Città pietrificate

Formazioni di arenaria erose dal tempo, forme singolari e figure dai nomi caratteristici. Visita al Parco nazionale di Sete cidades, che nel Piauí è uno dei luoghi più interessanti da visitare.

Ancora una volta con "Viaggiando per il Brasile" desideriamo farvi scoprire una località di grande interesse naturalistico e di ineguagliabile bellezza, luogo di grande impatto emotivo, di quelli che lasciano il segno, come Sete Cidades.

Localizzazione topografica del Parque nacional de Sete cidades

Localizzazione topografica del Parque nacional de Sete cidades

A parlarcene per la prima volta fu Fernando di Araguaina, un amico di famiglia che lavora come autista di oníbus, il quale ci raccontava che era stato inviato dalla sua compagnia di viaggio a prestare servizio per qualche mese su delle tratte rodoviarie nel Piauí, dove tra una sosta e l'altra aveva avuto modo di visitare un luogo incantevole come Sete Cidades, un insieme di incredibili formazioni rocciose dalle forme fantastiche. Località distante dal turismo di massa ma, nello stesso tempo, rinomata a livello internazionale per la sua condizione di vero laboratorio di ricerca a cielo aperto.

Siamo nella Regione del Nordest e il Piauí è lo Stato litoraneo con la minore estensione di costa di tutto il Brasile, appena 66 chilometri, ma al suo interno, distanti dal mare, riserva interessanti luoghi naturalistici degni di essere visitati. Uno di questi è il Parque Nacional de Sete Cidades - a circa 180 chilometri dalla capitale Teresina e circa 200 da Fortaleza -, un insieme di formazioni rocciose di circa 190 milioni di anni, ricche di incisioni e disegni preistorici.

Qui sopra e di seguito, alcune formazioni rocciose che caratterizzano la zona

Qui sopra e di seguito, alcune formazioni rocciose che caratterizzano la zona

Sete Cidades deve appunto il suo nome a sette differenti raggruppamenti di rocce, disgiunti fra di loro e quasi a formare piccole «città pietrificate». Queste formazioni di arenaria sono state erose dal tempo ed hanno acquisito forme singolari, figure dai nomi caratteristici quali Cabeça do Indio o di Dom Pedro I, Arco do Trionfo, Pedra da Biblioteca, Pedra do Jacaré o della Tartaruga, Mapa do Brasil e così via.

Ognuno dei siti ha nelle sue rocce erose e nelle grotte la sua peculiarità, e la cosa che le unisce sono proprio le numerose pitture rupestri, di colore rosso - rinomate internazionalmente - che da studi scientifici approfonditi sembra risalgano a circa 6mila anni addietro. I disegni richiamano per lo più scene di caccia, riti religiosi, disegni geometrici e in particolare anche alcune mani a sei dita.

Un'altra peculiarità di questa zona è che le rocce si trovano in un ambiente naturale davvero unico, in una fascia di transizione tra due diversi ecosistemi, l'incontro tra la vegetazione del sertão, la caátinga, e quella bassa e rada del cerrado amazzonico. E qui, tra il paesaggio di roccia, ecco incontrare sorgive di acqua che creano cascate e piscine naturali di cui la più famosa è la Fonte dos Milagres, così chiamata perché anche negli anni di maggior secca ha continuato a emettere acqua dalla sua vena.

 

L'affascinante armonia data dalle figure delle rocce insieme alle pitture, ha stimolato l'immaginario popolare di scrittori e studiosi stranieri che da sempre hanno fantasticato numerose teorie sulle origini di questi luoghi e su chi li frequentasse, contribuendo così ad aumentarne il mistero che li avvolge.

Secondo Erich Von Däniken, autore del libro "Eram os deus astronautas?", questi luoghi sono stati realizzati da forze non naturali, da una sorta di architetto intergalattico: lo dimostrerebbero le differenti erosioni che si incontrano su ciascun gruppo di rocce e i disegni lasciati sui luoghi, tra cui lo scrittore individuò anche la struttura elicoidale del Dna. Secondo il ricercatore francese Jacques de Mahieu, che visitò i siti nel 1974, le pitture potrebbero essere state realizzate dai vichinghi, deducendolo dalla somiglianza delle iscrizioni con la scrittura runica (il più antico alfabeto germanico, ndr).

Lo storico austríaco Ludwig Schwennhagen ipotizza invece che i primi abitanti del luogo fossero i Fenici, che qui giunsero alla ricerca di nuove rotte commerciali utilizzando l'area per le loro cerimonie religiose. Ma stando una seconda ipotesi avanzata dallo stesso Schwennhagen, le razze indigene Tupi, Tupinambás e Tabajaras, sarebbero giunte da un paese che non esiste più ed evoca il continente scomparso di Atlantide.

