Planata da Rio sulla laguna veneta, la cantante č uno degli straordinari talenti che ha scelto di vivere nel Belpaese. Musibrasil l'ha raggiunta per parlare di obiettivi raggiunti e programmi futuri.
osa come la madre, Emilia come la nonna. Rosa Emilia, «baiana di Guanabara» planata in Italia sulle acque della Laguna è uno dei talenti straordinari che il nostro paese si vanta di poter ospitare. Una voce viscerale, come viscerale è il suo rapporto con la musica, un cordone ombelicale che si alimenta dell'Africa degli orixá, della meraviglia delle canzoni di Ismael Silva e Dorival Caymmi, delle musiche di Nelson Angelo e Sueli Costa, e che si affina in una lirica allo stesso tempo dolce e potente.
Rosa Emilia in un ritratto di Biagio Di Carlo
"Musibrasil" l'ha raggiunta per una chiacchierata che si trasforma in un racconto interessante e appassionato della sua vita d'artista. I primi ricordi sono un viaggio a ritroso fin dentro i misteri della Bahia del candomblé, dove lei bambina di quattro anni cominciava già ad esibirsi con altre filhas de santos in danze e canti, a volte anche suonando gli atabaque (tamburi) nel terreiro della nonna. «Mia madre era figlia unica di una Mãe de Santo - osserva Rosa - ed era in qualche modo obbligata a partecipare alle feste periodiche in onore degli orixá. Io che ero la più piccola della famiglia la seguivo sempre».
Un inizio un po' per gioco, come per gioco è iniziato anche il suo rapporto con la musica al di fuori dei terreiro. «Cantavo le canzoni dei miei fratelli e loro mi portarono sul palco per la prima volta quando avevo 11 anni». I primi soldini arrivano a 14 anni, registrando jingle per le pubblicità locali nello studio Wr (oggi importante casa discografica, ndr)». Erano gli anni - la metà dei 70 - in cui Salvador era un continuo ribollire di festival.
Ma la consapevolezza che la musica poteva essere non solo un divertimento arriva più tardi. «Del resto in quegli anni a Bahia tantissimi erano cantanti, musicisti e compositori». A Salvador Rosa Emilia si iscrive alla facoltà di Lettere e Letteratura nel periodo che coincide con l'ultima fase della dittatura militare. «L'ateneo - continua Rosa - aveva organizzato un incontro a cui partecipavano come relatori alcuni personaggi famosi: critici letterari, poeti e poeti marginali (tra gli altri Silviano Santiago, Ruy Espinheira, Capinam, e anche Cacaso, (che sarebbe poi diventato il suo primo marito, ndr). Io scrivevo poesie e mi sentivo parte di quest'ultima categoria».
Sul fronte della musica in quel periodo Rosa cantava con il suo gruppo amatoriale lavorando saltuariamente registrando jingles, inoltre faceva parte di un'associazione di poeti e scrittori. «Insomma, ero dentro fino al collo tra musica e poesia». E' però a Rio qualche anno dopo, dove Rosa Emilia si era nel frattempo trasferita, che arriva il primo vero esordio musicale, al teatro Funarte con uno spettacolo che si chiamava "Carta ao Brasil", un concerto intercalato dalle poesie di Cacaso e dalle canzoni di Nelson Angelo e del gruppo di choro "No em Pingo D'agua". «Da quel momento in poi non ho mai smesso di credere alla musica come professione».
La cantante con Caetano Veloso
Cacaso ebbe un ruolo importante in questa scelta: «Ha influenzato il mio modo di rapportarmi con il mio lavoro di cantante e di paroliere. Mi appoggiò incondizionatamente quando decisi di abbandonare la facoltà di Lettere per dedicarmi interamente alla musica e al suo studio. In quel periodo frequentavo corsi d'inglese, danza classica e vivevo nell'ambiente culturale più ricco di Rio tra musica e cinema. I nostri amici intimi erano i registi José Joffily, Joaquim Pedro di Andrade, i compositori, Sueli Costa, Francis Hime, Nelson Angelo, Claudio Nucci, João Bosco, Zé Renato, Sérgio Santos, Sivuca, Danilo Caymmi, i critici letterari Davi Arrigucci Jr., Roberto Schwarz, Heloisa Buarque de Hollanda, le cantanti Miucha, Olivia Byington, Olivia Hime, Patricia Costa, i poeti Francisco Alvim, Eudoro Augusto, i fotografi Pedro de Moraes e Jaime Schwart, e tanti altri. Tutti loro mi hanno insegnato un poco della vita e della musica. Ho potuto cantare una mia canzone all'orecchio di Jobim...».
