Moro na Itįlia: Gilson Silveira

Un mondo infinito e affascinante quello delle percussioni, fatto di ritmo, energia, intensitą. Un mondo da scoprire e conoscere che ci ha portato a fare visita al musicista mineiro che vive in Italia.

Tamborin, ganza, repinique, pandeiro, agogô, reco-reco, cuica, congas, timbas... sono solo alcuni della moltitudine di strumenti a percussione utilizzati nella musica brasiliana. Un mondo infinito e affascinante, fatto di ritmo, energia, intensità. Un mondo tutto da scoprire e da conoscere, e che ha portato questo mese "Moro na Itália" a fare visita a Gilson Silveira.

Gilson Silveira in un disegno di Biagio Di Carlo

Gilson Silveira in un disegno di Biagio Di Carlo



Mineiro di Ipoema, italiano di adozione da oltre 20 anni, Gilson è un percussionista tra i più noti e apprezzati in Italia oltre che co-fondatore dello storico gruppo Mitoka Samba, la prima scuola di Samba del nostro paese.

Baião, forró, ijexa, samba, congado, maracatu, toque di capoeira... la musica di Gilson attraversa tutte le tradizioni percussive brasiliane e per ammissione dello stesso percussionista nasce sotto l'influenza e l'ispirazione di artisti come Airto Moreira, Djalma Correia, Nana Vasconcelos, Papete, Mongo Santamaria, Tata Guines, Alfonso Maluf.

Ritmo e percussioni, Gilson le ha nel sangue: «Quando ero piccolo - racconta - per gioco suonavo quel che mi capitava tra le mani: anche un barattolo poteva andar bene come batteria di samba e di congado». Autodidatta, ha "imparato il mestiere" «nella strada, nelle roda de samba e gruppi di congado».

L'infanzia di Gilson, nel paesino dell'interior del Minas Gerais, è scandida dai ritmi delle feste tradizionali: «La luce a Ipoema arrivò quando avevo sette anni e la radio, che ascoltavamo per pochi minuti al giorno, era sempre accesa per ascoltare Luiz Gonzaga, Jackson do Pandeiro o comunque il samba e lo choro», ricorda.

Per molto tempo, tutto il periodo delle scuole, la musica rimane un'attività amatoriale: a Ipoema Gilson è voce e pandeiro del coro del ginnasio; poi a Belo Horizonte, nel college e nell'associazione studentesca Gremio Estudentil, inizia anche la partecipazione ai primi festival, oltre che a maturare una conoscenza meno folclorica e più consapevole della Mpb.

Il percussionista ritratto da M. Rubino

Il percussionista ritratto da M. Rubino

Il salto al professionismo è - per certi versi - repentino ma del tutto naturale. «Già alla fine delle scuole superiori studiavo di mattina, lavoravo di pomeriggio e suonavo almeno tre o quattro sere per settimana, e nel momento di iscrivermi alla facoltà di Architettura,  mentre ero in attesa, nel bel mezzo di una fila infinta, pensando e ripensando, dato che la fila non scorreva, decisi di mollare tutto, anche il lavoro, e di dedicarmi soltanto alla musica», confessa.

Inizia così un periodo che Gilson trascorre tra un corso di percussioni e teoria presso la Scuola di musica di Minas (di proprietà di Milton Nascimento) con il maestro Paulo Sergio Santos (Uakti), e numerose esibizioni con gruppi e musicisti di Belo Horizonte delle più diverse formazioni e svariate tendenze, come i Pontaleti, i Jacarè tane, Maurizio Tizumba, Marcos Buzana e tanti altri.

Nella vita del percussionista l'Italia entra a metà degli Anni 80: «Nel 1984 Marta Helename, una musicista di Belo Horizonte, mi invitò a suonare con lei in un tour italiano, e così l'anno dopo mi trovai a Milano... per rimanervi otto anni, prima di trasferirmi a Torino, dove vivo attualmente».

