Indios, è l'ipocrisia a ucciderli

La qualità di vita dei popoli tribali peggiora. Le misure varate da Lula incideranno soltanto se sarà rispettato il loro diritto alla proprietà collettiva delle terre. Che non è stato mai riconosciuto.

Il 21 settembre scorso, a São Gabriel da Cachoeira, nel nord est dell'Amazzonia, il presidente del Brasile Inácio Lula ha presentato l'Agenda sociale dei popoli indigeni, un insieme di azioni interministeriali concepite per migliorare la qualità di vita dei popoli indigeni brasiliani, e il Programma di accelerazione della crescita sociale indigena (meglio conosciuto come Pac indigeno). Entro il 2010, il Pac indigeno prevede di spendere quasi 200 milioni di euro per numerosi interventi tra cui la protezione delle aree indigene, la demarcazione di 127 aree nuove, il trasferimento di novemila famiglie di lavoratori rurali che attualmente occupano i territori indigeni, nonché il recupero delle zone degradate e la tutela di 20 lingue a rischio di estinzione. Ma nonostante i toni trionfalisti del governo, i leader indigeni sono scettici e preoccupati.

Sciamano guarani in preghiera (Survival)

Sciamano guarani in preghiera (Survival)

I principi e le iniziative previste dal Pac Indigeno contraddicono quelli più generali del Pac nazionale, lanciato all'inizio dell'anno come un ambizioso progetto di crescita economica del paese sostenuto dalla costruzione di strade e impianti idroelettrici in tutta l'Amazzonia. Per di più, in agosto, il senatore Romero Jucá ha annunciato il varo di una legge che, se approvata dal Congresso, potrebbe aprire vaste aree di foresta allo sfruttamento minerario.

Secondo il governo brasiliano, tra l'agosto 2005 e il luglio 2006, il tasso di deforestazione nazionale sarebbe sceso del 25 per cento rispetto ai 12 mesi precedenti per effetto del "Progetto governativo anti-deforestazione" lanciato nel 2004. I dati raccolti dalle associazioni ambientaliste, tuttavia, dimostrano che durante il primo mandato del Governo Lula, sono stati abbattuti oltre 53mila chilometri quadri di foresta, portando il tasso di deforestazione del paese a livelli record, mai toccati dai governi precedenti. Gli attivisti sono unanimi nell'attribuire la momentanea flessione registrata tra il 2005 e il 2006 alla diminuzione dei prezzi della soia e al rafforzamento della valuta brasiliana (che hanno reso economicamente meno redditizio l'abbattimento della foresta a favore delle piantagioni) piuttosto che alle azioni governative, che resterebbero largamente inadeguate e inefficienti anche contro i tagliatori illegali.

Da mesi, popoli indigeni e Ong si riuniscono per discutere i progetti su larga scala annunciati dal governo e cercare di arginare il degrado crescente delle loro terre, della loro salute e della loro sicurezza. In numerosi documenti collettivi hanno espresso la loro preoccupazione utilizzando toni fermi e drammatici. In gioco non c'è solo la salvaguardia dell'ambiente e della foresta amazzonica, ma anche la capacità delle comunità indigene di autosostentarsi e garantire un futuro ai loro figli.

Francesca Casella, responsabile di Survival Italia

Francesca Casella, responsabile di Survival Italia

In generale i popoli indigeni brasiliani denunciano di non essere stati consultati al momento dello studio dei progetti. E affermano che mancano informazioni sui progetti stessi, che non si sa chi ne saranno i responsabili e nemmeno quale tipo di coinvolgimento gli indigeni potranno avere al momento della loro implementazione. Tra le loro principali preoccupazioni c'è anche l'assistenza sanitaria. «Gli Yanomami hanno bisogno di salute per sopravvivere», ha spiegato il loro portavoce Davi Kopenawa al Ministro della Salute José Gomes Temporã che affiancava Lula a São Gabriel da Cachoeira insieme a numerose altre autorità, «e l'assistenza sanitaria fornita dalla Funasa non funziona. Il ministero della salute deve usare direttamente il denaro e non deviare i fondi erogati. Tutto questo succede perché la Funasa è un'istituzione molto disorganizzata».

E in effetti, una delle situazioni più drammatiche con cui i popoli indigeni si sono dovuti confrontare sotto il governo Lula è il grave peggioramento della loro situazione sanitaria. Le piccole strutture locali sono state progressivamente desautorate e private di risorse vitali, mentre la Funasa (Fondazione sanitaria nazionale), ha continuato a disperdere il denaro e le sue responsabilità in una rete di appalti e subappalti che hanno facilitato irregolarità amministrative e ingiustificati aumenti di costi.

