Il salvagente

Elis Regina & Tom Jobim: `Elis & Tom` - Se una rubrica come questa ha un senso, non si può trovarne esempio migliore di quello rappresentato da questo disco, presente in ogni possibile classifica.

Se una rubrica come questa ha una propria ragion d’essere, non si può trovarne esempio migliore di quello rappresentato da questo disco, presente in ogni possibile classifica dei migliori dischi del secolo. Del resto, difficilmente avrebbe potuto fornire esiti meno che memorabili l’incontro tra Tom Jobim, il genio riconosciuto, e Elis Regina, forse l’artista che ha tenuto più strettamente tra le proprie grinfie l’anima stessa del Brasile, che accarezzava, stimolava, vezzeggiava e avvolgeva con la propria divina voce. Le comode architetture sonore ordite da Tom sembravano fatte apposta per ospitare il calore bianco portato da Elis, e questo disco ne è l’inconfutabile esempio. La storia di questo progetto è nota: nel 1974, Elis celebrava il proprio decennale presso l’etichetta Phonogram. Come premio per gli eccellenti risultati commerciali, ottenne di volare a Los Angeles, per incidere con Tom Jobim. Il 2 febbraio 1974, Elis e l’allora marito Cesar Camargo Mariano volarono a LA., portando con sé João Marcello Bôscoli, il produttore Aloysio de Oliveira e i fidi musicisti Hélio Delmiro (chitarra), Luizão (basso), and Paulo Braga (batteria. Le registrazioni vennero effettuate tra il 22 febbraio e il 9 marzo. Tom non fu entusiasta dell’idea che Cesar scrivesse gli arrangiamenti e suonasse il piano elettrico, ma fece buon viso a cattivo gioco, anche se avrebbe preferito Claus Ogerman e l’accompagnamento al piano acustico. Come disse in seguito Aloysio de Oliveira, fu un ottimo risultato il fatto che, date due personalità così forti, le sessioni terminassero senza che le due stelle se ne andassero, o si mandassero a quel paese a vicenda. Per capire il risultato di questo accostamento potenzialmente esplosivo, basta comunque il brano d’apertura, “Aguas de Março”, che acquista la propria versione definitiva nella voce di Elis, la quale può permettersi persino di ridacchiare e vocalizzare verso la fine del pezzo, in un gesto che ricorda tanto il paio di baffi disegnato da Duchamp sulla Gioconda, ed ha lo stesso significato di rispetto e dissimulato amore per un brano immortale. Inutile esaminare i singoli brani, ma vi sono alcuni “primi inter pares”, come, oltre al precedente, “Só tinha de ser com você”, in cui si scopre che la voce di Elis è ancor più perfetta quando duetta con il pianoforte elettrico di Cesar Camargo Mariano. Degno di ulteriore nota anche il duetto vocale tra i nostri due in “Soneto de separação”, sostenuti da un arrangiamento orchestrale ricco di tensione e pathos. Elis Regina ha mostrato, in questo disco, di essere capace anche di inusitate raffinatezze, come in “Triste”, o in “Inutil Paisagem”, che chiude un disco obbligatorio o, meglio, essenziale per chi ama la musica.

La copertina del disco

La copertina del disco