Nel 2004 le esportazioni italiane sono aumentate dell11,7. Il Paese verdeoro secondo partner sudamericano dopo il Messico. E` quanto č emerso a Milano dalla Conferenza sull`America latina.
l Sudamerica si affaccia a Milano. Nel capoluogo lombardo si è tenuta, dal 17 al 18 ottobre, la seconda Conferenza nazionale sull'America latina, promossa dalla locale Camera di commercio. A due anni dalla prima edizione, dinanzi a un pubblico composto da rappresentanti della business-community (scarsa invece la presenza delle ong) e poco avvezzo a tematiche e problematiche di questa parte del mondo, a Palazzo Mezzanotte di Piazza degli affari si è fatto il punto sui rapporti economici tra Italia e Paesi latinoamericani e sulle attività, non solo imprenditoriali, dei loro cittadini nel Belpaese. Come premessa, i positivi dati del 2004 sul prodotto interno lordo dell'intera area e del Brasile in particolare, in crescita rispettivamente del 5,5 e del 5,2 per cento.
Ivan Joćo Guimarćes Ramalho, segretario esecutivo del ministero brasiliano per lo Sviluppo
Soddisfacente l'interscambio commerciale, ma i brasiliani preferiscono il made in Germany
Nel 2004 le esportazioni italiane verso il Brasile sono aumentate dell'11,7 per cento rispetto all'anno precedente, rendendo il paese verdeoro, destinatario del 21,8 per cento dell'export, il secondo partner latinoamericano più importante dopo il Messico. E se ai brasiliani il made in Italy piace sempre più, il vero boom si registra sul fronte delle importazioni da Brasilia, aumentate, tra il 2003 ed il 2004, del 23,7 per cento. Si è acquistato in Brasile, primo fornitore latinoamericano in l'Italia, per 2667 milioni di euro: dato molto superiore rispetto ai circa 1804 milioni d'euro, che rappresentano le esportazioni nazionali verso il paese sudamericano.
Grande interesse anche per i numeri che rispecchiano la propensione commerciale per il Brasile dei maggiori paesi europei, da cui a sorpresa risulta che è l'Olanda a costituire, con una quota di mercato del 25,3 per cento, il principale mercato di sbocco delle merci brasiliane nell'Europa a 15; l'Italia, col 12,4 per cento, occupa invece la terza piazza, alle spalle della Germania. Se l'export nazionale verso il Brasile è in crescita, con un flusso complessivo tutt'altro che trascurabile, tuttavia i brasiliani gli preferiscono di molto il made in Germany: è infatti tedesco il 31,9 per cento delle importazioni che provengono dall'Europa a 15. In questa particolare classifica l`importazione di merci italiane, col 13,7 per cento, si situa al terzo posto, superato anche da quelle francesi, che rappresentano il 15,3 per cento degli acquisti brasiliani in Europa.
L'interscambio di merci e servizi mostra un'entità di flussi complessivi ancora esigua ma in costante crescita, specie nel corso nell'ultimo anno. o. Tra i paesi latinoamericani il partner principale, sia per l'import che per l'export, è il Brasile, che da solo catalizza quasi la metà dell'intero commercio di servizi con i paesi dell'area. Limitandoci al suddetto paese, l'analisi per settori d'attività evidenzia l'importanza dei viaggi all'estero da e per il Brasile, che da soli rappresentano oltre metà di queste transazioni. Sul lato export è ben posizionato il settore dei servizi alle imprese (attività di marketing, pubblicità, consulenza per la direzione, ecc.) con un volume di affari, nel 2004, di 124,8 milioni di euro.
Scampato il «pericolo rosso» timida ripresa degli investimenti in Brasile
La Conferenza ha dedicato ampio spazio alle imprese italiane che investono in Brasile, facendo notare che lo scorso anno vi è stata un'inversione di tendenza rispetto al biennio 2002-2003 (contrassegnato da una vera e propria fuga di capitali), ma che si è ancora lontani dal recuperare completamente i migliori livelli del recente passato.
