La capoeira unisce l'Europa

Promossa dalla Provincia di Reggio Emilia e alcuni comuni europei, a Scandiano si č svolta un'iniziativa che promuove in modo originale l'arte brasiliana e a cui ha partecipato il gruppo Oloxum.

Quest'anno alcuni ragazzi del gruppo Oloxum di Mestre Chiquinho hanno avuto la possibilità di fare conoscere e promuovere la capoeira in modo un po' differente dal consueto. Dal 1° al 18 agosto si è infatti svolto a Scandiano (Re) l'International youth camp (Iyc) "Touch of Europe". L'iniziativa fa parte di un programma di intercultura sostenuto dalla Provincia di Reggio Emilia in collaborazione con le amministrazioni delle città gemellate che aderiscono al progetto provenienti da: Spagna, Francia, Germania, Polonia, Svizzera, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Slovacchia e anche Italia.

Il gruppo di capoeiristi che ha partecipato all'International youth camp a Scandiano con Mestre Chiquinho

Il gruppo di capoeiristi che ha partecipato all'International youth camp a Scandiano con Mestre Chiquinho

Il primo campo risale al 1987, si è tenuto a Füllmenbacher Hof, Enzkreis, in Germania, e dal quel momento in poi ogni anno l'esperienza è stata ripetuta in un paese diverso. L'Iyc accoglie ragazzi e ragazze di età compresa tra i 17 ed i 23 anni residenti in uno dei comuni della città partecipanti che ne facciano richiesta e permette, a un costo contenuto, di fare un'esperienza costruttiva ed arricchente di vita comune, apprendimento e divertimento insieme a coetanei di altri paesi d'Europa.

La gestione dei campi è affidata all'amministrazione della Provincia in accordo con i teamer, spesso ex-partecipanti al campo passati all'organizzazione e che permettono all'iniziativa di progredire e crescere di anno in anno in base all'esperienza maturata.

Quest'anno il campo offriva ai partecipanti alloggio in camerate presso la scuola elementare del quartiere dei Cappuccini a Scandiano, vitto a cura di una professoressa dell'istituto alberghiero "Zanelli" di Reggio Emilia assieme ai suoi alunni, accesso libero alla piscina comunale e una serie di visite culturali programmate che prevedevano la visita di luoghi di interesse storico ed artistico della zona (trekking nelle terre matildiche con visita la castello di Canossa, visita alla città di Bologna e all'Osservatorio astronomico) e l'ingresso a diversi spettacoli teatrali, oltre a una lezione sulla commedia dell'arte tenuta dal regista Antonio Fava.

Ma la vera forza del Iyc sta nel come viene strutturata l'esperienza quotidiana: all'inizio i ragazzi scelgono a quale workshop partecipare per tutta la durata del campo con un ampio ventaglio di possibilità che vanno dalla pittura al laboratorio di video. Questi laboratori occupano quotidianamente la vita dei ragazzi - dalle tre alle sei ore al giorno - in vista dello spettacolo finale o della realizzazione di un'opera compiuta che racconti l'esperienza intrapresa ( ad esempio un film o un murale).

Dall'edizione precedente uno dei workshop realizzati è dedicato proprio alla capoeira. L'anno scorso Forrobodó (al secolo Claudio Ferrari), graduato del Grupo de capoeira Angola Oloxum, in accordo con Mestre Chiquinho, ha introdotto la danza brasiliana all'Iyc di Neulingen, Enzkreis in Germania con ottimi risultati.

Quest'anno l'Iyc si è svolto "in casa", nella sede di Oloxum a Reggio Emilia, e a Forrobodó si sono affiancati nell'insegnamento i graduati Dendê (Tommaso Terenziani), Loirinho (Alberto Klaser) e Caranguejo (Andrea Bertolani), allievi di Mestre Chiquinho. Il corso è stato presentato durante l'accoglienza dei ragazzi con una dimostrazione di capoeira e samba da parte di Mestre Chiquinho, Tommaso Terenziani (Dendè) Vanessa (Brasilerinha) e Katia Bonini (Bomdia).

Mestre Chiquinho alla zabumba

Mestre Chiquinho alla zabumba

Come si può intuire, il contesto di lavoro era alquanto originale se consideriamo lo standard di insegnamento in Italia, fatto di incontri settimanali di un paio d'ore, spesso dopo le occupazioni di tutta una giornata. Al camp vi è stata invece la possibilità di lavorare in modo diverso e intensivo: le lezioni diventavano il corpo stesso della giornata, si poteva operare in totale concentrazione e dedizione all'apprendimento della capoeira e alla preparazione dello show finale. Data la quantità di ore è emersa la necessità dei partecipanti di ruotare e darsi il cambio nell'insegnamento, in modo di poter conciliare l'impegno con la vita quotidiana. Ne è risultato un metodo di lavoro positivo che ha consentito a chi era alle prime esperienze di insegnamento di godere del supporto di compagni più esperti, oltre ad avere dato a ciascuno la possibilità di confrontarsi e di prendere decisioni comuni con umiltà, imparando a lasciare da parte egocentrismi ed esibizionismi che come si sa sono alcuni tra i lati più oscuri della capoeira.

