattolica che evangelica, della propria coalizione, un po’ per frenare la rimonta di José Serra – ben descritta dagli ultimi sondaggi elettorali in vista del ballottaggio del 31 ottobre – la petista Dilma Rousseff fa dietrofront in tema di aborto, e piú in generale sulle piú delicate questioni etiche.
Dilma cala, Serra in forte rimonta
I fan di José Serra cominciano a crederci, ma non troppo, mentre nel fronte opposto la tensione si taglia col coltello. Gli ultimi sondaggi descrivono perfettamente la rimonta del moderato, a spese d’una candidata che ribatte in modo sempre piú goffo agli attacchi provenienti dai settori religiosi. Secondo l’istituto Vox populi, Dilma Rousseff – che naturalmente continua a essere favorita – ottiene il 54,5 per cento dei consensi, contro il 45,4 dello sfidante. Scenario ancor piú favorevole a Serra secondo l’Instituto Sensus, che assegna alla petista il 52,3 dei voti, a fronte del 47,7 dell’ex governatore di San Paolo.
Aborto, da chiesa attacchi a Dilma
La Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) lo ripete da tempo: solo Assemblea generale, Consiglio permanente e Presidenza possono esprimere le posizioni dell’entitá, quindi «riaffermiamo che la Cnbb non indica alcun candidato, e ricordiamo che la scelta é un atto libero e cosciente d’ogni cittadino». Tuttavia lo «zoccolo duro» d’una parte dell’universo cattolico verdeoro – ovviamente quello d’indole conservatrice – la pensa diversamente, e in questi giorni ha intensificato gli attacchi contro la candidatuta petista di Dilma Rousseff, impegnata nel ballottaggio presidenziale del 31 ottobre contro il moderato José Serra.
Sorpresa, elettori Marina a destra
Secondo le valutazioni della maggioranza degli analisti politici, brasiliani e stranieri, gli elettori che al primo turno delle presidenziali del 3 ottobre hanno scelto la pasionaria dell’ambiente Marina Silva, dovrebbero in larga maggioranza preferire, in sede di ballottaggio, la petista Dilma Rousseff, consacrandola come la prima donna a guidare il Brasile.
Elezioni? Vincono gli evangelici
Tra i vincitori delle elezioni brasiliane di circa una settimana fa vi sono anche gli evangelici, che dopo aver incrementato sensibilmente la propria rappresentanza in Parlamento hanno esposto le condizioni per l’eventuale appoggio a Dilma Rousseff nel ballottaggio del prossimo 31 di ottobre. I sessantotto parlamentari appartenenti alla potente lobby (nella scorsa legislatura erano cinquantasei, ndr) sono invero stati eletti in entrambi gli schieramenti in campo, tuttavia, nel loro caso, la disciplina di partito conta molto meno rispetto alla tutela effettiva dei valori di cui si dicono difensori.
Sondaggi, Dilma é presidente
L’istituto Datafolha, dopo qualche polemica legata al risultato del primo turno elettorale – ma era proibitivo poter cogliere l’impennata dei consensi per Marina Silva, tutta concentrata negli ultimi giorni di campagna elettorale – torna al lavoro. E senza riservare grosse sorprese assegna a Dilma Rousseff un forte vantaggio nei confronti dell’avversario socialdemocratico José Serra. A quest’ultimo viene assegnato il quarantuno per cento del totale dei voti – si badi bene, non solo di quelli validi – mentre alla petista andrebbe il quarantotto per cento dei consensi.
Amazzonia, disboscamento in calo?
Nell’agosto di quest’anno il tasso di disboscamento della Foresta amazzonica é calato del quarantasette per cento rispetto alle stesso mese dell’anno scorso. É quanto attesta il Deter, ossia il sistema satellitare gestito dall’Inpe (Instituto nacional de pesquisas espaciais), che consente la verifica in tempo reale della deforestazione. Il dato, anticipato dalla ministra dell’Ambiente Izabella Teixeira, sará senz’altro usato da Dilma Rousseff in campagna elettorale per dimostrare le proprie credenziali ambientaliste ed attrarre cosí l’elettorato di Marina Silva.
Voto, decisivi verdi ed evangelici
La direzione del Partido verde (Pv), in vista del secondo turno delle elezioni brasiliane, rimanda tutto al al congresso “allargato” del 17 ottobre, ove il diritto di voto non sará esercitato solo dai delegati ufficiali, ma anche da alcuni fedelissimi di Marina Silva. L’integrazione é stata pretesa dall’ex candidata al fine di scongiurare la soluzione, non proprio improbabile, di un sostegno formale del Pv a José Serra.
Brasile, il dilemma dei «verdi»
Saranno gli elettori della verde Marina Silva, ossia il sorprendente 19,33 per cento ottenuto al primo turno, a decidere il ballottaggio del 31 ottobre, che designerá il futuro presidente del Brasile, nell’inedita e prevedibile sfida tra Dilma Rousseff e José Serra. Sia i collaboratori della candidata petista che l’entourage del socialdemocratico Serra, in queste frenetiche ore del dopo-elezioni cercano di stringere un’alleanza con la pasionaria ambientalista, che ha giá anticipato che un eventuale patto elettorale sará comunque successivo a un congresso del Partido verde, aperto all’intera societá civile.
