Lula, dieci in diplomazia

Grazie al suo presidente il Brasile ha saputo affermarsi come una nuova potenza mondiale, lasciandosi alle spalle il ruolo di semplice forza regionale. Non a caso Lula vola nei sondaggi.

Il Brasile del presidente Luiz Inácio Lula da Silva non si é limitato a rafforzare e stabilizzare il proprio sistema economico, alla prova dei fatti immune alla grave crisi del credito che da mesi sta scuotendo le borse mondiali. Non é soltanto riuscito a imporsi come uno dei protagonisti del commercio internazionale, grazie alla straordinaria disponibilitá di risorse energetiche e naturali. Il Paese sudamericano ha sopra tutto saputo affermarsi come una nuova potenza geopolitica mondiale, lasciandosi definitivamente alle spalle il ruolo di semplice potenza regionale: a dimostrarlo, non solo e non tanto il crescente peso politico all'interno delle istituzioni internazionali, dalle Nazioni unite, all'Organizzazione mondiale del commercio (Omc).

Il presidente del Brasile, Inácio

Il presidente del Brasile, Inácio "Lula" da Silva

La sua ascesa é infatti conseguenza sia di una eccezionale capacitá nel gestire le frequenti crisi regionali - sapendosi porre come credibile interlocutore tra i contendenti - sia dei numerosi successi nel fare da traino al processo di integrazione sudamericano. Questa leadership ha posto spesso i sudamericani in contrasto - ma mai in rotta di collisione - con gli Stati Uniti, nei cui confronti si esige il rispetto della propria ed altrui sovranitá, ricercandosi al contempo punti di contatto in vista di vantaggiose strategie commerciali.

A confermare il Brasile come nuovo protagonista della politica mondiale, la straordinaria approssimazione con Buenos Aires, e la posizione di fermezza ed equilibrio nell'ardua missione di risolvere la crisi boliviana. Merito esclusivo del presidente Lula? Ovviamente no, poiché risultati di questo tipo sarebbero irraggiungibili senza l'ottimo lavoro d'una una classe dirigente lungimirante, che si é coalizzata intorno alla figura dell'ex metalmeccanico.

In ogni caso i media attribuiscono a Lula un indice di gradimento da record, e i candidati alle elezioni comunali fanno a gara per evidenziare la propria alleanza - spesso solo di facciata - col presidente-operaio. Dopo sei anni di presidenza Lula è infatti più popolare che mai: il presidente più gradito che il Brasile abbia mai avuto. Stando a un sondaggio della Folha di São Paulo pubblicato in settembre, il 64 per cento della popolazione brasiliana ritiene «buono» oppure «ottimo» il suo operato alla guida del Paese. Del resto da tempo circolano rumors su una modifica costituzionale che gli consentirebbe di presentarsi per il terzo mandato consecutivo: l'ipotesi é senz'altro remota, e potrebbe essere l'ultima carta da giocare nel caso nessuna candidatura lulista riuscisse a sfondare nell'elettorato. Colpisce tuttavia come queste voci non vengano piú contrastate dalle opposizioni con la veemenza di alcuni mesi fa.

 

Brasile ed Argentina, parte l'alleanza strategica

Il riavvicinamento politico, economico e diplomatico con gli ostici «cugini» argentini é molto recente, ma negli ultimi mesi sono stati aperti innumerevoli e cruciali fronti di collaborazione, con un ritmo certamente impensabile solo pochi anni fa. Punto di svolta, la crisi energetica argentina dello scorso luglio. Il Governo di Cristina Kirchner prende atto che l'onda lunga della ripresa economica si é interrotta, e con essa il forte appoggio popolare che ne aveva consentito la successione al marito: l'alleanza coi vicini verdeoro é dunque una scelta obbligata, ma si rivelerá straordinariamente feconda per entrambi i Paesi.

Lula con la presidente dell'Argentina, Cristina Kirchner

Lula con la presidente dell'Argentina, Cristina Kirchner

A luglio, nella cittadina di San Miguel de Tucumán, Lula cosí risponde, tempestivo quanto generoso, alla richiesta di aiuto argentina: «Noi certamente non lasceremo che il popolo argentino soffra il freddo per mancanza di energia. Non abbiamo gas da mandare in Argentina», ha proseguito il presidente, «perché siamo anche noi importatori di gas dalla Bolivia, ma potremo esportare l'energia elettrica che abbiamo, e grazie a Dio i laghi brasiliani sono pieni; abbiamo le linee di trasmissione e potremo aiutare i paesi amici».

