Non solo Ronaldinho

Ora che l'acquisto di stranieri in Italia è possibile anche nelle serie minori, il Brasile calcistico non è solo quello dei campioni. La mappa dei giocatori brasiliani, dai più blasonati ai gregari.

Ronaldinho. E poi Kaká. E, subito dopo, Pato. Oppure Júlio César. Che non difende la porta del Milan, ma del nemico peggiore. Quell'Inter dove operano pure Adriano, Maicon, Maxwell e Mancini, arrivato proprio in estate. Oppure, ancora, Amauri, artigliere approdato a giugno alla Juve, via Palermo. I brasiliani più amati in Italia occupano i titoli e le pagine dei giornali, quotidianamente. Fanno audience: per qualità proprie e perché possono nutrirsi di margine illimitato di credibilità. Questione di blasone. Di abitudine.

Maxell, uno dei brasiliani all'Inter

Maxell, uno dei brasiliani all'Inter

Senza dimenticare che vestono le maglie delle concorrenti più attendibili nella corsa allo scudetto. E, ovviamente, anche quella della Seleção di Dunga, tecnico ormai inviso nel Paese del pallone. Maglie dove appaiono gli sponsor tecnici più ricchi: quelli che possono persino orientare la storia e che vivono soprattutto della celebrità dei propri testimonial.

Sono i soliti noti. E sono patrimonio acclarato del calcio italiano: da un po' di tempo. Diciamo da oltre venticinque anni: quando si riaprirono le frontiere. Ma il Brasile, da queste parti, è un elenco sufficientemente lungo di nomi e di discrete virtù. Oggi come l'altroieri. Sono quasi ovunque: come gli argentini. E come altri extracomunitari, ultimamente rinfrancati da una normativa diventata sempre meno restrittiva.

Alcuni, si assicurano anche una visibilità ben più che dignitosa. Pensiamo a Doni, guardasigilli della Roma, già al Corinthians, al Cruzeiro e allo Juventude. Nella Roma dove sono inseriti pure Cicinho, laterale sinistro che vanta trascorsi importanti nel Real Madrid, il difensore Juan, l'attaccante Júlio Baptista (l'ultimo arrivato, in ordine cronologico), del viceportiere Arthur e Taddei, centrocampista che ha conosciuto anche la gavetta (con la Ternana). Esattamente là, dove, anni addietro, approdò uno degli stranieri più ammirati in Europa, Falcão.

E pensiamo al portiere genoano Rubinho o al metronomo Matuzalem (della Lazio). Altri, galleggiano in un campionato ad alta tensione: come Angelo, che nel Lecce non ha mai rintracciato una sua precisa dimensione, malgrado l'affidabilità podistica. Oppure come la punta Adaílton, uno che in B fa la differenza e che però, nel massimo torneo, deve tuttora ritagliarsi uno spazio definitivo (impresa peraltro ardua: il suo Bologna, di questi tempi, fatica non poco).

Adaílton, il brasiliano del Bologna

Adaílton, il brasiliano del Bologna

Poi ci sono i brasiliani che possiedono un passato pesante, ma anche un presente velato: Dida, con il Milan, ha vinto parecchio, ma è confinato in panchina dopo qualche disavventura vissuta sul campo. Ed Emerson, una volta tornato dalla Spagna, sembra non garantire più la grinta e l'ubiquità di una volta. Di contro, spinge il clan dei rampanti: dove trova spazio Fábio Henrique Simplício, un mediano paulistano che garantisce quantità e qualità e che sta costruendosi un'altra bella stagione a Palermo. Dove navigano il paranaense Jefferson e il centrocampista Felipe Melo, contrattualizzati dalla Fiorentina. E dove è facile incontare anche nomi senza pedigrée, ma con entusiasmo infinito: è il caso di Dyego Rocha Coelho (centrocampista dell 1983, in forza al Bologna), Kerlon (attaccante dell''88, all'Udinese), Aro (del Lecce, ex Curitiba), del difensore della Reggina Santos, di Douglas Paker (al Siena, è un '87) e di Vidal Moreno (Udinese, difensore dell''83).

Club allargato dove si ripromette di rientrare Jeda, punta tesserata con il Cagliari, un altro che è partito dalle retrovie (da Vicenza, ma affermandosi a Rimini, in B), così come Inácio Piá, oggi al Napoli e, prima, all'Atalanta. Quell'Atalanta che si avvale delle prestazioni dell'attaccante Ferreira Pinto, in Italia da anni (è passato per la C e per la B), E come Luciano, che al Chievo sembra aver trovato la sua collocazione naturale, dopo aver assaggiato l'avventura in un club di prima fascia, l'Inter. E, soprattutto, dopo essere stato protagonista di un caso singolare: arrivò in Italia con il nome di Eriberto e la carta d'identità taroccata, poi confessò e fu squalificato. Il difensore Cribari, a queste latitudini sin da giovanissimo, continua invece a difendere la maglia della Lazio, mentre è sempre a Udine Felipe, difensore ventiquattrenne molto ben considerato.

Tranquilli, non è certo finita qui. Anche se i cognomi sono meno importanti e meno navigati. Sempre a Lecce, per esempio, prova a guadagnarsi un posto da titolare il ventiseienne Fabiano Medina da Silva, difensore già all'Atalanta. A Verona, sponda Chievo, con Luciano troviamo anche César, un difensore passato anche da Catania. E, tra i big della Juventus, l'ormai trentenne Jorge Andrade. Cognomi ai quali, peraltro, se ne aggiungono altri: la colonia è fluente, anche in B. Dove, in questo preciso momento storico, stanno guadagnando consenso due punte: il fantasioso Barreto, ex Udinese e Treviso, ora vincolato al Bari di Antonio Conte, e il redditizio Eder, prelevato ancora giovanissimo dall'Empoli e, per il momento, parcheggiato a Frosinone, dove sta segnando con puntualità.

Eder, prelevato dall'Empoli e temporaneamente al Frosinone

Eder, prelevato dall'Empoli e temporaneamente al Frosinone

Nel secondo segmento nazionale, peraltro, chiedono spazio l'attaccante Gabbionetta (dell'Albinoleffe, ex Pisa), Rodrigues Dos Santos (Albinoleffe), il centrocampista Anderson (Ancona), Da Costa e Rincon (pure ad Ancona), l'attaccante Babu e il difensore Defendi (Avellino), il centrocampista Sodinha (Bari), Oliveira (Cittadella), il difensore Dinis e l'attaccante Paulinho (Livorno), l'attaccante Reginaldo (Parma, ex Fiorentina), la punta Joelson (Pisa), il difensore Scardovelli e l'attaccante Walker (Treviso).

Il discorso, peraltro, non cambia neppure in C. E sì, perché la ancora recente normativa ha aperto anche agli extracomunitari le porte della terza e della quarta serie, dove sino a poco tempo fa non sembravano graditi. Mentre i campionati dilettantistici non hanno mai potuto evitare il travaso: oggi più intenso di ieri. Perché il dilettantismo, di fatto, non esiste più e perché l'Europa è sempre accogliente. E poi, innanzi tutto, è necessario sopravvivere. E uno stipendio decente vale sempre un viaggio oltre oceano.

Magari l'esperienza si prospetterà interessante, al di là della categoria. E, comunque, non si sa mai. Nel calcio non è mai scritto niente. E tutto può accadere. Tutto e il contrario di tutto. Talvolta, basta qualche numero, un bagaglio tecnico gradevole, un po' di coincidenze. E la storia può cambiare. Male che vada, invece, i protagonisti del sogno avranno tentato. E tentare non è un reato.

 

10.10.2008