I cento bambini che frequentano la Casa da Juventude in Paraíba escono di mattina e tornano di sera, quando il sole cala e non rimane che andare a dormire. Hanno un tetto e qualcuno che li aspetta.
asce sotto il sole romano, con una delle fondatrici di Amigos de Tibirí, questo articolo che avevo pianificato di scrivere dal Brasile. Raccolgo da Raffaella Greco, una delle fondatrici del gruppo creato per sponsorizzare un laboratorio teatrale per bambini, la storia della sua genesi, che ha coinvolto perfino mamma Renata.

Bambini che costruiscono aquiloni nella Casa Comboni a Santa Rita, in Paraíba
«L'idea dell'associazione è nata nel 2003. - racconta Raffaella -. Ero in Brasile, dove lavoravo per il Mlal all'università federale della Paraíba, a João Pessoa. È stato proprio attraverso l'università che ho conosciuto la Casa da Juventude Daniel Comboni, nel Comune di Santa Rita. E ci ho subito portato Massimiliano, Serena e mia madre Renata, che erano venuti a trovarmi e si sono fermati per un mese di volontariato». Fondata nel 1989, la Casa da Juventude accoglie bambini e adolescenti dagli 8 ai 18 anni tra i più poveri di Tibirì II, uno dei quartieri popolari di Santa Rita, a 15 chilometri dalla capitale.
Siamo ancora qui, nel Nordeste brasiliano, quello povero, dove si concentrano quasi tutti i progetti che abbiamo incontrato in questi mesi. Ma gli Amigos di Tibirí tengono a precisare che «parlare di Tibirí e dei bambini della struttura gestita da Carmine D'Aiola non è parlare di Brasile, né dei bambini del Brasile. Ogni generalizzazione fatta raccontando un'esperienza è scorretta perché non fornisce informazioni, limita una visione». E viceversa.
Piccoli uomini e donne crescono
Lontani dai grattacieli e dai grandi centri commerciali, i quartieri popolari di João Pessoa come Tibirí II non assomigliano alle periferie di Rio o San Paolo. Sono quartieri nati in mezzo alla foresta, tra palme e piante della fertile regione costiera. Le case piccole e addossate hanno solo una stanza. Sono di legno e fango. Per nasconderlo si colora la facciata che dà sulla strada, con colori accesi. Resta, il fango, nelle fogne a cielo aperto e nei cumuli di immondizie. «Eppure l'impressione di questi bairro non è di degrado - puntualizzano gli amici di Tibirí -, né di abbandono o disperazione. Ci sono anche case di mattoni, casette recintate con cancelli all'ingresso e tetti di tegole». Case che rivendicano una dignità.