Qualche settimana dopo si tengono a Ginevra i negoziati di Doha, in seno all'Omc, e a prescindere dall'infausto esito finale, le delegazioni di Brasília e Buenos Aires non fanno certo mostra di quello spirito di collaborazione, cui i due Governi avevano in precedenza fatto appello. (La Casa rosada ha mantenuto una posizione di maggiore intransigenza, continuando a rifiutare quella proposta di apertura dei mercati che i brasiliani avevano infine accettato, ndr).

Ma gli attriti sono ben presto superati, e la visita ufficiale di Lula agli inizi di agosto sará l'occasione per il maggior incontro di sempre tra imprenditori brasiliani e argentini. Il presidente, nel corso di un intervento pubblico, si é detto dispiaciuto per «il tempo perduto nella costruzione di una forte alleanza strategica tra Argentina e Brasile», aggiungendo che per troppi anni i due Paesi hanno guardato individualmente verso l'Europa e gli Stati Uniti: «É l'ora di avanzare insieme. Insieme possiamo fare la differenza nei negoziati internazionali. Insieme saremo sovrani. Uniamo le nostre forze per garantire la nostra integrazione sovrana nell'economia mondiale».

Durante lo stesso evento, Kirchner ha elogiato il potenziale industriale brasiliano, criticando al contempo - in modo impietoso - la logica di sviluppo del proprio Paese: «L'Argentina non ha avuto la fortuna del Brasile. In Brasile hanno capito l'importanza di un modello di continuitá, di accumulazione produttiva. In Argentina, ove si sono succeduti vari sconquassi politici, hanno creduto che il nostro Paese potesse limitarsi a fornire servizi. Ma questo sistema é scoppiato», ha chiosato Kirchner, «e ha finito per danneggiare le nostre stesse istituzioni».

Come accennato, sono molti i progetti di cooperazione che le due Nazioni hanno nel frattempo avviato: in campo energetico, finanziario, industriale, militare, farmaceutico. A sollevare l'interesse dei media é stata essenzialmente l'intesa nel settore nucleare, che prevede sia la creazione di una impresa congiunta che si occuperá dell'arricchimento dell'uranio, sia l'istituzione di un gruppo di esperti dei due Paesi, con l'obiettivo di sviluppare un reattore atomico.

É stata poi inaugurata, poche settimane fa - presso il porto di Suape in Pernambuco - una centrale di energia eolica, costruita con capitali argentini. Per rimanere in campo energetico, ha colpito gli osservatori l'intervento di Lula, dedicato a una futura collaborazione in campo petrolifero: «L'Argentina puó e deve partecipare alla costruzione di una grande infrastruttura, necessaria all'estrazione del petrolio brasiliano», dal grande giacimento recentemente scoperto.

Ha poi aggiunto che sará accelerata la costruzione della centrale elettrica di Garabi, che dovrá fornire energia ad entrambi gli Stati. Nuovi accordi sono stati conclusi in occasione della prima visita ufficiale della Kirchner, invitata da Lula anche ad assistere alla sfilata del 7 settembre, celebrativa dell'Indipendenza del Brasile. E la sua presenza, per oltre due ore, a un evento che rigurgita di patriottismo verdeoro, ha suggellato nel modo piú evidente questa nuova alleanza strategica tra i due grandi Paesi sudamericani.

Lula con il presidente della Bolivia, Evo Morales

Lula con il presidente della Bolivia, Evo Morales

Nella giornata successiva ai festeggiamenti, i due capi di Stato hanno firmato una convenzione tra il Banco nazionale di sviluppo economico e sociale, e l'omologo argentino, cioé il Banco di integrazione e commercio estero. Obiettivi dell'accordo, il finanziamento delle infrastrutture regionali che favoriscano i reciproci scambi commerciali, e la modernizzazione dei rispettivi sistemi industriali. Nulla tuttavia ha stimolato l'interesse degli analisti come l'ambizioso patto che mira a sostituire il dollaro - per ora con le rispettive valute nazionali - nell'interscambio tra i due Paesi: la normativa non istituisce ancora la tanto agognata moneta unica del Mercosul, ma senz'altro rappresenta un passo importante in questa direzione.

Il ministro dell'Economia Guido Mantega ha affermato che l'accordo, in vigore dal 6 ottobre, «valorizzerá le monete locali, perché se sino ad ora avevamo una moneta intermediaria, adesso non ne abbiamo piú bisogno. Tutto ció», ha continuato il ministro, «a lungo termine va nella direzione di una moneta unica, che a mio parere il Mercosul dovrebbe avere. Questo é il primo passo». Il rapporto privilegiato tra i due Stati si va rapidamente consolidando - l'Argentina é giá il terzo partner commerciale del Brasile, preceduta solo da Stati Uniti e Cina -, come dimostra l'intensificazione dei rapporti sul piano industriale.