Un Parlamento tutto rosso
Se l’elezione per il presidente ha deluso i fan petisti, illusi dall’idea della vittoria al primo turno, il voto per il Congresso ha invece dato solo soddisfazioni all’universo progressista brasiliano. Il Partido dos trabalhores é cresciuto, e alla Camera ha conquistato ottantotto seggi, che fanno della formazione del presidente-operaio quella piú numerosa. Tengono i centristi di sinistra del Partido do movimento democrático brasileiro (Pmdb), mentre le formazioni moderate si sono ridimensionate, e non saranno in grado d’impensierire il probabile Esecutivo a guida Dilma Rousseff.
Per Dilma vittoria al primo turno?
Secondo gli ultimi sondaggi, seppur sul filo di lana, la candidata del Partido dos trabalhadores, Dilma Rousseff, domenica prossima sará la prima donna chiamata a guidare il Brasile. Se non dovesse riuscirvi, il ballottaggio sarebbe comunque una formalitá, poiché con ogni probabilitá i consensi a favore della terza classificata, la verde Marina Silva, confluirebbero in massima parte sulla «lady di ferro» originaria del Minas, anziché sul moderato José Serra.
Frei Betto: dichiarazione di voto
“Voto per chi presenterà un programma convincente di riduzione significativa della maggior piaga del Brasile: la disuguaglianza sociale”.
Erenicegate, l’”ultimo” scandalo
L’«era Lula» ha conosciuto l’ultimo scandalo, l’Erenicegate, che peró, sondaggi alla mano, non riuscirá a scalfire la vittoria di Dilma Rousseff, che con ogni probabilitá infliggerá un’umiliante sconfitta al candidato del centro-destra, José Serra. In ogni caso la petista Erenice Guerra, per molto tempo braccio destro della futura capo dello stato, da giorni non é piú alla guida Ministero della Casa civile, dopo le dimissioni imposte dallo stesso Luiz Inácio Lula da Silva.
Vincerá Dilma, ma é Tiririca show
I protagonisti delle elezioni brasiliane non sono piú i canididati alla presidenza, giacché i sondaggi hanno prosciugato ogni suspense, ed assegnato la vittoria certa a Dilma Rousseff, del Partido dos trabalhadores. Nei boteco si parla quindi soprattutto dei candidati alle varie cariche pubbliche che sono stati capaci di «bucare lo schermo», catturando l’interesse dell’opinione pubblica.
Dilma presidente, e Marina?
La candidata del Partido dos trabalhadores alla successione di Luiz Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff, vincerá al primo turno, e con ampio margine, le elezioni d’ottobre. Si ricava dall’ultimo sondaggio, targato Datafolha, e dagli umori politici che si colgono in Brasile. (Alla petista é attribuito il cinquantasei per cento delle intenzioni di voto valido, contro il ventisette e l’undici per cento assegnati rispettivamente a José Serra e Marina Silva, percentuali che peró fanno riferimento ai soli voti validi, ndr).
Dilma, un trionfo bulgaro
Secondo l’ultimo sondaggio in vista delle elezioni presidenziali di ottobre, una brasiliana di origine bulgara – e mai prima d’ora in Bulgaria si sono seguite con tanto interesse le vicende politiche del Paese sudamericano – sará la prima donna a guidare la piú importante Nazione sudamericana. Con una votazione , manco a dirlo, a percentuali “bulgare”, Dilma Rousseff supererá al primo turno lo sfidante socialdemocratico José Serra, ormai abbandonato dagli stessi compagni di partito.
Elezioni, Serra getta la spugna
Tutti i sondaggi relativi alle elezioni presidenziali brasiliane non fanno che confermare la voglia di continuitá politica dei cittadini, convinti a perpetuare l’era del lulismo, del petismo e soprattutto del nuovo boom economico, che pervade ormai tutti gli strati sociali e le aree del Paese. L’ultimo di essi addirittura assegna a Dilma Rousseff il cinquantacinque per cento delle intenzioni di voto valido, contro il trentadue di José Serra e l’8 della pasionaria Marina Silva: pare cosí scontata la vittoria della ex guerrigliera al primo turno.
Elezioni, centro-destra smobilita
Il centro-destra verdeoro é allo sbando, e la speranza ha lasciato il posto alla sorpresa, alla perplessitá, al senso di impotenza. Il colpo di grazia é arrivato dall’ultimo sondaggio relativo alle elezioni presidenziali, che traduce la soddisfazione dell’elettorato per l’attuale situazione economica. Dilma Rousseff appare infatti lanciatissima verso la vittoria al primo turno.
Dilma verso trionfo al primo turno
Le elezioni presidenziali verdeoro, che si celebreranno il 3 ottobre e definiranno il successore di Luiz Inácio Lula da Silva, saranno una formalitá: i brasiliani hanno giá scelto come futura guida Dilma Rousseff, del Partido dos trabalhadores (Pt), che il presidente-operaio ha personalmente indicato come propria candidata, non senza qualche malumore nel suo stesso partito.