Festa di São João, foto di gruppo
I cento bambini che frequentano la Casa da Juventude D. Comboni escono di casa la mattina e vi tornano la sera, quando il sole cala e non rimane che andare a dormire. Hanno un tetto e qualcuno che li aspetta, i bambini di Tibirí. Non passano le notti sui cartoni nelle vie più lussuose della città. Non sono menino de rua. Non sniffano colla. Non fanno nemmeno la guardia alle auto nei parcheggi dei supermercati e non ballano la capoeira davanti ai locali più affollati per guadagnarsi una manciata di real da spendere in droga e sigarette.
E allora chi sono? E perché parlarne? «Non per questo sono da dimenticare. Come i più poveri e abbandonati, non sono protetti e non hanno garanzia di avvenire. Ecco perché - si appassiona, Raffaella - con la mamma e gli amici abbiamo sognato di portare a Tibirí educatori e attori di strada e vedere cosa riuscivamo a fare per la Casa da juventude. Nel 2003 le attività languivano e il personale era piuttosto demotivato. Così, al rientro in Italia di Renata, Serena e Massimiliano, é nata l'idea e abbiamo messo in piedi un network di amici disponibili a sostenere attività di drammatizzazione e riciclaggio di materiali di strada. Abbiamo cominciato in dieci».
Fondata nel 1989 da Carmine D'Aiola (detto Carmelo), la Casa da juventude accoglie bambini e adolescenti tra i più poveri di Tibirí, offrendo loro uno spazio alternativo alla strada dove trascorrere la giornata, (ad eccezione della notte e delle ore di scuola). Per essere ospitati nella struttura, dove hanno la possibilità di mangiare, lavarsi, giocare e fare i compiti, i ragazzi si impegnano a iscriversi e a frequentare le scuole pubbliche.
Tutti i bambini della Casa Comboni sono segnalati dal giudice dei minori o dai consiglieri tutelari (funzionari pubblici municipali incaricati di controllare il rispetto dei diritti e dei doveri dei minori sul territorio di cui sono responsabili). Hanno facoltà di indirizzare un minore alla Casa da juventude, per esempio, se ritengono che la famiglia ne violi i diritti fondamentali. (I diritti sono elencati nello Statuto del bambino e dell'adolescente, emendamento della Costituzione democratica del Brasile approvato in parlamento nel dicembre 1990).
Altri bambini sono individuati dallo stesso Carmelo, che conosce il quartiere e le condizioni delle famiglie. Vengono per lo più da nuclei monofamiliari in cui uno dei due genitori ha abbandonato tutto per cercare lavoro in una grande città. Spesso, dunque, vivono solo con la mamma o la nonna e numerosi fratelli. I padri, quando ci sono, sono dediti all'alcool e vivono sulla strada. Un destino che spesso si ripete per i figli.
Un ponte di aquiloni colorati
Sono trascorsi quasi sei anni da quando gli Amigos de Tibirí - che nel logo hanno un aquilone colorato - hanno creato un ponte con lo staff della Casa da juventude. Attività di raccolta fondi a Roma si alternano per sostenerne le attività, volontari si avvicendano in Brasile, esperienze si scambiano.

Gabriela svolge il suo turno in cucina
Gli amici italiani organizzano cene, feste con musica dal vivo, esposizioni di foto e quadri fatti da amici artisti che mettono gli incassi a disposizione di Tibirí; partecipano a feste nei paesi della provincia di Roma con un banchetto di artigianato, sia brasiliano che prodotto da Rossella e Federica, due ragazze del gruppo; organizzano spettacoli teatrali che devolvono parte dell'incasso a Tibirí, e molto altro.
Un impegno faticoso, che si somma a tutti quelli di lavoro, studio e famiglia di ogni vita quotidiana. «L'incentivo a continuare - prosegue Raffaella - viene anche dallo stretto contatto che riusciamo a tenere con i due educatori, Ingrid e Ari, che ci scrivono mail di resoconto, mandano foto e video, e dai contatti con Carmelo. Tra l'altro, l'anno scorso abbiamo avuto la grandissima fortuna e gioia di mandare a Tibirí Francesca e Luisa, due volontarie che si sono aggiunte all'Associazione proprio attraverso la pubblicità che hanno visto sulla stessa rivista dove l'hai vista tu».
La quotidianità tibirina
Molte persone che vi lavorano e molti volontari abitano a Tibirí; ciò significa che parte del quartiere partecipa attivamente alla vita organizzativa della casa, che é spesso frequentata anche da bambini esterni. I genitori dei ragazzi a volte entrano in conflitto o mostrano poca fiducia; altri invece sono sollevati. Il giornalaio e la vecchietta che vende le caramelle per strada, ma anche il gommista, non sembrano dare molta importanza alla casa: per loro non é fonte di guadagno.