 

Si pensi che quest'ultima fantasiosa teoria è rafforzata dall'italiano Gabriele D'Annunzio che, durante un suo viaggio in Perù, ebbe modo di vedere un antico disegno del continente americano su cui erano segnate rotte oceaniche che legavano la mitica Atlantide al delta del fiume Parnaiba, nel Piauí.

Comunque, visitando con una buona guida i siti, si potranno apprezzare anche numerose storie popolari legate alle singole città e alle diverse formazioni rocciose, Certo anche queste storie tramandate nel tempo sono fantastiche e piacevoli da ascoltare, ma confessiamo che quando ci siamo trovati a visitare Sete Cidades, tra il contatto tra la natura circostante e la scoperta di queste affascinanti sculture del tempo, abbiamo avvertito un alone di mistero che circonda questi luoghi, ed è questa particolare sensazione emotiva a influire sull'esperienza di questa escursione.

Il parco, creato nel 1961, è sotto la tutela dell'Ibama e si trova a circa 26 chilometri dai municipi di Piracuruca e di Piripiri, ben collegati tramite servizio onibus con Teresina, Parnaiba, Fortaleza e raggiungerli è abbastanza semplice. Dalla Praça da Bandeira, nel centro di Piripiri, ogni mattina alle 7 parte un pulmino dell'Ibama che porta i turisti all'ingresso del Parco. Da qui mediante guide autorizzate è possibile effettuare la visita dei siti, distribuiti su un percorso di sentieri di circa 12 chilometri, che si può fare a piedi oppure in bicicletta, anche se sulle strade del parco è possibile utilizzare l'auto. Il tragitto è fattibile in un solo giorno, ma per poterlo apprezzare appieno è consigliabile suddividere la visita in due giorni. E se non si è preso alloggio a Piripiri si può trascorrere la notte in un modesto hotel, con ristorante ed area camping, localizzato all'interno del parco.

 

Il percorso inizia con la Primiera Cidade, dove si trova l'incantevole piscina dei miracoli (Fonte dos Miracles) formata da due cascate, di circa 16 metri la prima e di 7 la seconda; la Pedra dos Canhões che ha l'apparenza di alberi pietrificati; la Pedra da Gia, che ricorda una rana con la bocca aperta; il Salão do Pajé, una grotta aperta ricca di iscrizioni preistoriche tra cui al centro, in alto, un dragone cinese. Altri "monumenti" che completano il primo sito sono la Máquinas de Costura, la Pedra da Cobra, il Banco da Praça, la Pedra da Ema, la Serra Negra, il Painéis de Inscrições e l'Arca de Noé.

Nella Segunda Cidade si trova una delle attrazioni più fotografate del parco: l'Arco do Trionfo, così chiamato perché ricorda gli storici archi realizzati dall'Impero Romano; poi c'è la Pedra do Americano che deve il suo nome al fatto che nel 1951 un gruppo di nordamericani avevano trafugato alcune parti di roccia recanti incisioni preistoriche. A seguito di ciò, dieci anni dopo, il territorio fu tutelato con la creazione del Parco e da allora è assolutamente vietato prelevare anche un singolo sassolino. Qui, nel secondo sito, si trova il punto più alto del parco, dove a circa 80 metri di altura è possibile godere di una vista panoramica della zona e apprezzare i blocchi rocciosi maggiori di ogni sito, come la Pedra da Biblioteca che ricorda un luogo di lettura con nella parete libri ben ordinati ma pietrificati; il Pé do Gigante, dalla forma di un impronta di piede ben marcata nella roccia; la Pedra do Falo dalla evidente forma di organo sessuale maschile; e ancora il Morro das Oliveiras, la Pedra do Castelo, la Igreja Velha, il Soldado Velho ed il Teatro de Arena.

