Utopia e cultura popolare in Bahia

Musibrasil visita l''Istituto culturale Brasile Italia Europa' di Salvador. Diretta da un italiano, l'organizzazione no-profit offre insegnamenti multidisciplinari a giovani e adulti meno abbienti.

Meta tra le più frequentate del Brasile, Salvador vanta un litorale lunghissimo e conosciuto dai turisti, ai quali nomi come Itapoan, Rio Vermelho e Pituba - per fermarsi ad alcune tra le più famose spiagge della città - sono ormai familiari. La capitale baiana offre, però, anche altri luoghi sicuramente affascinanti. Uno di questi, nella città bassa, è la penisola di Itapagipe, un braccio di terra che si estende verso la Baía de Todos os Santos.

Salvador, l'Istituto di cultura Brasile-Italia-Europa con la biblioteca Leonardo da Vinci

Salvador, l'Istituto di cultura Brasile-Italia-Europa con la biblioteca Leonardo da Vinci

Qui si trovano tre quartieri: Bonfim, Boa Viagem e Ribeira. Tra essi soltanto il primo è piuttosto noto, poiché vi è stato edificato il maggiore simbolo della fede popolare dei baiani, vale a dire la famosa basilica del Nosso Senhor do Bonfim. Anche gli altri due bairros, però, meritano di essere conosciuti, in particolare Ribeira che, grazie al clima fresco e al mare calmo, fu scelto dalle ricche famiglie soteropolitane dell'inizio del XX secolo come luogo ideale per trascorrere le vacanze (il quartiere, infatti, si trova a oltre cinque chilometri dal centro storico). Il patrimonio edilizio di Ribeira offre ampia testimonianza di ciò, con le sue palazzine in genere di due o tre piani e giardino retrostante.

Tra i molti edifici che s'incontrano percorrendo il lungomare, uno si fa notare per la presenza, nello spazio antistante l'ingresso, di quattro pennoni recanti le bandiere del Brasile, dell'Italia, dello Stato di Bahia e dell'Unione europea. Sulla facciata bianca del caseggiato risalta una scritta: "Istituto di Cultura Brasile Italia Europa". E' qui che sono arrivato, nel dicembre scorso, per presentare ai lettori di Musibrasil questo ente, che ha dato vita a un interessante esperimento di scuola popolare multidisciplinare in una metropoli del Nordeste brasiliano. Dal punto di vista giuridico l'ICBIE è un'organizzazione no-profit che - per statuto - offre insegnamenti di musica, teatro, lingue straniere (italiano in primo luogo) e informatica a giovani e adulti che, pur desiderosi di apprendere o anche di approfondire i propri studi, non sono in grado di affrontare il pagamento delle rette degli istituti scolastici locali. Alla guida dell'istituto vi sono due musicologi e un'insegnante di lingue: l'italiano Pietro Gallina (presidente), lo statunitense Roy Zimmerman, insegnante all'American Overseas School di Roma (presidente onorario) e la brasiliana del Minas Gerais, Marlene Rosa de Souza (vicepresidente).

Dopo esser stato amichevolmente accolto da Ricardo, Julio e Josivaldo (tre tra i molti volontari dell'istituto), mi fa da guida nella visita alla sede dell'ICBIE lo stesso Pietro Gallina, romano, allievo di Fedele D'Amico e Mario Bortolotto all'università "La Sapienza" (dove si è laureato in Lingue e letterature straniere con una tesi su John Cage), oltre che di importanti compositori italiani del secondo dopoguerra come Franco Evangelisti, Boris Porena e Aldo Clementi (i cui corsi ha seguito al Conservatorio di Santa Cecilia e all'Arcadia). Insegnante di storia della musica, giornalista e collaboratore della RAI (per la quale ha, tra l'altro, scritto i testi del programma televisivo "Opera Club" condotto da Simona Marchini), ad un certo punto della sua vita professionale ha deciso di dar corso a un antico sogno di chi per lui è stato un secondo padre: l'attore, pittore e musicista Ele D'Artagnan, all'anagrafe Michele Lombardi Toscanini.