L'arrivo in Italia è nel 1989 e l'inizio non fu dei più semplici. In Brasile Rosa Emilia era abituata a lavorare con grandi musicisti come Marco Suzano, Nelson Angelo, Mario Sève, Jaques Morelenbaum e tanti altri, qui bisognava ricominciare «in un ambiente musicale chiuso, incomprensibile per me, riservato più alla moda e alla tendenza che a una vera tradizione musicale. Poi via via ho conosciuto tanti musicisti jazz, vari musicisti brasiliani e qualcosa è cambiato». Venti anni di carriera in locali meno noti, ma anche "più seri", accompagnata da tanti musicisti virtuosi come Renato Sellani, Massimo Moriconi, Cristiano Verardo, Marco Ponchiroli, Leo di Angilla, Nenè Ribeiro, Rubinho Jacob, Silvio D'Amico, Ney Portilho e tanti altri ancora, anche se con il trauma mai superato dell'impianto tecnico. «E' sempre stato un'incognita per me ovunque mi trovassi in Italia. Insieme a quella dei locali rumorosi, impianti pessimi e rapporto musicista e padrone del locale dubbio. Naturalmente, tutto questo mi è servito molto, ma avrei fatto a meno di tante difficoltà».
con Renato Sellani
Difficoltà a parte l'Italia, dove vive con le due figlie, è per Rosa Emilia anche piena di bei momenti. «Ricordo un concerto bellissimo davanti al Palazzo Reale di Milano per 5mila persone. Cantavo le canzoni di Caymmi con Nené Ribeiro alla chitarra e Kal dos Santos e Apache alle percussioni. Tanta gente, tanta energia! Ricordo quando ero incinta di Marina e cantavo al Teatro dell'Umanitaria con Silvio D'amico, Heraldo da Silva, Gilson Silveira, Nenè, avevo le vertigini ogni volta che mi abbassavo per ringraziare il pubblico. E poi sempre con loro ai concerti alle Colonne di San Lorenzo; oppure con i Pitura Freska in Piazza San Giovanni a Roma come corista per un fiume di persone; le serate alla Salumeria della Musica di Milano con Sellani e un'altra serata sempre lì in cui ho invitato gli amici Carlo Fava, Nené Ribeiro, Monica Paes, Rubinho Jacob, Marco Ponchiroli sul palco, per parlare e cantare Chico Buarque e Nelson Angelo. Ed anche con i Batuk a Ostia, di recente, cantare le mie canzoni, è stato bellissimo».
La carriera di Rosa Emilia, ha sempre seguito un filone parallelo anche in Brasile. Nel 2004 è uscito "Baiana da Guanabara" interamente dedicato all'opera di Nelson Angelo, e a breve uscirà "Cacaso- Parceiros e Cançoes", un disco per il quale lei è - vincendo una remora che la segue da sempre - finalmente compositrice. «Comporre era un tabù per me e lo facevo di rado, fino a quando ho incontrato Cristiano Verardo. Il fatto di vivere a Venezia mi permette di concentrarmi molto sulle mie canzoni e sui miei progetti».
Con il Grupo Nega Rosa
Per gennaio è già in programma un tour in Brasile di tre mesi. «Ho ideato un progetto che si chiama "Cacaso - Musica e Poesia" che sarà presentato a Rio e a Brasilia tra gennaio e marzo 2009 nei teatri dei Ccbb - Centro cultural Banco do Brasil. Sono direttore artistico di questo progetto insieme a Sérgio Bacelar, oltre ad essere una dei quattro cantanti conduttori dello spettacolo. Avevo molta voglia di riprendere il Brasile da dove lo avevo lasciato. Avevo un quartetto con Claudio Nucci, Paula Santoro e Sérgio Santos con cui venti anni fa cantavamo le canzoni del poeta. Sono loro che condurranno con me la parte musicale cantata dello spettacolo insieme ai musicisti André Mehmari, Silvio D'amico, Marco Suzano e Rodolfo Stroeter». Al progetto parteciperanno come invitati compositori famosi come Zé Renato, Olivia Byington, Sueli Costa, Nelson Angelo e Joyce, una delle sue cantanti preferite ci confessa, insieme a Elis Regina e Nana Caymmi.
Tornare in Brasile è per lei un richiamo imprescindibile. «Devo tornarci almeno una volta l'anno per ricaricarmi. E per colmare la saudade di quel trovarsi per ridere, cantare e suonare ovunque e con naturalezza, di quella voglia di vivere dei brasiliani, di quell'ottimismo incosciente e poi della letteratura, del teatro e dei concerti e ancora della natura, della spiaggia, dei miei amici e del contatto con la foresta tropicale». Dell'Italia, quando è lontana le manca la tranquillità di casa. «Vivo a Venezia da nove anni e ho potuto crescere le mie figlie senza la paranoia di una società ingiusta e squilibrata come quella brasiliana, senza dovermi preoccupare di violenza e insicurezza urbana. È molto triste sentirsi privilegiati per qualcosa che dovrebbe appartenere a tutti come la norma».
Per quest'estate Rosa ha in programma i concerti con i Batuk (Cristiano Verardo, Leonardo di Angilla, Edu Hebling e Ivan Zuccarato) e qualche serata con Renato Sellani, Roberto Taufic e un appuntamento settimanale all'Hotel Excelsior del Lido di Venezia insieme a Stefano Scutari. «Sono contenta - conclude -: cantare è quasi bello come sognare!».
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15.7.2008