“Mário Falcão” – indipendente - 2004 - ***
ositivo debutto, ormai risalente a cinque anni or sono, per l'esperto chitarrista, cantante e compositore gaúcho, rimasto sempre distante dalla luce dei riflettori ma profondamente radicato all'interno della scena musicale brasiliana, in particolare del sud. Sono dodici temi piacevolmente fruibili e dalle melodie non ovvie, impreziositi da testi intelligenti, a volte caratterizzati da botta e risposta, giochi di parole e funambolismi linguistici. Parentesi compassate, momenti più ariosi, qualche breve divagazione rock e un tocco di orecchiabile swing generano una proposta d'autore apprezzabile nella sua interezza, in mancanza del brano in grado di dare la scossa o suscitare brividi. Gli arrangiamenti sobri, il canto piano, neutro e un po' desafinado di Falcão paiono voler indirizzare la riflessione sull'umoralità del repertorio più che sulla ricercatezza della sua messa in opera. Bella, fumosa e ovattata è la riflessiva ballata jazz "Deixa assim". Evoca il calar del sole l'aerea e dinamica "Clipe normal". Interessante, in "Dados", il contrasto tra ossessive domande che disegnano un'identikit dell'essere umano e armoniosi accordi, sottolineati dall'acusticità del violino. Singolare il crescendo vocale che alza il brano di un'ottava. "Calma" mantiene ciò che promette il titolo più nel verbo che nei ritmi, ordinatamente incalzanti. "Curiosidades", brano in cui Falcão conduce indagini storico-geografiche, ecologiche e filosofiche a livello planetario, appoggiandosi a un regolare battito jazz fusion, è il passaggio dell'album che preferiamo, al pari del samba-blues "Olha". Il pop c'è ma non si sente, in un album dignitoso, seppur privo di perle particolarmente luccicanti.