I ragazzi celebrano la giornata dello studente
Rosa - un diploma analogo a quello delle nostre scuole magistrali - insegna alla Casa dal 1991, ha anche una specializzazione triennale e oltre a insegnare studia ancora. Servirebbe un insegnante di inglese; Carmelo vorrebbe costruire altre aule per poter dividere i ragazzi in base all'età: le classi infatti sono molto mescolate. L'anno scorso in una piazza di Santa Rita è stato assassinato un ragazzo che in passato frequentava la Casa. Nelle lezioni di taekwondo i bambini, soprattutto nella lotta a due, emergono caratteri e conflitti: alcuni non si toccano con i calci, li dirigono verso l'avversario ma non cercano il contatto; altri mascherano la paura attaccando a casaccio.
La prima domenica del mese Carmelo si riunisce con i genitori dei ragazzi per condividere con loro le proposte, per cercare di interessarli e creare un legame attraverso lo scambio di idee. Dando importanza alle loro.
Il teatro? E' una cosa seria
Il piccolo progetto degli Amigos de Tibirí nasce dalla convinzione che l'educazione è strumento fondamentale di riscatto sociale e dall'aver visto con i propri occhi che tra gli strumenti privilegiati di apprendimento e approccio critico alla realtà c'è il teatro. Attraverso l'arte bambini e adolescenti possono esprimere le loro capacità creative, essere protagonisti di una fase cruciale dello sviluppo della propria vita.

Il trucco prima di una recita
Il laboratorio teatrale attivato dall'associazione è il perno del progetto. Il primo è stato finanziato nel 2004: il costo totale - pari a 2500 euro - prevedeva il rimborso spese degli attori e le spese di materiale. «Le due cose più evidenti e sorprendenti di cui abbiamo fatto esperienza prima di avviare il progetto - precisa la fondatrice romana - sono stati l'assoluta incapacità dei bambini di usare i mezzi più elementari della comunicazione, poiché avevano difficoltà di lettura e di scrittura, e il loro forte desiderio di ricevere attenzioni e ascolto.
«Così, il laboratorio teatrale interviene fornendo le condizioni per sviluppare capacità di comunicazione e espressione, rafforzare l'autostima dei ragazzi e portarli a relazionarsi criticamente con la realtà cominciando un processo di integrazione sociale. L'emergenza consiste nel fatto che in un ambiente quotidiano di violenze e soprusi è salvifico per i bambini sviluppare un pensiero critico che gli permetta di capire, interpretare e filtrare la realtà e, poi, di non riprodurla più».
Con la compagnia Três Atos gli attori brasiliani Ari e Ingrid, giovani e entusiasti, assumono così anche un ruolo di educatori non basato su una autorità distorta, ma su un dialogo e un confronto fiducioso che permette ai ragazzi di valorizzarsi. La cooperazione dei lavori di gruppo, perno della pratica teatrale, diventa strumento di aiuto alla socializzazione e alla condivisione. Insomma, non è un laboratorio offerto come corso di recitazione ai soli fini di una rappresentazione teatrale.
Drammatizzazione, fotografia, danza, riciclaggio, musica hanno sovvertito la vita di abbandono. Tra le ultime rappresentazioni della Casa "O Planeta água pede ajuda", "Festa no interior", "Casamento comunitário" e "São João sem accidente". Quando non sono in scena i piccoli attori seguono le oficinas de maquiagem per imparare le tecniche di invecchiamento o quelle di trucco per trasformarsi in pagliacci. Non passano più il tempo ad aspettare che il tempo passi.
Continuità sostenibile
«Al di là della spinta e dell'emozione dei primi anni, il messaggio che ci sta a cuore è dare continuità all'azione - conclude Raffaella -, dare entusiasmo a Ingrid e Arí pur consapevoli della durezza del loro lavoro in un ambiente difficile come Tibirí. E dare a noi stessi l'energia e la spinta per crederci sempre. Insieme alla continuità, la sostenibilità: continuare con qualità, facendo lo sforzo di pensare attività e progetti educativi sostenibili e duraturi. "Musibrasil" è una bellissima occasione che ci ha permesso di ri-confrontarci tra di noi, di ripensare chi siamo e perché siamo in questa avventura, ed è anche l'occasione che ci fa dire che abbiamo bisogno di confronto e di apertura con chi vive le stesse gioie e difficoltà e chi condivide questo sogno».
Nome dell’associazione: Amigos de Tibirí
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12.7.2009