Moro na Itįlia: Edu Hebling

Bassista, contrabbassista, compositore, il paolista di Rio Claro residente in Italia č musicista di grande versatilitą, avendo alle spalle un percorso di studi estremamente rigoroso quanto variegato.

Bassista, contrabbassista, compositore. Edu Hebling, paulistano di Rio Claro, è il protagonista di questo numero di Moro na Italia. Musicista di grande versatilità Edu ha alle spalle un percorso di studi estremamente rigoroso quanto variegato. «Ho iniziato col prendere lezioni di pianoforte dall'età di otto anni anche se in manera discontinua - racconta -. All'epoca cambiavo spesso città, suonavo con poca convinzione, evidentemente dovevo ancora trovare il mio strumento. E infatti le cose cambiarono verso i 14 anni con il violoncello, in una scuola-orchestra in cui si applicava un metodo molto interessante di insegnamento collettivo: subito a produrre suoni, e poi a dargli un nome».

Edu Hebling in un ritratto di Biagio Di Carlo

Edu Hebling in un ritratto di Biagio Di Carlo

Come spesso accade in questi casi, è la figura di un insegnante ad aprire nuovi orizzonti. «Il maestro Pedro Cameron era geniale - conferma Edu -, ha svelato un mondo a me e a tanti altri. Da lì in poi ho studiato parecchio la musica classica e anche suonato un bel po' di chitarra brasiliana ad ogni occasione: era praticamente il mio principale studio armonico e compositivo».

A 18 anni il passo successivo è verso il contrabbasso, con l'iniziare a frequentare anche ambienti musicali nuovi come il jazz. «Nel frattempo suonavo già il basso elettrico e mi accingevo a iscrivermi all'università di musica di Campinas, formalizzando concetti già appresi sul campo e imparando parecchie attività nuove come composizione e arrangiamento, chiudendo così quello che si può chiamare il mio periodo formativo in Brasile».

I tanti anni di rigore formale e di studi classici affiorano spesso nella ricerca musicale di Edu, che è il primo a riconoscere sulla sua carriera di musicista l'influenza della musica colta orchestrale, principalmente Ravel e Debussy, al pari di quella subita dai grandi della mpb, Chico Buarque, Tom Jobim, Caetano, Edu Lobo, dalla a musica popolare tradizionale antecendente alla bossa nova dei vari Lupicínio Rodrigues, Cartola, Nélson Cavaquinho tra altri. «O di certi bolero che i miei genitori cantavano ricordando le canzoni dei loro - ricorda il musicista -. Tutto questo bagaglio, oggi, riaffiora, se penso al filo conduttore del mio cd "Antes do temporal" è proprio questo: tracciare un profilo possibile della musica brasiliana interpretata in chiave jazz nei giorni nostri, come se la bossa nova non fosse mai esistita».

Poco più che ventenne nel 1990, Edu lascia università e Brasile per partire all volta dell'Italia con l'idea di studiare architettura a Venezia, ma soprattuto sulla spinta delle sue origini metà italiane, metà tedesche. «Diciamo che della Germania ho ben poco, quasi solo il cognome e la pignoleria, mi dicono - confessa -. Con l'Italia ho un altro rapporto, mi sono sentito da sempre molto vicino a questa terra. Ne parlavo molto con il nonno, il vecchio Chico D'Urso, immigrato da Palinuro all'età di 16 anni. Un giorno mi sono fatto il passaporto e sono partito, così, senza conoscere nessuno, come uno che va fuori a mangiarsi un piatto di pasta in una trattoria dietro l'angolo. E qui sono rimasto: ho conosciuto la mia compagna, abbiamo un figlio, e non ho di che lamentarmi, è un paese che continua a accogliermi bene».

Un'immagine del musicista brasiliano con il saxofonista Marco Castelli

Un'immagine del musicista brasiliano con il saxofonista Marco Castelli

Ed è proprio in Italia che Edu intuisce definitivamente come la musica sia ormai diventata la sua strada: «Iniziai a seguire i corsi all'università e contemporanemente mi cominicavano a chiamare per i cosiddetti gig, performace dal vivo nei locali, e da li è stato un crescendo. Ho capito che la mia direzione stava affiorando da sola, è stata una scelta naturale».

In Italia l'impatto fu da subito con l'aspetto professionale del fare musica. «Suonare in Brasile era sinonimo di gioia, comunicazione, spontaneità, poco business e preoccupazioni di ‘produzione'. Invece notai subito che qui si parlava subito di risultati, di mercato, di ottimizzare la produzione. Insomma, uno shock. Ma poi scoprii che c'è del cuore anche qui. Forse il nord è un po' più freddino in apparenza, ma probabilmente è anche per il fatto che molti prendono il fatto di essere sul palco con estrema serietà e rispetto verso la musica e chi ascolta».

Anche se molto è cambiato da quegli anni in questo settore, secondo Edu in generale gli spazi per la musica si sono alquanto ristretti: «Ormai anche nel circuito jazz si ragiona come nella musica pop: i big hanno sempre spazio, tutti gli altri fanno ‘concerti promozionali». In particolare il musicista sottolinea come nel campo della musica brasiliana sia aumentata la preparazione "accademica", che però può rappresentare anche un rischio: «Purtroppo vedo che tra i giovani studenti di musica che saranno gli interpreti di domani è comune un atteggiamento di ‘prendere' molto senza dare un granché: l'atteggiamento accademico e celebrativo va bene per la conservazione delle idee di una cultura, ma non tutti possono essere conservatori, altrimenti la musica muore. E quella brasiliana è un esempio vivo di fusione costante: dovrebbe essere la maggior lezione della musica brasiliana ai musicisti italiani».

Ricordi? Tanti, soprattutto quelli professionali che Edu ha accumulato nel nostro paese. «Come quella volta - racconta - che suonavo in una band in televisione accompagnando James Brown in persona. Un carisma e una potenza mai sentiti prima. Poi il periodo di registrazione del mio citato cd, che è possibile trovare su iTunes, e i concerti con la mia formazione di quel periodo, l'Edu hebling Xtet. Tantissime emozioni, grandi musicisti. Al pari del periodo con i Dma, un gruppo acid-jazz con cui si facevano dei gran viaggi per il mondo. Ma anche tanti concerti memorabili con personaggi incredibili, anche se farne un elenco ora sarebbe troppo lungo». Non rimane che fargli la rituale domanda sui programmi futuri, alla quale risponde con teutonica convinzione, seppure temperata da un sorriso italobrasiliano: «Studiare, studiare e studiare».

 

 

 

 Scheda informativa


Nome
: Edu Hebling
Città di nascita: Rio Claro, nello stato di São Paulo, Brasile
Data di nascita: 3 novembre 1967
Residenza: Venezia
Strumento: Contrabbasso, basso elettrico
Gruppo:
Edu hebling Xtet
Casa Discografica: Anelli Records su iTunes
Recapito: info@eduhebling.com

 

 

 

10.6.2009