Nel 2004 il flusso degli investimenti dall'Italia ha raggiunto 115 milioni di dollari, dato ancora molto al di sotto dei 910,2 milioni di soli tre anni prima. Il Brasile si conferma in ogni caso, in America latina, la principale piattaforma produttiva per le aziende italiane: secondo dati del 2004 le imprese a partecipazione italiana sono 481 e danno lavoro ad oltre 76mila addetti per un fatturato di 13.706 milioni di euro. Sottolineata l`assoluta propensione per il Brasile da parte dell'imprenditoria italiana rispetto ad altre nazioni dell'area: se Argentina e Messico seguono a grande distanza, ospitando rispettivamente 230 e 140 imprese italiane, negli altri Paesi la presenza è piuttosto esigua.
L`intervento di Massimo D`Alema, parlamentare europeo e presidente onorario di Eubrasil
Brasiliani in Italia: tre donne su quattro, sette su cento imprenditori. Ma inviano poco denaro a casa
Secondo dati Istat aggiornati al 31 dicembre 2003 i brasiliani residenti in Italia sono 22533, il 13,1 per cento dei latinos presenti nel Belpaese. Solo le comunità di Perù ed Ecuador,
rispettivamente 44mila e 33mila residenti, superano quella brasiliana. Il dato che spicca con maggiore evidenza è l'elevata presenza femminile: il 72,4 per cento degli immigrati regolari brasiliani è donna. Secondo gli esperti, il fenomeno è legato a un buon numero di ricongiungimenti familiari e a migliori opportunità di lavoro nel settore dei servizi alle famiglie, ma non è limitato alla sola presenza brasiliana: la comunità cubana e quella dominicana fanno registrare quote rosa ancor maggiori, con l'82 ed il 72,5 per cento rispettivamente.
Va comunque rimarcata l'esiguità dell'immigrazione brasiliana (e latina in genere) rispetto al totale degli stranieri presenti nel nostro paese, che si contano ormai a milioni. Ciò ha spinto la Camera di commercio di Milano ad inserire, nel sondaggio "Immigrati dell'America Latina", una domanda provocatoria e ai limiti del politically correct: «Lei crede che bisognerebbe inserire delle quote per avvantaggiare l'immigrazione dai paesi dell'America Latina, più vicini per cultura e religione alla nostra, rispetto a altre etnie?». Il 17 per cento dei milanesi (a cui era diretta l'inchiesta) non ha avuto dubbi: l'immigrazione dall'America latina va senz'altro privilegiata, soprattutto perché si tratta di «popolazioni tranquille».
L'esito del sondaggio, reso noto nei giorni della Conferenza, ha confermato stereotipi e luoghi comuni di sempre, ma ha anche dimostrato quanto sia ormai affermata la convinzione che queste comunità sappiano integrarsi meglio rispetto ad altre. Questa capacità sembra confermata dai dati sullo sviluppo delle iniziative microimprenditoriali, senza dubbio valido indicatore del grado d'integrazione economica e sociale della comunità migrante.
Secondo una ricerca di Infocamere aggiornata al 31 dicembre 2004, in Italia sono presenti ben 2374 ditte individuali il cui titolare è un cittadino brasiliano; ancor più numerose, in ogni modo, le iniziative imprenditoriali argentine, 4313, e venezuelane, 3101.
L'imprenditorialità brasiliana, diffusa soprattutto nell'Italia settentrionale (672 imprese solo in Lombardia), non pare trascurare alcun settore d'attività economica. A prevalere, e non di poco, è il ramo delle costruzioni, a cui si dedica il 35,6 per cento delle aziende, seguito da quello immobiliare e dei trasporti. Seppure la propensione a fare impresa dei brasiliani in Italia superi il dato medio delle comunità latine, si è ancora lontani da venezuelani e argentini, tra cui sono imprenditori, rispettivamente, il 64 ed il 28 per cento dei residenti. E se l`imprenditorialità è diffusa tra uruguayani e cileni, non si può dire la stessa cosa per i brasiliani, tra cui è titolare d'impresa il 7 per cento dei residenti.
Sulla scorta dei dati forniti dall'Ufficio italiano cambi il Forum ha approfondito anche il fenomeno delle rimesse. Quelle verso il Brasile, pari nel 2004 a 3,44 milioni d'euro, rappresentano una quota molto minoritaria, lo 0,2 per cento rispetto a quelle totali degli immigrati. La comunità verdeoro, terza tra quelle latine per numero di presenze, in tema di rimesse in patria raggiunge solo il quarto posto dietro ad Ecuador, Colombia e Perù. In un`ottica più generale, la propensione dei brasiliani per l'invio di denaro all'estero (calcolata in base al numero dei residenti) non appare fortissima: ad esempio la comunità colombiana, che non raggiunge le 14mila unità, invia all'estero il doppio del denaro rispetto ai brasiliani.