 

La Cabeça de Dom Pedro I è un'altra delle rocce più fotografate per l'impressionante somiglianza con il profilo dell'Imperatore del Brasile, e si trova nella Terceria Cidade insieme ai Três Reis Magos, una roccia che ricorda davvero i biblici Re Magi; la Pedra do Segreto, riproduzione dell'organo sessuale femminile; la Pedra do Beijo, due rocce accostate una all'altra, come a baciarsi; il Dedo de Deus, dalla forma di un dito indice puntato in alto, in direzione del cielo; la Cabeça do Preto Velho, anch'essa rivolta verso l'alto; invece la Cara do Diablo è un viso che guarda verso il basso; ed ancora la Pedra do Gorilla, do Pombo, de Nossa Senhora, la Cara do Palhaço dal sorriso ironico: il Cavalo Marinho, la Pedra da Pirâmide, la Pedra do Cachorro e do Gato, il Tótem do sol, la Pedra do Sacrificio, che si presume fosse utilizzata per i sacrifici ed i riti religiosi; il Passagem do Vento, un piccolo arco posto all'ingresso della Gruta do Estrangeiro, la più grande di tutto il parco; la Janela do Rei, un foro creatosi dall'erosione della roccia che, secondo il geologo Reinaldo Coutinho, veniva anticamente utilizzato, attraverso il passaggio dei raggi solari, per seguire le stagioni annuali; ed il Curral dos Indios, dalla forma circolare in cui si presume venissero tenuti gli animali.

La Quarta Cidade presenta diverse grotte tra cui si distingue la Gruta do Catirina, dove abitò José Catirina, il curandeiro (medico fattucchiere in portoghese, ndr) di Sete cidades; il sito, ricco di pitture preistoriche, presenta anche diverse formazioni rocciose tra cui la Cabeça de Águia, la Pedra dos Dois lagartos, la Pedra dos Dois Irmão, il Leão Deitado e la Mapa do Brasil e do Ceará, una curiosa erosione che ha forato la roccia e realizzando da un lato i contorni della mappa del Brasile e dall'altra quelli del Ceará; da vedere anche l'Archete, un piccolo passaggio nella roccia che porta ad un ambiente con ulteriori attrazioni.

 

Continuando il percorso si raggiunge la Quinta Cidade con la sua Pedra do Camelo, che avendo una sola gobba è un dromedario; la Furna do Indio con pitture di rituali di caccia; la Pedra do Rei, la figura di un Re con il manto e la corona; la Casa do Guarda dalla curiosa forma di un soldato, che dall'interno di una capanna, come a vigilare la città; e la Pedra das Inscrições con i suoi numerosi disegni primitivi. Nella Sexta Cidade si evidenziano la Pedra da Tartaruga, una incredibile formazione rocciosa gigante che ricorda il guscio di una tartaruga; la Pedra do Elefante, bellissima con la proboscide in risalto; la Pedra do Cachorro e do Jacaré.

L'ultima, la Sétima Cidade, è affascinante ancora di più poiché oltre ad essere quella con maggiori disegni e pitture preistoriche come nel Sítio de Pinturas e nella Gruta do Pajé, è anche una riserva ecologica per la preservazione della flora e della fauna, e per accedervi necessita un'apposita autorizzazione rilasciata dall'Ibama. Questo è il sito più interessante, proprio per l'ambiente naturale, originario e ben preservato. Visitandolo, tra la fauna e la vegetazione del parco con un po' di fortuna si potranno avvistare animali e uccelli tipici del luogo.

Il periodo migliore per visitare Sete Cidades va da gennaio a giugno, proprio durante la stagione delle piogge, quando la vegetazione è più rigogliosa anche se, essendo i luoghi un museo a cielo aperto - in caso di precipitazioni - si rischia di non poterli visitare al meglio. Per chi vuole evitare questo rischio si consiglia di recarsi qui a luglio o agosto, seguiti dai torridi settembre ed ottobre. Una delle guide del parco più richieste dai turisti in visita, consigliata anche da noi, si chiama Osiel Monteiro, conosciuto come «o curiólogo» (esperto di curiosità, ndr), nativo del luogo e figlio della prima guida ufficiale del parco.

Osiel è davvero fantastico perché il padre è riuscito a tramandargli il suo grande rapporto con la terra natia, con all'ambiente, con gli animali e con la vegetazione del luogo in un modo davvero toccante. E' un'enciclopedia vivente, ha da raccontare storie su ognuna delle città e sa far cogliere, con il suo particolare eloquio, ogni singolare aspetto delle figure di pietra e della fantasia che ruota intorno ad esse.

Da Fortalezza numerose agenzie propongono questa escursione che merita davvero di essere vissuta, pur richiedendo il sacrificio di un viaggio avventuroso come potrebbe essere quello a Jaricoacoara. Ma il sacrificio sarà ricompensato dalla bellezza dei luoghi di queste città pietrificate avvolte dal mistero.

 

 

Link

http://www.piaui.pi.gov.br/conhecaopiaui.php

http://www.unb.br/ig/sigep/sitio025/sitio025.htm

http://www.piracuruca.com/

http://www.piemtur.pi.gov.br/

 

10.10.2008