Affidata a istituzioni lontane dal territorio e prive di capacità operativa d'intervento, come la Fondazione universitaria di Brasilia, dal 2004 l'assistenza ha cominciato a degradarsi in modo generalizzato nonostante l'assegnazione di un budget di 3 volte superiore a quello degli anni precedenti. Dal 2006, l'incidenza della malaria nel territorio yanomami è ripiombata ai livelli endemici degli anni 90 tornando ad essere causa di morte; la mortalità infantile si è elevata e la prevenzione a mezzo di vaccini, che nei bambini sotto l'anno non supera il 20 per cento, è diventata una delle più basse del Brasile e del mondo intero. Per contrasto, prima del 2004, la cura dell'oncocercosi, una malattia infettiva conosciuta anche come «cecità fluviale», aveva raggiunto il livello di successo più alto mai registrato nelle Americhe.

La situazione più scioccante è quella in cui versano i bambini guarani, che muoiono di fame e malnutrizione ai margini delle strade. Ammassati in minuscole riserve dove regnano alcolismo e violenza, e dove sono frequenti i tentativi di suicidio, i Guarani lottano da anni per poter tornare nelle terre ancestrali, già riconosciute come territori indigeni, tra le violenze e le persecuzioni delle guardie armate al soldo dei latifondisti. «Senza terra, la nostra economia collassa e non possiamo più sostentare noi e le nostre famiglie», avevano scritto in un appello toccante i leader delle comunità nel 2004. Ma per tutta risposta, all'inizio 2007 il governo ha tagliato loro anche gli aiuti alimentari (http://italia.survival-international.org/news.php?id=2260).

Manifestazione degli indio davanti alla sede della Funasa (Survival)

Manifestazione degli indio davanti alla sede della Funasa (Survival)

Il governo ha annunciato e pubblicizzato il Pac indigeno in modo altisonante e capillare. Tuttavia, se non sarà supportato dalla volontà politica di attuarlo nel pieno rispetto dei diritti dei popoli interessati, i suoi fondi finiranno ancora una volta per dileguarsi o essere dirottati verso altri scopi. I popoli isolati sono i più vulnerabili del mondo interno e si stima che in Brasile ne sopravvivano almeno 50. Il Pac indigeno prevede la formazione di 11 squadre per la loro protezione, ma nel paese regna ancora un'impunità generalizzata verso chi commette crimini contro gli Indiani, soprattutto nelle aree più remote.

Lungo il confine tra gli stati del Mato Grosso e di Amazzonia è stata individuata una piccola tribù conosciuta con il nome di «Indiani del Rio Pardo». Di loro si sa molto poco se non che, con ogni probabilità, si tratta degli ultimi superstiti del loro popolo. Negli ultimi dieci anni, il loro territorio è stato invaso illegalmente da accaparratori di terra e da compagnie per il taglio e il trasporto del legname. La Funai (Fondazione nazionale per gli affari indiani) possiede prove inquietanti del fatto che gli invasori, armati fino ai denti, stiano conducendo una vera e propria caccia all'indio sparando contro di loro con il fucile, allo scopo di ucciderli.

Grazie ad una massiccia protesta internazionale, alla fine del 2005 il governo ha dato il via ad una vasta indagine per genocidio. Il loro territorio è in fase di demarcazione, ma più volte i giudici locali hanno sospeso gli ordini di protezione emessi sull'area consentendo ai taglialegna di costruire strade e intensificare il disboscamento. La salvezza degli Indiani del Rio Pardo, che vivono in una delle aree più violente del paese, è una corsa contro il tempo che potrà essere vinta solo se il governo saprà proteggere con efficacia le terre indigene e se vorrà mettere fine all'impunità attraverso uno snellimento e un'accelerazione dei processi giudiziari (http://italia.survival-international.org/news.php?id=1206).

Da oltre un anno, i popoli indigeni della valle dello Xingu e numerose Ong nazionali si sono coalizzate per fermare una serie di dighe e centrali idroelettriche che il governo vorrebbe costruite lungo il fiume, uno dei maggiori affluenti del Rio delle amazzoni, distruggendo l'ecosistema del parco e inondando ampie aree del loro territorio. Nell'aprile 2006 hanno denunciato la compagnia elettrica Eletronorte e il presidente Lula per aver taciuto l'effettiva estensione del progetto (http://italia.survival-international.org/news.php?id=1609). Nel 2005 gli Enawene Nawe del Mato Grosso hanno lanciato una campagna internazionale per fermare la deforestazione massiccia delle loro terre e l'inquinamento dei loro fiumi da parte dei coltivatori di soia (http://italia.survival-international.org/tribes.php?tribe_id=198).

