"Vol. 1" - Tratore/Scubidu Records - 2007 - ****
iunto dopo le esperienze con i gruppi DonaZica e Banda Gloria, il disco d'esordio solista di Andreia Dias è vario, fresco e di alta qualità media. La giovane cantante paulistana, formatasi nella "Universidade Livre de musica Tom Jobim", dopo gli esordi a lato dei Farofa Carioca, di cui ha conservato l'amicizia con Seu Jorge, e la intensa attività live con i gruppi citati sopra, ci offre oggi un saggio del proprio talento dalle multiformi influenze, con ingredienti provenienti dal blues, dal soul, dal samba, e dalla capoeira angola. Il disco, prodotto dal batterista Guilherme Kastrup e pensato come primo capitolo di una "Trilogia da minha cabeça", vede la partecipazione, oltre allo stesso Kastrup, di eccellenti musicisti, benché poco noti, come il chitarrista cearense Fernando Catatau dei "Cidadao instigado", il bassista Luque Barros e infine il tastierista Marcelo Jeneci. Gli ingredienti sono quelli citati, ma è il modo di comporli il valore aggiunto di questo lavoro, la sensazione di freschezza indipendente unita a una notevole maturità espressiva. I brani, tutti scritti da Andreia, spaziano dal rock-blues, alla bossa, al samba, spesso intrisi di sensuali cadenze reggae, come nello splendido "Seu retrato". Dopo l'apertura del disco, affidata a "Asas", che aveva già raggiunto un tangibile successo attraverso il sito di musica indipendente garageband.com, il disco snocciola episodi degni di rappresentare lo stato di buona salute attuale della musica indipendente in Brasile, come la splendida, sin da titolo, "Vampiro Tupiniquim", l'intensa "Homem", che, per occulti motivi, fa pensare al Caetano Veloso degli anni '70, splendide annate, con una coda lievemente rumorista del tutto centrata. E' tutto il disco, comunque, ad essere costante fonte di soddisfazione, con la sua mistura di avanguardia paulista, come nell'ispida "Veia urbana", e samba da velha guarda, che raggiunge l'eccellenza in "Madrugada", che Nelson Cavaquinho avrebbe volentieri adottato. L'estrema variabilità delle atmosfere viene ulteriormente declinata nei tre brani che chiudono il disco, a partire da "Libido", che ricorda un po' Paulo Vanzolini, proseguendo con la ambiziosa ballata "Nao mais que um dia", con una lunga splendida coda chitarristica di Fernando Catatau, e finisce con "Linfa acida", giusto suggello a un prodotto di poesia urbana stimolante e molto promettente.
10.5.2008