Come per molti artisti di cui questa rubrica si è occupata, anche per Gilson l'Italia favorisce una serie di incontri e progetti musicali, che hanno contribuito a costruire la sua carriera. Soltanto per ricordarne alcuni, in questi anni ha suonato con  i Tomato, i  Sambaia, Celso Machado, Franco Brambati, i Chande, Brasiliance Trio, Marcella Bella, Franco Mussida (Pfm), Tullio De Piscopo, Rosa Emilia, Giobbe Covatta, Flavio Boltro, Sergio Caputo, José Feliciano, Baticumbando, Marcio Rangel, Alessandra Belloni.

«Sono moltissimi gli episodi emozionanti che mi legano a queste persone, ma se dovessi ricordarne uno in particolare direi di quando nel 1998 accompagnai José Feliciano, un mito della mia adolescenza, durante la serata di chiusura del Festival di San Remo. Josè ha una grande passione per il Brasile e conosce molti chorinho, così tra una prova e l'altra o prima di salire sul palco, ne eseguivamo qualcuno nel camerino».

Un'altra immagine di Gilson Silveira

Un'altra immagine di Gilson Silveira

In Italia e specialmente a Milano, molti conoscono Gilson per la sua partecipazione al Mitoka Samba (contrazione che sta per «Milano toca Samba»), un progetto creato nel 1992 insieme ad altri amici, Kal dos Santos e Heraldo da Silva. «Inizialmente era un pretesto per incontrarci e divertirci con qualche alunno e con un po' di amici, facendo batucada, poi la cosa è iniziata a crescere. I primi incontri erano al Pata Mata, poi ci siamo trasferiti all'Atm e infine abbiamo affittato un enorme spazio in via Forcella (dietro porta Genova) che ha ospitato la sede ufficiale fino a due anni fa. Il Mitoka non è solo una bateria di samba, ma soprattutto un'associazione che ha promosso e continua a promuovere eventi culturali a Milano. A Torino ora Gilson è da due anni direttore del Comuncato Samba, un gruppo che oggi conta già 30 persone.

Il Mitoka come la Cumuncato rappresentano per il percussionista la possibilità di «fare musica come la si fa in Brasile, con maggiore libertà di espressione e possibilità di sperimentare rispetto all'Italia, dove produttori e arrangiatori (specie di musica leggera) preferiscono adeguarsi al gusto medio del mercato internazionale. «Hanno paura di sperimentare - sintetizza Gilsom -, sono davvero pochi quelli che fanno qualcosa di nuovo. E questa è una constatazione basata sui fatti, non una semplice opinione».

Ciononostante il musicista non nega di avere profondo affetto e grande gratitudine per l'Italia, dove ormai ha trascorso più della metà della sua vita, diventando un «artista molto più maturo e con molta più voglia di imparare cose nuove». In questi anni, racconta, «sento davvero di essermi arricchito sia umanamente che culturalmente grazie alla possibilità di conoscere varie culture, sia europee che non, e di lavorare venendo in contatto con musicisti di varie parti del mondo, cose che oggi fanno di me un musicista globalizzato». Certo, del Brasile, neanche a dirlo, gli mancano gli amici e il clima, e dell'Italia quando è lontano «il buon vino e le meravigliose città che questo paese possiede».

Lo lasciamo chiedendogli dei programmi per l'immediato futuro. «Sono molte le cose che bollono in pentola - risponde -, ma posso dire solo quelle già confermate: in questo momento la maggior parte del tempo e delle energie sono per il Trio Jogral con Roberto Taufic e Simon Papa. Insieme a loro e al bandolinista di São Paulo Marcos Ruviaro stiamo creando un repertorio ricco di choro. Poi ci sono le esibizioni con il mio gruppo Mala e Cuia con cui ho già inciso due dischi, il progetto "Comunicato Samba" e un dvd che non ha ancora un titolo definitivo e che conterrà registrazioni dal vivo di concerti fatti a Perugia, Laigueglia e Genova con alcune sezioni didattiche, e il cui lancio è previsto per il prossimo mese di giugno».

 

 

Scheda


Nome:  Gilson Silveira
Città di nascita: Ipoema
Data di nascita:  24-06-1962
Residenza:  Torino
Strumento:  percussioni
Gruppo: Trio Jogral, Mala e Cuia, Comunicato Samba
Casa Discografica: Sonhos e Sons
Recapiti: info@gilsonsilveira.com  www.gilsonsilveira.com

 

 

10.10.2008