Nel corso della visita di Kirchner, Lula ha dichiarato l'interesse del proprio Governo ad aprire uno stabilimento di Embraer in Argentina, come auspicato da tempo da Buenos Aires. «La questione», ha riferito questi alla stampa, «é che Embraer, sebbene sia un'impresa privata, ha un rapporto molto produttivo col governo brasiliano. E noi abbiamo interesse a che Embraer installi una propria fabbrica in Argentina, per produrre pezzi di ricambio». (L'Esecutivo conserva ampi poteri sull'azienda aeronautica: quando questa fu privatizzata, si riservó una golden share, che gli attribuisce potere di veto nelle votazioni su questioni strategiche, ndr). In particolare Embraer dovrebbe ristrutturare l'Área material Córdoba - azienda che produce armamenti - e coinvolgerla in un rapporto di collaborazione che la trasformi in fornitrice di ricambi aeronautici. In campo militare, i due Paesi hanno deciso la produzione congiunta, a partire dall'anno venturo, di un innovativo veicolo militare, giá battezzato col nome di Gaúcho.

Infine l'inedita alleanza ha giocato un ruolo da protagonista - e non poteva essere altrimenti - nella recente crisi boliviana: é stato dichiarato un «forte appoggio congiunto» al presidente Evo Morales, in seguito alle violente proteste contro il suo Governo.

 

Lula, arbitro della crisi boliviana

Il Brasile di Lula, ha titolato poche settimane fa il quotidiano madrileno "El País", «prende in mano le redini della crisi boliviana». Nessun titolo poteva essere piú azzeccato per descrivere l'atteggiamento del gigante sudamericano, innanzi al conflitto politico e sociale scatenato dagli oppositori di Morales. Il leader brasiliano ha infatti condizionato la propria partecipazione al vertice straordinario dell'Unasul (Unione delle nazioni sudamericane) - tenutosi lo scorso mese a Santiago del Cile - a tutta una serie di condizioni, tempestivamente soddisfatte dai protagonisti della vicenda.

Ció non soltanto ha dimostrato quanto sia importante - se non imprescindibile - la mediazione brasiliana, ma ha anche rappresentato un chiaro messaggio, rivolto sia agli Stati Uniti, che al Venezuela: la soluzione alla crisi che il Brasile pretende, richiede sia il consolidamento del processo democratico, sia il rispetto della Costituzione. Attraverso il vertice dei Paesi sudamericani, il Brasile ha ottenuto una tregua tra Morales e i suoi oppositori, nonché l'accettazione espressa, da parte di La Paz, del proprio ruolo come mediatore.

Lula con il presidente del Venezuela, Hugo Chávez

Lula con il presidente del Venezuela, Hugo Chávez

Inevitabilmente la riunione ha di nuovo evidenziato la grande distanza tra la posizione di Lula e quella del venezuelano Hugo Chávez. Questi, come ampiamente previsto, si é trasformato in un attore del conflitto: si é presentato all'incontro di Santiago con un intervento dagli accesi toni antimperialisti, ha espulso, in segno di solidarietá con la stessa decisione di Morales, l'ambasciatore statunitense a Caracas, ha minacciato l'intervento militare in Bolivia.

La posizione di Brasília, contraria a ogni ingerenza esterna nel conflitto, ma anche agli insulti gratuiti diretti a Washington, pare dunque l'unica in grado di mediare e di guadagnarsi il rispetto delle parti in causa. D'altra parte, sin dall'inizio della crisi, l'amministrazione verdeoro ha dichiarato che non avrebbe riconosciuto un eventuale governo golpista, né tollerato nessun tipo di rottura istituzionale.

Tesi ribadita, al vertice Unasul, da Lula stesso, convinto che deve essere contrastato «qualsiasi tentativo di colpo di stato e di rottura dell'ordine costituzionale» in quel Paese. «La Bolivia é un Paese povero», ha aggiunto il presidente, «che ha bisogno di tranquillitá per democratizzarsi». E il suo omologo boliviano ha approfittato dell'attivismo dei potenti vicini per ottenerne l'aiuto. In particolare ha chiesto se Brasília potesse fornire dei camion adibiti al trasporto truppe, esprimendo al contempo la necessitá di un rafforzamento dei controlli alla frontiera comune, se possibile attraverso un pattugliamento congiunto.