Poiché la fondazione dell'ICBIE è strettamente legata alla vicenda umana di Ele D'Artagnan, tanto sofferta ma anche ricca di slanci "utopici", occorre dire qualcosa su questo personaggio, che visse gli anni della sua maturità nella Roma del "boom economico" e della "dolce vita". Nato a Venezia nel 1911 e affidato a un orfanotrofio dalla madre (che pare lo avesse avuto da una relazione con Arturo Toscanini), Ele D'Artagnan visse un'esistenza caratterizzata dalla rivendicazione del diritto ad esser riconosciuto con il cognome che riteneva gli spettasse. Questa sua strenua lotta - a cui si accompagnò sempre il rifiuto di usare il cognome fittizio scelto dalla mamma all'atto della registrazione - fu contrassegnata da un sostanziale insuccesso e ciò lo condusse, col tempo, a maturare un sentimento di persecuzione che sfociò, negli ultimi e drammatici anni della sua vita, in una vera e propria patologia.

Avendo intrapreso la carriera di attore cinematografico, Ele D'Artagnan conobbe molti dei protagonisti della "dolce vita" romana e partecipò a circa quaranta film (tra cui una versione spagnola dei Tre moschettieri, a seguito della quale scelse il suo nome d'arte). Prese parte pure a sceneggiati televisivi, per lo più diretti da Anton Giulio Majano (il suo ruolo più celebre fu quello del pirata Harry nell'Isola del Tesoro, che annoverava nel cast attori allora notissimi come Foà, Moschin, Garrani, Pani e Lay). Ma la carriera cinematografica di Ele D'Artagnan ebbe i suoi momenti memorabili nella partecipazione a cinque film di Federico Fellini (compreso quello che è forse il capolavoro del regista riminese, Amarcord), del quale divenne amico. A seguito della crisi di Cinecittà, il Nostro, che dipingeva pur essendo privo di nozioni tecniche, lasciò il cinema e iniziò la carriera di pittore, senza però ottenere i riconoscimenti sperati (la sola mostra a cui partecipò fu la celebre "Cento Pittori a via Margutta").

La mostra di Guido Daniele tenutasi all'Icbie in novembre

La mostra di Guido Daniele tenutasi all'Icbie in novembre

Gli ultimi anni della sua vita furono perciò caratterizzati - oltre che (come detto) dall'accentuarsi del complesso di persecuzione - da una condizione di grande indigenza, al punto che andò ad abitare in una "baraccopoli" della capitale, dimenticato da tutti. Fu in questo periodo che Ele D'Artagnan si dedicò ai ragazzi della borgata, a cui impartiva lezioni di musica, pittura e recitazione, giungendo anche a ipotizzare la creazione di una scuola popolare per giovani dotati di talento artistico. Naturalmente, a causa delle sue difficilissime condizioni economiche, non gli fu possibile realizzare il progetto, del quale mise però a conoscenza i suoi pochi veri amici, tra cui Pietro Gallina, da lui conosciuto - ancora bambino - negli anni '50. E fu proprio all'ormai adulto Pietro che Michele Lombardi Toscanini lasciò in eredità circa 500 dipinti che possono esser definiti naif, anche se in essi sono riscontrabili influenze di Chagall, Mirò, Kandinskij e Dalì. Nel far ciò, però, egli si raccomandò che, ove si fosse presentata l'occasione, i suoi quadri dovevano esser esposti soltanto all'estero, dato che in Italia nessuno aveva creduto in lui.

«Verso la fine degli anni '90 mi trovavo in una fase critica della mia carriera d'insegnante» prosegue nel racconto il presidente dell'ICBIE «poiché - dopo un'esperienza assai gratificante presso l'USP di São Paulo - avevo vinto la cattedra di Storia della musica all'accademia d'Arte drammatica di Roma, ma solo dopo poche settimane dalla nomina, il ricorso di un concorrente provocò la revisione della graduatoria a mio svantaggio. Ero quindi privo di concrete prospettive, salvo ritornare all'insegnamento nelle scuole statali, cosa che escludevo del tutto. Fu così che decisi di recarmi a New York per cercare un gallerista che accettasse di vendere le opere di D'Artagnan e, con il ricavato, realizzare il progetto da lui accarezzato negli ultimi anni di vita».

