Nell’antica Roma, votavano solo i romani. Nel capitalismo globale moderno, votano solo gli americani. I brasiliani non votano”. Questa arrogante frase è del magnate George Soros.
ualche tempo fa si temeva che Lula in Brasile facesse una rivoluzione; oggi si lamenta che sia troppo moderato. Di certo Luiz Inacio da Silva è salito su una nave alla deriva. All'inizio di quest'anno numerosi analisti (incluso lo stesso George Soros) prevedevano che il Brasile sarebbe andato in bancarotta. Una previsione anche logica, date le somiglianze (almeno, quelle apparenti) tra Brasile e Argentina, il grande debito pubblico del primo e la crisi in cui è immersa la seconda. Ma Lula è riuscito a scansare il Brasile dall'orlo del precipizio. Smettendo maglietta rossa e capellino del Mst a favore di un completo con cravatta regolamentare, entrambi firmati, e di non secondarie dure politiche fiscali e monetarie, Mr.da Silva è riuscito a convincere il mercato dalla sua serietà e competenza.
Il problema è che le medicine per controllare debito e inflazione sono amare, e il settore produttivo dell'economia comincia lamentarsi.
fonte: Banco Central do Brasil
In aprile la produzione industriale è calata del 4,2 percento rispetto all'anno scorso e lo Iedi, l`istituto che riunisce i grandi industriali del paese, si spinge ad affermare che il Brasile sarebbe in recessione. Gli unici che continuano ad avere alti guadagni sono le banche, le quali ottengono una redditività del 30 percento sul patrimonio, mentre il settore produttivo non arriva al 5 percento.
La luna di miele di Lula alla presidenza comincia insomma a dare i primi segni di stanchezza. Sul fronte politico la corrente radicale del Pt, il suo partito, si è rivoltata contro la riforma della previdenza proposta dal governo. Mentre su quello economico le grandi industrie (inclusa Coteminas, la gigantessa tessile del vice-presidente Jose Alencar), fanno pressione per il ribasso degli alti tassi d'interesse, la misura più dura adottata dal governo e che ha come scopo di controllare l'inflazione, ma anche l`effetto di soffocare l'economia. Durante le elezioni presidenziali un gruppo di economisti ha elaborato un documento, di carattere non partitico, contenente una serie di misure denominato "Agenda Perdida" (agenda perduta). Perduta perché durante le campagne elettorali questi temi sono stati poco dibattuti tra i candidati. Le misure proposte sono state in grande parte adottate dall'attuale governo, e Marcos Lisboa, l'economista che firma il documento, ha ricevuto l'incarico di segretario di Politica economica ed è responsabile per la formulazione delle politiche macroeconomiche del governo.
Sulla scia del coro di critiche alla politica economica nelle ultime settimana, è stato lanciato il manifesto "Agenda Bloccata: un'alternativa allo sviluppo del Brasile", con chiara allusione all'agenda di Lisboa.
fonte: Banco Central do Brasil
Il documento, elaborato da accademici di sinistra (alcuni dei quali collegati al Pt) e firmato da oltre duecento economisti, è stato così intitolato perché negli Anni '90 la discussione sulle alternative di sviluppo sarebbe stata bloccata dal dogma "neo-liberale" che il mercato libero porta all'automatica prosperità collettiva. Secondo gli autori, Lula starebbe portando il paese "ad un punto senza ritorno di stagnazione e disoccupazione, per via di una politica economica sottomessa all'insensatezza del totalitarismo di mercato".
L'`Agenda bloccata` è per la possibilità di controllare l'ingresso di capitali esteri, il cambio fisso a un livello favorevole alle esportazioni (che sarebbe secondo alcuni analisti tra 3,30 e 3,50 reais), la riduzione del surplus primario (ricetta pubblica meno spesa pubblica, prima del pagamento degli interessi), l`aumento della spesa pubblica con priorità ai settori generatori di posti di lavoro e la riduzione della tassa base d'interesse (Selic). Principi che vanno contro l'`Agenda perduta` e, conseguentemente, l'attuale politica economica. Ironicamente, molte di queste proposte sono le stesse per le quali Lula si era battuto fino alle ultime elezioni. Le misure proposte dall'`Agenda bloccata` di sicuro poterebbero in un primo momento all'aumento della produzione e al conseguente calo della disoccupazione. La riduzione dei tassi d'interesse darebbe nuovo fiato all'economia e creerebbe una sinergia con la crescita delle esportazioni. L'unico punto di cui il piano sembra non tener conto sono le conseguenze di queste misure sul debito pubblico brasiliano e sull'inflazione.