Secondo La Paz, infatti, l'opposizione avrebbe contrattato alcuni sicari brasiliani e peruviani, per colpire i simpatizzanti del governo centrale. Lula ha quindi dichiarato che sarebbe venuto incontro alle richieste di Morales, aggiungendo peró che il Brasile non adotterá alcun tipo di misura che possa infrangere la sovranitá del Paese vicino: «Ció che il Brasile sta facendo», ha proseguito, «é quello che fanno anche gli altri Paesi sudamericani, cioé é solidale per il rafforzamento della democrazia in Bolivia, e per il ristabilimento della pace; ció affinché in seguito si possa cominciare a negoziare con tutti i settori, in condizioni di normalitá».

E per dimostare che non avrebbe interferito nel conflitto interno del Paese andino, ha orientato la propria diplomazia a negare l'asilo politico al governatore di Pando, Leopoldo Fernández, accusato di aver fomentato i disordini delle scorse settimane, conclusisi con diciotto morti. Una richiesta in tal senso era infatti stata inoltrata dai familiari al viceconsolato brasiliano di Cobija, sul presupposto che il mandato di cattura fosse illegale, e non rispettasse l'immunitá di cui godono i governatori boliviani.

La vicenda si é conclusa con l'arresto dell'oppositore, anche se non sono mancate le critiche a Lula per la presunta disparitá di trattamento rispetto al caso di Oliveiro Medina: l'«ambasciatore» delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) in Brasile - al secolo Francisco Antonio Cadena Collazos - é infatti riuscito ad ottenere lo status di rifugiato politico. Il leader verdeoro, commentando la decisione di Morales di espellere l'ambasciatore Philip Goldberg per il suo appoggio all'opposizione, ha puntato il dito contro l'interferenza Usa in America latina: «Se fosse vero che l'ambasciatore degli Stati Uniti si riuniva con l'opposizione a Evo Morales, questi ha fatto bene a cacciarlo via. Il ruolo di un ambasciatore non é quello di far politica nel Paese. E del resto», ha concluso, «non é di oggi, ed é famosa, l'interferenza delle ambasciate statunitensi, in vari momenti della storia del continente americano».

 

 Lula contro l'alleanza russo-venezuelana

Il ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, con il suo omologo del Sudafrica, Dlamini Zuma

Il ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, con il suo omologo del Sudafrica, Dlamini Zuma

La crescente approssimazione militare e diplomatica tra Caracas e Mosca sta decisamente irritando il Governo verdeoro, soprattutto per via della grande esercitazione aeronavale che le forze armate dei due Paesi realizzeranno in novembre, nelle acque del Mar dei Caraibi. «Non reputiamo tutto ció positivo», ha esordito uno stretto collaboratore del capo di stato, che ha poi aggiunto: «E il presidente Lula non ne ha ancora parlato con Chávez solo perché non ne ha avuto l'opportunitá. Ma ne parlerá. Giá abbiamo i nostri problemi e le nostre questioni, non abbiamo bisogno di nessun ingrediente in piú per accrescere le tensioni nella regione».

Nella sostanza, secondo Brasília, il Venezuela starebbe importando in Sudamerica, senza che ve ne sia necessitá alcuna, la contesa diplomatica tra Stati Uniti e Russia, aggravatasi dopo il conflitto in Georgia. Luiz Alberto Moniz Bandeira, uno dei maggiori politologi e storici brasiliani, e alcuni decenni fa strenuo avversario della dittatura militare, commentando questi accadimenti ha definito «eccellente» la diplomazia brasiliana.

«Ripeto che é corretta la politica estera del Brasile», ha dichiarato alla stampa. «É un Paese che ha una eccellente dipolomazia, esperta e rispettata internazionalmente. Il ministro degli Esteri, Celso Amorim, sta espandendo le frontiere diplomatiche del Brasile, ed é molto rispettato in Europa, negli Stati Uniti, cosí come in altri Paesi». A suo parere, si tratta del miglior ministro che la nazione abbia avuto dall'epoca di Barão do Rio Branco, ed é anche grazie a questi se oggi il Brasile é frequentemente consultato nei negoziati internazionali, e se ha un effettivo peso politico mondiale.

Bandeira definisce quindi la politica la politica estera nazionale come «realista», aggiungendo che questa non «puó essere orientata su base ideologica, di sinistra o di destra». E come ha dimostrato la recente visita a Brasília del presidente paraguayano, Fernando Lugo, il gigante verdoro é capace anche di venire incontro alle istanze dei propri alleati minori. In particolare, Lula ha ammesso che l'accordo sullo sfruttamento della centrale idroelettrica di Itaipu non é favorevole al Paese limitrofo, e puó essere rivisto.

 

10.10.2008