Il gruppo era composto da sei ragazzi e sei ragazze provenienti da Spagna, Germania, Polonia, Italia e Repubblica Ceca. Alcuni di essi avevano già maturato ricche esperienze sportive nei campi più svariati (ginnastica artistica, atletica, wrestling, break-dance, erano presenti anche due studenti di scienze motorie), ma altri ne erano completamente a digiuno. Soltanto un ragazzo del gruppo aveva già praticato capoeira nell'edizione precedente del camp, per poi continuare nella propria città.

Molti dei ragazzi presenti non si conoscevano prima di questa esperienza, e hanno iniziato a comunicare e a diventare amici proprio nel contesto quotidiano dell'allenamento.

Come si può intuire la capoeira è l'ideale in questi contesti per svariate ragioni:

  • è basata sul linguaggio del corpo e delle espressioni del viso, aggirando le difficoltà di comunicare in una lingua straniera

  • è adatta a uomini e donne

  • permette di costruire relazioni profonde di collaborazione

  • consente di affrontare le timidezze condividendo le emozioni

  • dà spazio a relazioni non mediate dalle barriere culturali o alle usanze

  • permette di affrontare la dimensione del conflitto facendola superare pacificamente

Queste prospettive si sono effettivamente concretizzate nei diciotto giorni di lavoro assieme, con grande gioia di tutti i partecipanti. Gli organizzatori sono rimasti stupiti dalla grande quantità di competenze acquisite dai ragazzi: sono riusciti ad applicare alla roda molti movimenti, creando sequenze e personalizzando lo stile di esecuzione. Inoltre hanno colto lo spirito di una capoeira praticata senza il bisogno di prevaricarsi. La capoeira è diventata un linguaggio attraverso cui esprimersi. Uno degli aspetti importanti per il raggiungimento di questi obiettivi è stata la collaborazione tra gli insegnanti e l'attenzione continua per gli allievi.

Le lezioni erano strutturate in varie fasi:
- riscaldamento ed allungamento

  • movimenti singoli di capoeira

  • sequenze di capoeira

  • movimenti di maculelé e preparazione coreografia

  • roda de capoeira

  • defaticamento/samba de roda

  • feedback

Il feedback è una pratica consolidata dello Youthcamp che avviene al termine di ogni giornata di laboratorio. In questa fase ogni partecipante, insegnanti inclusi, esprime il proprio parere sul lavoro svolto. Possono emergere quindi pareri - positivi o negativi -, punti di vista, consigli, necessità o bisogni e così via. Si è rivelato uno strumento molto utile per impostare il lavoro ed orientarlo durante il percorso successivo.

Il gruppo Iyc si esercita al maculelê sotto la guida di mestre Chiquinho

Il gruppo Iyc si esercita al maculelê sotto la guida di mestre Chiquinho

«Questa esperienza - racconta Tommaso Terenziani - ha mostrato molte cose sull'insegnamento e l'apprendimento della capoeira. Abbiamo visto infatti come sia possibile apprendere i fondamenti della capoeira in poco tempo, con l'adeguata concentrazione e dedizione; che l'acrobazia è solo un aspetto (e nemmeno essenziale) della capoeira che è ben più ricca, complessa e stimolante; di quanto sia importante che l'insegnante vada incontro agli allievi per comprendere le loro necessità e ottenere la loro fiducia; come gli allievi a loro volta debbano rispettare il maestro ed accettare la disciplina e le regole che questi pretende per poter insegnare la propria arte.

L'insegnamento che Mestre Chiquinho ha dato ai propri allievi - continua Terenziani - è che l'apprendimento della capoeira non può prescindere da quello di tutta una cultura, infatti alla fine del percorso fatto assieme i ragazzi del camp non potevano che vedere anche il maculelé e il samba come parte irrinunciabile di ciò che avevano appreso. Esempio concreto è stata la scelta dei ragazzi di rappresentare in sede di show finale la coreografia di samba nata inizialmente come semplice elemento di contorno proposto dagli insegnanti. A conferma di tutto ciò lo spettacolo finale alla presenza delle autorità (dall'Italia e dall'estero) si è rivelato un vero successo.

