Belo Monte: le ambiguità della Funai
Sulla diga di Belo Monte cala la censura e anche la Funai (Fundação Nacional do Índio), che in teoria dovrebbe essere contro la diga, nicchia.

Belo Monte, stop subito!
L’ultimo incontro, tenutosi tra circa duecento rappresentanti delle comunità indigene, funzionari di Norte Energía (la società che si è aggiudicata l’appalto dei lavori), esponenti del governo e membri della Funai, era iniziato nel peggiore dei modi, con il tentativo, da parte delle istituzioni, di escludere dai lavori i giornalisti, chiamati appositamente dal Movimento Xingu Vivo Para Sempre. Superato il tentativo di oscuramento mediatico, i cacicchi indigeni sono venuti al dunque, denunciando le responsabilità della Funai nella concessione del via libera ai lavori. Sembra che la Fundação Nacional do Índio abbia garantito in più circostante un monitoraggio costante della situazione, ma nei fatti non si è mai adoperata affinché le perplessità degli indigeni fossero accolte. “Quelli del Funai fanno solo promesse”, lamentano gli indios. Intanto l’inquinamento del fiume costringe le comunità a bere acqua contaminata, mentre i bambini sono costretti a fare il bagno nel Rio Xingu vestiti, poiché si registrano già molti casi di pelle irritata. E siamo solo all’inizio dei lavori.
Sconcertante l’epilogo dell’incontro: agli indios sono stati promessi dei risarcimenti in denaro, dai tempi assai incerti, ma di fatto la riunione tra le parti si è conclusa con un nulla di fatto.


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