Emigranti italiani di successo: il ristoratore sul grattacielo e la donna dei lucchetti
L'incontro non si è limitato a fornire dati macroeconomici, microeconomici e commerciali, ma con intento celebrativo ed autocelebrativo non ha omesso di esaltare le storie personali e professionali di imprenditori italiani che hanno costruito la propria fortuna in America latina. Tra quelli che hanno fatto fortuna in Brasile, fari accesi anzitutto su Sergio Comolatti, presidente dell'omonimo gruppo che, con oltre 2mila addetti, è diversificato nei comparti più disparati: dai veicoli al settore immobiliare sino all'esclusivo ristorante di San Paolo `Terraça Italia`, conosciuto in realtà, più che per le specialità gastronomiche per la stupenda vista panoramica che si gode dall'alto dei suoi 165 metri di altitudine.
E non potevano essere dimenticate neppure le vicende della famiglia Papaiz, d'origini bolognesi e fondatrice del gruppo omonimo, tra i leader nel settore del design e degli infissi. Papaiz è tra i cognomi italiani più popolari in Brasile, date le decine di milioni di persone che hanno in tasca una chiave con impresso quel nome tipicamente friulano (si veda l`articolo che `Musibrasil` ha dedicato alla scomparsa all`ex presidente del gruppo: http://musibrasil.net/vsl_art.asp?id=669). Attualmente Sandra Papaiz, vice presidente ed amministratore finanziario dell'impresa, è impegnata sia nel settore no-profit che in politica, ricoprendo la carica di assessore allo sviluppo nella giunta rossa di Diadema, cittadina industriale dell'interior di San Paolo e storico feudo del Partido dos Trabalhadores.
Lula "virtuale" delude la platea, Bombassei (Confindustria) incoraggia investitori in Brasile
Durante i lavori, il presidente della giunta regionale della Lombardia Roberto Formigoni ha fatto il punto su accordi e progetti di collaborazione che l'ente ha stretto, negli ultimi anni, con i paesi latinoamericani. Ha ricordato i due viaggi in Brasile, nel 2000 e nel 2002, l'impegno della Regione per sviluppare in loco poli industriali e distretti settoriali e il cofinanziamento, per un valore di circa quattro miliardi di euro, di 36 progetti di cooperazione allo sviluppo, localizzati in 14 Stati brasiliani. Ha infine fatto cenno al Punto operativo, ufficio per il sostegno alle imprese italiane che Promos, l'azienda speciale della Camera di commercio di Milano per l'internazionalizzazione, gestisce dalla sede di San Paolo.
L'assenza di Inácio Lula, presidente della dodicesima potenza mondiale ha lasciato un retrogusto amaro per organizzatori e astanti: il protrarsi degli impegni nella capitale italiana non gli ha consentito di intervenire direttamente. Ha però optato per la presenza virtuale, garantitagli dal collegamento in videoconferenza, in diretta dall'ambasciata romana. «Questo è un momento virtuoso», ha spiegato, riferendosi sia alla svolta democratica sudamericana sia alle «politiche d'integrazione che ci faranno crescere in modo univoco». Ha quindi definito la costruzione di vie di comunicazione e la ricerca di giacimenti di gas come le migliori opportunità d'investimento in Sudamerica e ha poi aggiunto: «Credo che il ventunesimo secolo potrà essere il secolo dell'America latina, soprattutto se svilupperemo una politica sociale forte, per garantire ad esempio l'accesso all'istruzione dei meno abbienti».
Tra gli interventi più rimarchevoli, quello di Ivan João Guimarães Ramalho, segretario esecutivo del ministero per lo Sviluppo, chiamato a sostituire il ministro Luiz Fernando Furlan, altro assente dell'ultima ora. Ha parlato del lungo e faticoso negoziato tra Mercosul ed Unione europea, evitando però le osservazioni più provocatorie che invece non ha lesinato, alcuni minuti più tardi, Massimo D'Alema. «L'accordo tra Mercosul e Unione europea avrà conseguenze fortissime, soprattutto nel settore dell'agroindustria. Amplierà l'intero spettro delle relazioni commerciali tra le due parti, e particolare attenzione sarà rivolta all'Italia» ha detto Ramalho, secondo cui «non sono mancate le preoccupazioni da entrambe le parti, ma adesso si sta profilando un effettivo consenso. Da parte dei nostri governi si è manifestata la disponibilità a ridurre tariffe e ad aprire i mercati; e noi speriamo che anche da parte dell'Unione europea si faccia strada la ferma volontà di ridurre i sussidi e le barriere ancora esistenti, al fine di un'effettiva crescita dei commerci».
