Il Brasile di Nicolas Taunay

Oltre un secolo e mezzo dopo Frans Post, il pittore francese č il secondo europeo a misurarsi col paesaggio tropicale brasiliano. Sperimentando una tecnica inedita cui conferisce dignitą accademica.

Dopo Frans Post, il pittore fiammingo del Brasile occupato dagli Olandesi, il francese Nicolas-Antoine Taunay, a Rio de Janeiro e dintorni, è il secondo europeo a misurarsi col paesaggio tropicale brasiliano. Fra i due pittori ci sono centosettant'anni di mezzo, luoghi diversi e una visione nel frattempo mutata del ruolo dell'artista. Entrambi fecero parte di importanti missioni straniere.

Nicolas-Antoine Taunay, O Largo de Machado em Laranjeias (1816-17)

Nicolas-Antoine Taunay, O Largo de Machado em Laranjeias (1816-17)

Post, di estrazione medio borghese, intorno alla metà del Seicento fu interprete del paesaggio del Nordest, fedele non tanto a ciò che vedeva quanto alle ambizioni di Maurizio di Nassau, a capo della nota missione politico-militare-commerciale che alla fine non sortì gli effetti sperati. Il già anziano e ambizioso Nicolas Taunay giunse in Brasile nel 1816, accompagnato dalla moglie, dai cinque figli e dalla serva, al seguito di Joachim Lebreton, capo missione e fondatore della Scuola di belle arti e mestieri di Rio.

Vi si trattenne per quattro anni e mezzo, tra il Congresso di Vienna e la scomparsa di Napoleone. I Taunay avevano lasciato Parigi a causa di alcuni dissapori del capofamiglia con gli ambienti di corte. Alla luce dei massimi sistemi storici risulta più facile intendere perché Nicolas in Brasile sia rimasto legato al suo vissuto artistico e poco disposto all'innovazione, in quell'ambiente stimolante, tutto da conoscere e da rappresentare.

Pedro Corrêa do Lago, studioso delle opere brasiliane di Post e Taunay, scrive di avere avuto con quest'ultimo un rapporto ambivalente, di ammirazione e perplessità, complicato dalle scarse informazioni su buona parte della produzione brasiliana. Negli ultimi anni, grazie ai progressi della ricerca, è stato possibile identificare molte sue opere di cui s'ignorava l'esistenza. A Corrêa do Lago in particolare si deve l'attribuzione a Taunay di una tela che si pensava di Henry Chamberlain, figlio del console di Sua maestà britannica a Rio.

Rio de Janeiro, Largo da Carioca (1817)

Rio de Janeiro, Largo da Carioca (1817)

Il critico brasiliano la riconobbe per caso in una sala della Biblioteca Oliveira Lima dell'Università Cattolica di Washington. È un panorama nitido del Largo do Machado a Laranjeiras, col Corcovado sullo sfondo. Nel gruppo di case, ritratte da un osservatorio privilegiato, il candore della calce si trasmette da una facciata all'altra, e in diagonale da sinistra a destra, per infine dissolversi e svanire tra le nubi azzurrine. Il verde degli alberi in secondo piano ne esce esaltato. La valle che si insinua tra i monti ne acquista in profondità.

Qualcosa di simile si osserva nella tela "Largo da Carioca". Uno sciame di gabbiani lascia il giardino dei frati sul Morro de Santo Antônio e punta in direzione della Igreja do Carmo, distraendo lo spettatore dalla mandria di buoi che attraversa il Largo da Carioca. Lo sguardo che insegue i gabbiani finisce su una nuvola plumbea che incombe sulle navi ancorate nel porto, e torna indietro risalendo la Rua São José, mezza al sole e mezza in ombra, animata dai giochi di luce e da alcune figure in cammino, fino a raggiungere i buoi che stanno per uscire dalla piazza.