L'esperienza si è rivelata molto arricchente dal punto di vista personale e tecnico per gli allievi del gruppo Oloxum. Ci siamo trovati infatti di fronte a ragazzi motivati e desiderosi di imparare che hanno rinnovato la nostra passione, ci siamo potuti dedicare ad un metodo di studio intensivo che spingeva a mettersi continuamente in discussione per trovare soluzioni comuni e condivise, abbiamo tratto molti spunti che ci serviranno durante i prossimi anni per trasmettere ad altri la nostra passione», conclude Terenziani, allievo di Mestre Chiquinho da otto anni e che da quattro collabora nell'insegnamento svolgendo un lavoro molto professionale e con ottimi risultati.

Qui di seguito i pensieri di Alberto Claser (Lorinho) alla sua prima esperienza come insegnante e quella di Claudio Ferrari (Forrobodò).

Mestre Chiquinho al berimbau

Mestre Chiquinho al berimbau

Racconta Claudio Ferrari, che fin dal primo giorno di partecipazione al corso di capoeira nel 2003 ha dimostrato una grande voglia d'imparare e una grande capacità d'insegnamento e di relazione con gli allievi, ed è proprio grazie a lui che si è potuto realizzare questa collaborazione con l'Iyc e dare la possibilità di diffondere la capoeira e iniziare alcuni allievi all'insegnamento: «Spesso da amici e conoscenti mi è stato chiesto quale grado di compatibilità abbia riscontrato tra una disciplina brasiliana con le sue proprie sfumature etnico-tribali (la capoeira) e un campo internazionale europeo. Ho captato nella voce di questi curiosi lo stupore di chi si vede servire papaya e mango dopo un piatto di wurstel e crauti. Beh, a ognuno ho risposto che sono molto più che compatibili, sono complementari, due modi genuini, coinvolgenti e travolgenti di maturare nuove esperienze profondamente formative, due "strumenti" che insieme esaltano le loro caratteristiche, in una sinfonia di gioia ed emozioni sincere che non si vorrebbe più smettere di ascoltare.

Si potrebbe immaginare l' International youth camp - continua Ferrari - come un piccolo quilombo (comunità formata da schiavi fuggiti dalle piantagioni brasiliane in cui erano prigionieri, ndr), dove la capoeira stimola la coesione, la comunicazione e  la vita sociale tra persone con storie ed origini diverse. Come nei quilombo vi erano figure che coordinavano le attività, nei workshop che si sono tenuti al campo questo ruolo viene affidato ai teamer (gli insegnanti, i responsabili) che introducono e guidano i primi passi dei ragazzi nelle discipline a disposizione. Ogni workshop  segue un filo conduttore comune, in modo da potersi infine fondere con tutti gli altri in un unico grande spettacolo di fine corso. Così, ogni giorno l'organizzazione sociale di questa eterogenea comunità cresceva; attraverso la capoeira, il maculelé, passando per il samba, allievi e insegnanti hanno collaborato per abbattere le barriere geografiche e linguistiche. Rapidamente - conclude Ferrari - si è creato un forte spirito di coesione tra i partecipanti, ed era  proprio questo lo scopo reale dei workshops: facilitare l'interazione attraverso il linguaggio del corpo».

Personalmente - aggiunge Alberto Klaser - è stata la prima esperienza in questo senso: non avendo mai insegnato prima avevo soltanto qualche vaga idea di che cosa ci si aspettasse da me e di cosa io dovessi aspettarmi. Sicuramente mai mi sarei aspettato tanta disciplina ed entusiasmo. Un'altra cosa che mi ha stupito è stato quanto un contesto del genere sviluppi e amplifichi le capacità di apprendimento: a tratti è sembrato veramente che ogni persona lottasse per consentire la sopravvivenza di uno stato ideale. Nessuno era mai stanco di imparare, il rispetto reciproco era germogliato naturalmente senza bisogno di imposizioni, il ritmo a cui venivano assorbite nozioni e schemi era impressionante, ognuno era desideroso di dare il proprio contributo.

Passati i 18 giorni della durata del campo - continua Klaser - nessuno avrebbe barattato la sua vecchia quotidianità con quella nuova. Sapere di avere contribuito a ciò e a fare appassionare molti ragazzi a una disciplina che amo per tutti i valori che trasmette, è stato motivo di orgoglio.
Per questo  vorrei ringraziare: i ragazzi, che hanno reso così dolce l'impatto con "l'insegnamento" e mi hanno regalato emozioni uniche in una atmosfera quasi familiare; gli organizzatori del campo, che ogni anno si impegnano per renderlo possibile; mestre Chiquinho, Monitor Dendé ,Claudio Ferrari e tutto il gruppo Oloxum che da quattro anni a questa parte - e spero ancora per molto tempo - guidano la mia crescita nella capoeira e stimolano la mia crescita come persona. Capoeira è vita».

Ringrazio molto tutti gli allievi che ogni giorno collaborano e lavorano per diffondere non una attività sportiva, ma una passione che arricchisce la vita di tutti noi.

 

10.10.2008