Sondaggi, Dilma in vantaggio
Sono apparsi due nuovi sondaggi in vista delle elezioni presidenziali brasiliane del prossimo ottobre: i dati sono ovviamente diversi, ma appare indubbio il vantaggio della candidata petista Dilma Rousseff, sullo sfidante moderato José Serra. Ma andiamo con ordine. Secondo l’istituto di ricerca Datafolha, la Rousseff si assicura il trentasei per cento delle intenzioni di voto, ed é preceduta per un solo punto percentuale dal candidato socialdemocratico, a quota trentasette.
Dilma e Serra, paritá assoluta
Secondo l’ultimo sondaggio in vista delle elezioni presidenziali brasiliane del prossimo ottobre, elaborato dall’istituto Ibope, i due principali candidati alla successione di Luiz Inácio Lula da Silva sono in perfetta paritá: tanto al socialdemocratico José Serra quanto alla petista Dilma Rousseff viene accreditato il trentanove per cento delle intenzioni di voto, il che li colloca in grande vantaggio rispetto alla pasionaria verde Marina Silva, in ritardo a quota 10 per cento.
Serra, forte rimonta
L’ultimo sondaggio in vista delle elezioni di ottobre, elaborato dall’istituto di ricerca Datafolha, segnala un deciso recupero del candidato moderato José Serra, cui al primo turno viene assegnato il trentanove per cento delle intenzioni di voto, contro il trentasette della petista Dilma Rousseff. Al terzo posto, a quota 9 per cento, appare invece la pasionaria verde Marina Silva. Anche la proiezione del ballottaggio conferma la rimonta dell’ex governatore, che si assicurerebbe il quarantasette per cento dei voti, contro il quarantacinque dell’ex ministra lulista.
Vox populi, vince Dilma
Il nuovo sondaggio in vista delle presidenziali brasiliane d’ottobre, elaborato dall’istituto Vox populi, conferma il vantaggio della candidata delle sinistre Dilma Rousseff, e il ritardo decisivo di José Serra, rappresentante delle forze politiche moderate. Alla petista, che avrá come vice il centrista Michel Temer, presidente della Camera, viene accreditato il quaranta per cento delle intenzioni di voto, contro il trentacinque dell’ex governatore di San Paolo, e l’8 della verde Marina Silva.
Dilma, una marcia trionfale
Secondo l’ultimo sondaggio in vista delle elezioni presidenziali brasiliane, in programma per ottobre, la candidata del Partido dos trabalhadores (Pt) e del presidente della repubblica, Luiz Inácio Lula da Silva, continua la propria marcia trionfale verso la vittoria. A Dilma Rousseff viene accreditato il 38,2 per cento delle intenzioni di voto, contro il 32,3 dello sfidante socialdemocratico José Serra. Staccatissima, al terzo posto, la pasionaria dell’ambientalismo, ossia la verde Marina Silva.
Blog Serra e Dilma, giudici contro
Il Tribunale superiore elettorale ha intimato a Google di rendere noti, entro ventiquattro ore, i nomi dei responsabili dei blog euqueroserra.blogspot.com , dilma13.blogspot.com e amigosdopresidentelula.blogspot.com , in appoggio rispettivamente di José Serra e Dilma Rousseff, candidati alle elezioni presidenziali brasiliane d’ottobre. A promuovere la richiesta é stato il Ministério público eleitoral (Mpe), secondo cui in questi siti si farebbe una campagna elettorale illegale, poiché anticipata: la normativa verdeoro prevede che la propaganda politica venga permessa solo a partire dal 6 luglio, ossia non prima di novanta giorni prima rispetto all’apertura delle urne.
Dilma e Serra, perfetta paritá
Il nuovo sondaggio elettorale in vista delle Presidenziali brasiliane d’ottobre – elaborato dall’istituto Ibope – fa segnare una situazione di perfetta paritá tra la candidata del Partido dos trabalhadores, Dilma Rousseff, e lo sfidante socialdemocratico José Serra. I 2 candidati sono infatti appaiati col trentasette per cento delle intenzioni di voto, mentre la pasionaria verde Marina Silva appare staccata, a quota 9. Anche la proiezione del secondo turno colloca i due sfidanti in paritá: entrambi si assicurano il quarantadue per cento dei consensi.
Tutti per Dilma l’antipatica
Ormai i sondaggi non fanno piú notizia: Dilma Rousseff, candidata di Luiz Inácio Lula da Silva alla propria successione, veleggia verso la carica di primo cittadino del Brasile. Secondo l’istituto Datafolha, al primo turno la petista affianca, a quota trentasei per cento, il moderato José Serra, lasciando alla verde Marina Silva solo le briciole, ossia il 10 per cento delle intenzioni di voto. Le proiezioni relative al ballottaggio mostrano peró tutto il vantaggio della Rousseff, che si piazza davanti a Serra per quarantasei a quarantacinque.


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