Ritratto di Dona Carlota Joaquina (1817)

Ritratto di Dona Carlota Joaquina (1817)

In queste due pitture Taunay sperimenta una tecnica pressoché inedita, alla quale conferisce dignità accademica: l'aggiunta di olio d'oliva ai colori e una spennellata di cera sciolta in essenza di lavanda, ad opera ultimata. L'olio d'oliva e la cera un tempo si usavano per dare brillantezza alle armature. Così il dipinto asciugava molto più lentamente, ma bastava lasciarlo al sole per qualche ora perché acquistasse un nitore cristallino capace di mantenersi inalterato negli anni. Questa innovazione Nicolas Taunay la riprese da un suo parente ed amico, Antoine Laurent Castellan.

Una conquista recente è l'attribuzione a Taunay di una serie di ritratti femminili della famiglia reale portoghese, oggi nella reggia di Queluz presso Lisbona. Il più importante raffigura Dona Carlota Joaquina, moglie di Dom João VI, famosa per il carattere pessimo e per l'aspetto non certo preferibile al carattere. Di lei si narra che al momento di lasciare Rio si sfilò le scarpe, le gettò in mare e gridò: «Di questo postaccio non voglio portarmi dietro neppure la polvere». Taunay la raffigurò con indulgenza, se si pensa al ritratto verbale che ne lasciò l'impietosa duchessa di Abrantes, moglie del maresciallo Junot, ambasciatore di Francia in Portogallo ai tempi di Napoleone. Così la duchessa descrive la chioma di Dona Carlota Joaquina: «Era orribile e tanto ribelle ai pettini e alle forcine che non c'era parrucchiere che potesse domarla. Faceva in modo di tenerla insieme con una fettuccia nera e il risultato era una sorta di criniera». Il nemico si combatte anche a colpi di gossip.

Passeggiata regale nella Quinta da Boavista (1818)

Passeggiata regale nella Quinta da Boavista (1818)

In un'altra delle tele dipinte in Brasile, Taunay rende omaggio al corteo reale che passa in carrozza su un ponte, diretto in campagna. João VI siede accanto alla giovane nuora Leopoldina, appena giunta dall'Europa. Sullo sfondo, la Quinta da boa vista. Qui il genere storico e quello paesaggistico convivono in una scena pervasa di un umorismo non si sa quanto voluto. In riva al fiume, tra una barca e una staccionata, l'artista occhialuto assiste al passaggio del corteo. La coppia non degna di uno sguardo Taunay quasi genuflesso e neppure gli schiavi affaccendati ai piedi del ponte. Le mule trottano, tra i cavalli del seguito, impazienti di portare la carrozza lontano da quell'Arcadia dei poveri.

Litografia raffigurante il pittore

Litografia raffigurante il pittore

Si potrebbe proseguire con queste libere riflessioni sull'esperienza esistenziale ed artistica di Nicolas-Antoine Taunay in Brasile, e della sua famiglia. Basti ricordare che se quattro dei cinque figli vi si trattennero, tre dei quali destinati a ricalcare le orme del padre, i genitori rientrarono a Parigi nel marzo del 1821. A quanto pare, dopo aver perso la sfida con Lebreton e Debret, il vecchio Taunay tornò in patria per sottrarsi all'umiliazione di non essere stato scelto per direttore di un'Accademia ancora da fondare, di cui era stato nominato professore di pittura del paesaggio. Pur di prevalere sui due rivali, non aveva lesinato a coprirli di maldicenze, tanto che Debret in una lettera a Lafontaine lo definì "don Basilio", con allusione al personaggio di Beaumarchais poi ripreso da Rossini nel "Barbiere di Siviglia".

Il Brasile sta per diventare indipendente. A Sant'Elena, Bonaparte è sul punto di passare a miglior vita. Taunay, travolto ancora una volta dagli eventi, lascia la sua piccola fazenda di Rio e rientra in Europa col Brasile in valigia. La parentesi d'oltremare di un artista che tutto sommato non aveva troppe ragioni per lagnarsi della sua cattiva stella, è narrata, oltre che nella monografia di Corrêa do Lago, in una bella mostra organizzata nella Pinacoteca de Estado di San Paolo, suddivisa in tre moduli: gli autoritratti, una selezione della produzione europea e la produzione brasiliana. Non si poteva fare di meglio in questo 2008, secondo centenario del trasferimento a Rio della corte portoghese.

 

10.10.2008