Sylvia Patrícia

“No rádio da minha cabeça” – Lua Music – 2008 - ****

La definizione "pop d'autore", spesso abusata, calza perfettamente alla proposta di questa compositrice, cantante e chitarrista baiana che divide la sua esistenza tra Salvador, Rio e São Paulo. Giunta al quinto lavoro, dopo inizi rockettari ed esperienze neo-tropicaliste, Sylvia Patrícia addolcisce i toni. A tratti disarmante quanto un'Adriana, altre volte ruvida come una Cassia, oggi riunisce in sé, in misura equilibrata, caratteristiche autorali che creano un suono fruibile ed eclettico. E sarebbe maschilisticamente preconcettuoso volerle trovare solo riferimenti femminili. I tredici brani qui inclusi sono tutti suoi, scritti da sola o in parceria, e abbracciano un ampio spettro di stili. Il lavoro pare riprendere in qualche modo il concetto di "I'm my own walkman" di Bobby McFerrin, cioè «ascolto ed elaboro, poi la musica me la faccio da me». Patrícia si apre al samba, delicato in "Lágrimas e vodka", elettronico in "Ednalva". "Minha casa é você" è una languida bossa, così come romantica è "Não suma". Con "Disfarço e finjo que não sei", groove funky impreziosito da sintetizzatori fusion, entriamo nella parte migliore del disco. L'apice lo si raggiunge con "Questão de pele", orecchiabile (ma non banale) traccia carica di swing e soprattutto con "Amor é". L'artista qui ritorna nel familiare habitat rock, indovinando un testo insieme estatico ed esplicito. Parole profonde anche quelle di "A versão e os fatos", che copre la distanza tra Nashville e il sertão. Più delle divagazioni latineggianti di "Un beso", pur non disprezzabili, piace la melodiosa "O que é ser feliz". Suonano credibili persino la zuccherosa "Quem me dera" e il remix in stile lounge di "Não quero saber seu nome", traccia di qualche anno fa. Album privo di cadute di stile, senza momenti accentratori o episodi banali. Completo, maturo, sui cui investire.