Dopo una serie di infruttuosi tentativi, la sorte arrise a Pietro Gallina: proprio l'ultimo giorno della permanenza nella metropoli statunitense riuscì a trovare un gallerista convinto della bontà delle opere di quel pittore un po' naif e un po' visionario. In breve fu organizzata una mostra (il cui catalogo, contenente pure una biografia del pittore, fu curato dallo stesso Gallina) che ebbe notevole successo al punto da trovare acquirenti per quasi tutti quadri. Si poneva, quindi, la questione dell'utilizzo della somma ricavata. Insieme all'amico Roy Zimmerman, che accettò di contribuire all'iniziativa anche conferendo propri risparmi, Pietro Gallina decise di impegnarsi nel "Progetto Ele D'Artagnan. Scuola internazionale di arti e mestieri", aprendo un istituto in Brasile.

La scelta cadde su Salvador e non fu casuale. «Scegliemmo Salvador» spiega Gallina «perché è città ricca di tradizione culturale e potenziali talenti, ma - salvo poche eccezioni - priva di organizzazioni in grado di farli emergere. Escluse in partenza città brasiliane dove operano già molte istituzioni no-profit, come Rio, San Paolo e in genere le città del Sud, optammo per Bahia tenendo presente anche che qui c'è più bisogno di un'organizzazione come l'ICBIE. Si pensi, ad esempio, che in tutta la Cidade baixa, (la città bassa di Salvador), che conta 150.000 abitanti, esiste una sola biblioteca comunale, peraltro scarsamente operativa. Sempre in quest'ottica, abbiamo poi stabilito di collocare la nostra sede in un quartiere come Ribeira, antico, bellissimo e ingiustamente dimenticato».

Trovato l'edificio adatto per l'ICBIE, il primo compito dei fondatori fu quello di restaurarlo. Come molti altri palazzi della zona, anch'esso, infatti, era stato lasciato in pessime condizioni. «Consideriamo esemplari, per la comunità di Ribeira, i lavori da noi eseguiti nel caseggiato» specifica con orgoglio Pietro Gallina «in quanto abbiamo preservato ciò che esisteva, nonostante le leggi in vigore in Brasile non tutelino il patrimonio urbanistico storico, tranne poche eccezioni. In teoria, quindi, potevamo anche abbattere quella che fu una casa di villeggiatura e costruire ex-novo».

La sala di consultazione libri

La sala di consultazione libri

Nel 2005 l'istituto ha iniziato i corsi, ottenendo un immediato riscontro da parte del comune di Salvador. «In meno di un anno dalla fondazione siamo stati riconosciuti come associazione di utilità pubblica, fatto rarissimo questo. Diverso, invece, il discorso dei rapporti con il Consolato italiano a Bahia, che non avendo mezzi a disposizione per la cultura, a causa delle ultime leggi finanziarie, si è limitato ad esprimerci un benevolo apprezzamento per il lavoro che stiamo svolgendo», aggiunge il presidente dell'ICBIE, il quale poi osserva: «Per il futuro auspichiamo maggiore collaborazione da parte italiana, in particolare per dare maggior risalto alla nostra cultura in questa città, dove non sono pochi i connazionali residenti e dove altri Paesi europei, segnatamente la Germania, sono molto più presenti in campo culturale.

Si pensi che il Goethe Institut di Bahia giunge finanche ad allestire opere del repertorio tedesco al Teatro Castro Alves!». Da Pietro Gallina apprendo anche che l'anno da poco conclusosi è stato per l'ICBIE ricco di eventi. A iniziare dalla settimana d'inaugurazione dell'istituto, svoltasi nel mese di gennaio, incentrata sull'esame finale del corso d'italiano e sulla successiva consegna dei certificati di studio ai partecipanti. Inoltre ci sono stati i saggi dei corsi di canto e teatro. Nel corso del 2006 sono poi state allestite cinque esposizioni di arti visive e fotografia e sono stati organizzati alcuni concerti, tra i quali spicca quello del pianista Stefano Greco, promosso dal Comitato nazionale italiano musica (Cidim).

