Va bene, la formula è giusta. O, se non altro, merita l`apprezzamento della continuità. E la fiducia del Palazzo. La formattazione del nuovo brasileirão piace.
a bene, la formula è giusta. O, se non altro, merita l`apprezzamento della continuità. E la fiducia del Palazzo. La formattazione del nuovo Brasileirão piace. E attira fiducia. La Confederação Brasileira de Futebol apprezza la prima esperienza e conferma la teoria dei pontos corridos: il campionato continuerà a svilupparsi con un tabellone di andata e uno di ritorno. Anche l`anno che viene. Tutti contro tutti, cioè, due volte: come in Europa. Come nel calcio che fa tendenza. Come nel calcio che si nutre di organizzazione. Nel solco della tradizione. Turno e returno, ma non solo: chi merita subito, vince. E chi non può, annega immediatamente. Niente più playoff e playout: almeno per un`altra stagione. Il pallone brasiliano si adegua, convincendosi della bontà della ristrutturazione. Allargando persino il concetto: la formula europea espatrierà anche nel contesto dei campionati statali.
Il Grêmio di Porto Alegre, una delle squadre quest`anno a rischio retrocessione
La notizia è della scorsa settimana e sospettiamo che sia positiva. Perché il Brasileirão necessita di punti di riferimento chiari e, possibilmente, duraturi. E perché le regole non vanno cambiate in corsa: ma puntellate molto prima. Adesso, magari: quando il campionato duemilatre comincia a respirare il suo epilogo. Quando l`atmosfera si riscalda, pregustando il sapore dello sprint finale. E quando il Cruzeiro deve preservare la leadership dagli ultimi attacchi di Santos, São Paulo e Coritiba. Tre realtà che, poi, devono obbligatoriamente difendere il vantaggio accumulato nella disputa per l`accesso alla Libertadores: dietro, ci sono l`Atlético Mineiro, l`Internacional e il São Caetano. Niente male.
Chiaro: il Brasileirão, oggi, sembra una corsa folle verso il traguardo. Si gioca tanto e, soprattutto, spesso. Anche ogni tre giorni. Ventiquattro iscritte alla serie A verdeoro significano quarantasei puntate complessive, compresse in pochissimi mesi. Non c`è sollievo, non c`è riposo. Il ritmo imposto dal calendario è incalzante, corrosivo. Atleticamente e fisicamente, il recupero è praticamente negato. Psicologicamente, l`impegno è massiccio. Gli infortuni sparpagliati sul percorso assumono spessore, importanza innegabile. Il lavoro infrasettimanale è un optional dimenticato: tra il match e la partenza per la successiva trasferta (talvolta chilometricamente stressante, siamo in Brasile) c`è unicamente un giorno di riposo. E l`allenamento tematico slitta, più o meno puntualmente.
Ventiquattro protagonisti, dentro un unico torneo, pesano. E, probabilmente, tolgono qualcosa anche alla cifra tecnica di un calcio che vive innanzi tutto di giocate e fantasia. E che, con l`infittirsi delle tensioni, può inaridirsi, dimagrirsi, svilirsi. La Cbf potrebbe pensarci e applicare qualche taglio: è una considerazione consentita. A costo di sfidare il malcontento e, forse, l`ostilità dei club. Il Brasileirão, oggi più di ieri, offre visibilità. E, ovviamente, ricavi. Snellire la lista dei partecipanti, sì, gioverebbe anche alla qualità del massimo campionato: senza assicurare, del resto, popolarità a chi opererebbe per il bene comune. Finendo per incrinare ulteriormente i già precari equilibri del futebol.
E, allora, avanti così. Ricucendo qualche strappo antico, poco per volta. Conquistando, anno dopo anno, una credibilità nuova. Pubblicizzando lentamente un campionato, quello brasiliano, sin qui mai decollato perentoriamente. Anche e soprattutto per l`emigrazione dei talenti migliori: ma anche per i limiti della sua stessa organizzazione. In attesa di giorni bollenti: il Grêmio di Porto Alegre vede la retrocessione vicina. Come il Fluminense, come il Bahia: club di prestigio, non comparse qualsiasi. L`anno passato pianse il Palmeiras e si disperò anche il Botafogo. Questo è un problema serio: il depauperamento delle abituali forze del calcio brasiliano fa paura. E inquieta.