Il tasso reale d'interesse (tasso d'interesse nominale meno l'inflazione) dipende delle politiche monetarie e cambiali. In un sistema di cambio fisso, come quello proposto dall'`Agenda bloccata`, questo assorbisce tutti gli shock esterni e tende a essere considerevolmente più alto di quelli praticati col cambio fluttuante. Questa relazione è chiara osservando l'analisi dei tassi d'interesse reali nel periodo in cui c'era il cambio fisso, dal '95 fino al '99, quando è stato adottato il cambio fluttuante. L'esperienza di decenni di iperinflazione e altrettanti di piani falliti per il suo controllo insegnano che l'unico modo efficace per controllare l'inflazione è il rialzo del tasso d'interesse. Il suo aumento genera la diminuzione della domanda aggregata (il totale di beni richiesti) e la conseguente diminuzione o stabilizzazione dei prezzi. Il tasso d'interesse è indirettamente legato al "Rischio Brasile". Questo indice misura la differenza tra il reddito pagato per i titoli del tesoro brasiliano e quelli statunitensi, considerati a rischio zero. Quando il tasso d'interesse dei titoli del tesoro brasiliano, che sono imposti dal mercato, sono più alti di quelli interni, scelti dalla Banca centrale brasiliana (Selic) accade un'espansione monetaria (l'aumento dell'offerta di moneta) che genera inflazione. Il Brasile è obbligato ad essere alla mercé del mercato finanziario, perché è sempre costretto rifinanziare il proprio debito, che ammonta a oltre il 55 percento del Pil. Non accettare il tasso d'interesse richiesto porterebbe inevitabilmente a una moratoria, giacché il governo non ha la capacità finanziaria per onorare da solo tutti i debiti. E al crack del sistema bancario, portando il paese ad una profonda crisi.
L'alto tasso d'interesse pagato dai titoli del tesoro brasiliano riflette l'incertezza degli investitori sulla capacità del governo di onorare i propri debiti nei termini stabiliti. Questa incertezza proviene dal percorso effettuato dal governo federale, che nelle ultime due decadi ha unilateralmente dilatato il termine di pagamento dei titoli pubblici (Piano Collor), ha sospeso il pagamento di parte del debito (moratoria estera del Governo José Sarney) e ha fissato la tassa di correzione monetaria a circa metà del tasso di inflazione (Governo Figueiredo, durante la dittatura). Sicuramente gli otto anni di Cardoso hanno aiutato a migliorare l'immagine del Brasile grazie alle sue politiche esageratamente pro-mercato. Ma le continue crisi finanziarie di fine Anni '90 e le grosse perdite decorrenti hanno reso gli investitori avversi al rischio, e sicuramente le pressioni degli industriali e dell'ala radicale dello stesso Pt non li aiutano a rassicurarli.
Su due punti però l'`Agenda Bloccata` non è utopistica, e reca proposte importanti. Il primo è l'incentivo alle esportazioni, che rende il Brasile meno dipendente dai capitali esteri, una proposta contenuta anche nell'`Agenda Perduta`. L'altro è il controllo del flusso di capitale estero, fino ad ora non accennato dal governo. E' necessario però separare il grano dal loglio. Gli investimenti esteri diretti sono positivi, perché di solito portano innovazioni tecnologiche e contatti vitali col mercato mondiale. Gli investimenti a breve (quelli speculativi) sono la minaccia principale. Esistono prove empiriche che l'entrata di grandi volumi di questo tipo di capitali (e poi la loro uscita) generano instabilità economica. Misure che bloccano brutalmente l'uscita del capitale sono spesso disastrose, perché impediscono future entrate d'investimenti benevoli. Una misura più ragionevole è stata scelta da paesi come Cile e Singapore, che sono riusciti smistare differenti tipi di entrate attraverso una tassa sugli investimenti, che varia in accordo col tempo di permanenza, disincentivando la speculazione.
Intanto il 26 giugno scorso Lula, di fronte all`assemblea del sindacato dei metallurgici dell`Abc Paulista (l`hinterland di San Paolo, ndr) che è la sua culla politica, ha recentemente dichiarato che "lo spettacolo della crescita" comincerà a luglio. Promessa che difficilmente si avvererà, anche se si comincia effettivamente a intravedere la fine del tunnel. Le politiche monetarie della Banca centrale si sono dimostrate efficaci, e l'inflazione dopo un picco giunto quasi al 30 si avvicina ora al 17 percento, con buone possibilità che arrivi ai 12 entro dicembre. Il tasso di interesse ha finalmente invertito la sua rotta ascendente con un taglio del mezzo punto a giugno, e oggi è al 26 percento. La previsione di alcuni analisti è che il tasso arrivi a 20 all'inizio del 2004 e al 15 percento nel 2005. Nel frattempo il governo ha lanciato una linea di micro-credito per sollevare la pressioni sulla popolazione a basso reddito. Ha cominciato anche una spinosa trattativa con le banche per la diminuzione dello Spread (differenza tra il tasso d'interesse base e quello richiesto dalle banche al mercato). Il governo insomma ha scelto una medicina amara: purtroppo l'unica possibilità lasciata dal governo Cardoso, che è riuscito in otto anni a raddoppiare il debito pubblico pur privatizzando la maggior parte delle aziende statali. Ora si spera solo che la medicina non uccida il paziente prima di curarlo.
www.bc.gov.br
http://www.vermelho.org.br/diario/2003/0627/0627_lula-metalurgicos.asp
The Economist: Lula ‘twixt inflation and recession, 3 giugno 2003
The Economist: Survey on Gobal Finace, 3 maggio 2003
http://www.ifb.com.br/documentos/A%20Agenda%20Perdida.pdf (Agenda Perduta)
http://www.ippur.ufrj.br/observatorio/download/agenda_interditada.pdf (Agenda Bloccata)
http://cartacapital.terra.com.br/site/exibe_materia.php?id_materia=766
http://ultimosegundo.ig.com.br/useg/brasil/artigo/0,,1233408,00.html
http://www1.folha.uol.com.br/folha/dinheiro/ult91u69829.shtml