Tutte le manifestazioni prevedevano l'ingresso gratuito e si sono tenute nella sede dell'istituto, tranne il concerto pianistico, ospitato presso la Casa d'Italia (con la formula dell'ingresso a sottoscrizione). La stampa locale ha dato ampio risalto ai vari eventi e di ciò i soci dell'ICBIE sono molto fieri. Nel corso dell'anno il palazzo di Ribeira ha poi ricevuto la visita di numerosi ospiti (per lo più critici musicali e musicisti), che hanno dato il loro apporto all'ICBIE, con lezioni, seminari e workshop. Per ospitarli si è ricorsi alle antiche case della servitù, che si trovano nell'ombreggiato giardino retrostante, e che a seguito del restauro sono state trasformate in appartamentini. Questi alloggi sono pure destinati a quanti, studenti o anche semplici visitatori, amano un turismo alternativo e si recano a Salvador per entrare direttamente a contatto con la realtà locale.

Fiore all'occhiello dell'ICBIE è la Biblioteca Leonardo da Vinci, specializzata in arte, musica, letterature e turismo. Sono oltre dodicimila i documenti posseduti, provenienti in gran parte dalla biblioteca del presidente, ma anche da donazioni di enti e privati. Tra essi si segnalano, oltre a una collezione di libretti d'opera e operetta, parecchie partiture. L'operatività della biblioteca (aperta finora ai soli soci) è stata limitata dal dover ricorrere all'apporto di volontari. Uno dei principali obiettivi per il 2007 è quindi quello di far decollare definitivamente il servizio offerto dalla biblioteca, come mi conferma Roy Zimmerman: «Dall'assemblea annuale dell'ICBIE è emerso che il problema principale è la scarsità di personale, in particolare abbiamo bisogno di una persona che lavori stabilmente in biblioteca, per consentirci di aprirla al pubblico. Ho quindi pensato di lanciare una sottoscrizione tra le famiglie dei miei studenti a Roma, al fine di raccogliere, mensilmente, la somma necessaria per stipendiare un bibliotecario, evitando così di affidarsi al solo volontariato. Nel far ciò sono confortato dal successo che ho già avuto presso l'American Overseas School di Roma, quando ho chiesto e trovato la disponibilità di miei colleghi a insegnare qui a Salvador».

Infine va detto che nei locali dell'Istituto vi sono un pianoforte a coda e uno elettrico Roland, due tastiere, chitarre, flauti, trombe, alcuni computer collegati a Internet, un'audioteca con 3000 tra cd, lp e audiocassette, e una videoteca con dvd e vhs di film e documentari in varie lingue. L'anno appena iniziato dovrebbe essere caratterizzato non solo dalla definitiva affermazione della biblioteca e dall'ampliamento dell'offerta formativa rappresentata dai corsi, ma anche da un importante sforzo organizzativo, essendo in programma un festival, a cui ha dato la propria disponibilità, tra gli altri, il noto trombettista di jazz Paolo Fresu. Poiché, poi, nel 2007 ricorre il duecentesimo anniversario della nascita di Garibaldi (personaggio, com'è noto, assai celebre anche in Brasile), sono in corso contatti con il compositore e direttore d'orchestra Marcello Panni, autore dell'opera Garibaldi en Sicile, che l'ICBIE vorrebbe far rappresentare a Salvador.

Tra i progetti futuri, la cui attuazione dipende in gran parte dal contributo di soci e sostenitori, siano essi persone fisiche o giuridiche, c'è la costruzione di un teatro (che dovrebbe essere dedicato a Carlo Goldoni). Lo spazio già esiste, ma, appunto, occorrono risorse finanziarie che possono esser recuperate solo grazie alla generosità di quanti hanno a cuore questa giovane, ma già molto attiva organizzazione. Di recente, inoltre, una visita lampo all'ICBIE dell'ambasciatore italiano in Brasile Michele Valensise - rimasto incantato dalla bellezza e funzionalità del centro culturale - ha dato qualche speranza in più, almeno a parole, sulla possibilità di ottenere qualche aiuto.

Chiacchierando amabilmente con Pietro, Roy e Marlene e visitando le sale di quella che fu residenza estiva di qualche ricca famiglia soteropolitana, il tempo è volato ed è giunta l'ora dei saluti (promettendo che presto tornerò qui). Il soleggiato - ma fortunatamente anche ventilato - pomeriggio di Salvador sta per cedere la scena al tramonto, che il lungomare di Ribeira permette di godere appieno, offrendo uno dei più affascinanti panorami di questa bellissima città.