Il dirigente brasiliano ha poi descritto l'andamento delle relazioni commerciali tra Unione europea e Brasile nell'ultimo quadriennio, rimarcando che se nel 2001 il commercio di prodotti agricoli raggiungeva a malapena i cinque milioni di dollari, nel 2004 il valore dell'interscambio è addirittura raddoppiato: «Il potenziale di crescita è molto grande, ma affinché questa crescita sia effettiva è necessario che ambedue le parti eliminino o almeno riducano le barriere commerciali, cosa per cui già vedo una diffusa volontà». Un accenno anche ai rapporti commerciali Italia-Brasile che, a suo dire, nel 2004 hanno fatto registrare un record di crescita.
Alla due giorni milanese non sono mancati gli industriali. Molto lo spazio concesso al vice presidente di Confindustria, Alberto Bambassei, che ha dedicato gran parte del proprio intervento al crescente interesse dell'industria italiana per il Brasile: «Siamo molto interessati alla positiva evoluzione degli ultimi anni che ha portato una costante ripresa degli investimenti, sulla quale hanno influito anche una maggiore stabilità delle istituzioni, della democrazia e delle politiche fiscali e di sviluppo, che sono più coerenti e rigorose». Quindi Bombassei, iscrivendo anche Confindustria nell'ancora folta schiera dei lulisti italiani, e lanciando sperticate lodi al rigore economico targato Palocci, ormai nemico giurato della sinistra radicale non solo brasiliana, ha chiamato a raccolta: «Per la terza settimana di marzo del 2006 Confindustria ha programmato una grande missione imprenditoriale a San Paolo, Belo Horizonte e Brasilia. Vi sono già iscritte, a tutt'oggi, oltre trecento aziende».
Il vice di Luca Cordero di Montezemolo ha ricordato il recente accordo di collaborazione tra industriali italiani e quelli paolisti (Fiesp), volto a sostenere piccole e medie imprese, al fine di promuovere gli investimenti reciproci. In sintesi le parti si impegnano a facilitare l'espansione del commercio e degli investimenti tra i due paesi, con particolare attenzione alla creazione di un distretto del mobile italiano nell'area di Uberlândia.
Bombassei ha infine manifestato preoccupazione per una proposta di riforma delle regole sindacali, in discussione a Brasilia: a suo parere un'eventuale modifica di quelle attuali porterebbe alla crescita di rigidità e conflittualità, sfavorendo la capacità di attrazione degli investimenti. Insomma un chiaro altolà a una possibile svolta a sinistra della politica economica brasiliana.
Le critiche di D`Alema al protezionismo europeo
Interessante quanto scarsamente applaudito l'intervento dell'ex premier Massimo D'Alema, presidente della delegazione per le relazioni con il Mercosul del Parlamento europeo e presidente onorario di Eubrasil: «Penso al momento di travaglio che vive il Brasile, allo stacco tra le aspettative intorno alla presidenza di Lula e alla fragilità di un sistema politico frantumato, parcellizzato, con la mancanza di una solida maggioranza parlamentare e tutti i problemi che ne sono derivati e che sono noti all'opinione pubblica».
Nel descrivere le estenuanti trattative Ue-Mercosul, D`Alema ha poi criticato i negoziatori d'oltreoceano, che ultimamente si sarebbero irrigiditi, convinti di poter trarre maggiori vantaggi da accordi multilaterali in sede Omc (Organizzazione mondiale del commercio), piuttosto che bilaterali con l'Unione europea.
Infine non ha risparmiato una dura critica all'intero impianto comunitario: «A questi negoziati c'è sempre un grande assente: il cittadino. Penso al fatto che l'Europa si sta battendo per evitare che prodotti agricoli di alta qualità e a basso prezzo arrivino sui nostri mercati: se il cittadino lo sapesse si farebbe un'idea un po' strana. Ancora siamo preoccupati dal fatto che carne bovina di ottima qualità ed a basso prezzo possa arrivare sul nostro mercato. Se lo sapesse la massaia...».