Nel 2006, la malaria ha colpito il 90 per cento degli indiani che vivono nella valle Javari. Uno studio recente, condotto dall'Istituto socioambientale del Brasile su un campione di 306 Indiani, ha rivelato che il 56 per cento è portatore del virus dell'epatite B; il livello considerato «accettabile» dall'Organizzazione mondiale della Sanità è il 2 per cento. Uno sconcertante 85 per cento degli indiani avrebbe avuto contatti col virus dell'epatite A, mentre il 25 per cento sarebbe portatore dell'epatite di tipo C.

La valle Javari è il secondo territorio indigeno del Brasile per grandezza, e vi abitano le tribù dei Kanamari, dei Kulina, dei Marubo, dei Matsés, dei Matis, dei Korubo e dei Tsohom Djapá; si ritiene inoltre che nella regione più remota, vicino al confine peruviano, vivano almeno sei gruppi incontattati. In una lettera indirizzata al governo brasiliano in aprile, l'organizzazione indigena locale ha dichiarato: «La situazione degli indiani isolati della regione è più che preoccupante. Invasioni illegali e predatorie aggravano la condizione sanitaria e rendono le tribù ancor più vulnerabili. Questi fattori minacciano la loro sopravvivenza fisica e culturale, contravvenendo all'articolo 231 della Costituzione federale che sancisce che lo Stato deve difendere i costumi, le lingue e i territori occupati tradizionalmente dagli indiani».

Cercando di difendersi dalle accuse rivoltigli a São Gabriel da Cachoeira dai leader indigeni, Lula ha spiegato che l'attenzione che il suo governo rivolge oggi alla causa indigena costituisce un momento di svolta nella storia sociale del paese, che sta cercando di «riparare» il suo difficile rapporto con le popolazioni indigene, «dimenticate» dalle precedenti politiche pubbliche: «I vostri problemi sono molto lontani dal Palazzo di Planalto (il palazzo del governo, ndr), e per un presidente che non riceve indio o neri, così come invece fa con le altre persone, è molto difficile. Se un presidente non prende un aereo per venire qua ad ascoltare la voce di voi indigeni, il Brasile non saprà mai che i vostri problemi esistono».

Mi chiedo come un governo possa impunemente fingere di ignorare le petizioni dei Guarani, degli Enawene Nawe, dei popoli dello Xingu e le altre migliaia di lettere di protesta che da quarant'anni inondano senza sosta i suoi uffici. Non so come Lula possa aver dimenticato le sue promesse elettorali e le condanne che gli organi internazionali gli hanno inflitto per la negligenza e l‘incapacità del suo governo nel garantire il rispetto dei diritti umani dei suoi cittadini più minacciati. E come possa non averr udito l'eco delle manifestazioni, delle proteste e delle preghiere pronunciate ripetutamente sotto le finestre di Planalto da uomini e donne giunti da ogni parte del paese per chiedere solo di essere ascoltati.

Giovani guarani costretti, per sopravvivere, a lavorare nei campi di canna da zucchero in condizioni di semi-schiavitù

Giovani guarani costretti, per sopravvivere, a lavorare nei campi di canna da zucchero in condizioni di semi-schiavitù

Oltre che essere privo di studi di impatto socioambientale per le infrastrutture previste all'interno delle terre indigene, il Pac nazionale di Lula manca di citare l'obbligo di consultazione con i popoli indigeni interessati dai progetti di sviluppo, così come imposto anche dalla Convenzione Ilo 169 già ratificata dal paese ma costantemente violata. I bisogni e le aspirazioni dei popoli indigeni, generalmente diversi da quelli degli altri componenti della società brasiliana, potranno trovare realizzazione solo se gli indigeni non verranno esclusi dai processi decisionali che li riguardano. E la loro sopravivenza, fisica e spirituale, sarà garantita solo quando sarà finalmente rispettato il loro diritto alla proprietà collettiva della terra, anch'esso sancito dalla Convenzione Ilo 169, ma mai riconosciuto dal governo.

Stanchi di promesse mai mantenute, i popoli indigeni del Brasile chiedono un intervento ora, prima che sia troppo tardi, e vogliono essere protagonisti attivi in tutti i processi previsti dal Pac indigeno.

 

L'autrice è responsabile di Survival Italia. La missione di Survival è di aiutare i popoli indigeni del mondo a difendere le loro vite, le loro terre e i loro fondamentali diritti umani contro ogni forma di persecuzione, razzismo e genocidio. Apartitica e aconfessionale, per mantenere la sua indipendenza Survival si autofinanzia completamente con le donazioni dei sostenitori e le attività di raccolta fondi dei volontari. Attualmente sta lavorando a casi di abuso perpetrati contro 80 popoli. Ha pubblicato uno speciale dossier sui popoli indigeni del Brasile dal titolo "Diseredati". Per informazioni e aiuti: 02 8900671.

 

Altri link

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http://www.survival.it/

Istituto Socio Ambientale
http://www.socioambiental.org/

10.10.2007