L’inchiesta di Napoli porta in Brasile
Uno dei filoni dell’inchiesta di Napoli, che coinvolge il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi insieme ai faccendieri Valter Lavitola e Tarantini, avrebbe al centro delle intercettazioni anche la politica brasiliana e gli affari italiani nel paese verdeoro.
Lo rivela l’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, che pubblica stralci di telefonate in cui sono coinvolti il presidente ed il direttore commerciale di Finmeccanica, Francesco Guarguaglini e Paolo Pozzessere. Lavitola e Pozzessere conversano sulla direzione che prenderanno gli affari italiani in Brasile commentando alcune notizie ricevute da un altro Valter, Tarantelli, dirigente di Telespazio Brasile. Dalla telefonata tra il direttore commerciale di Finmeccanica e Lavitola emerge che l’impresa italiana gradirebbe un cambio al vertice del Planalto, in particolare preferirebbero che arrivasse alla presidenza Michel Temer, vicepresidente di Dilma Rousseff. Si ragiona sull’avvicendamento in relazione al linfoma che ha avuto la presidenta nel 2009. In ballo, scrive Il Fatto Quotidiano, “c’è un contratto di sei miliardi di commesse navali e militari in Brasile che coinvolge Finmeccanica e Fincantieri”. Temer risulterebbe amico di Tarantelli e Pozzessere, e quindi ritenuto un interlocutore affidabile da Finmeccanica per l’attribuzione delle commesse in un momento in cui i rapporti tra Italia e Brasile sono gelidi a causa del caso Battisti. In un’altra telefonata emerge, infatti, tutta la preoccupazione di Guarguaglini e Pozzessere in seguito alla decisione definitiva della Corte Suprema brasiliana a favore della scarcerazione dell’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac) e di eventuali ripercussioni sugli affari in corso.
Un cambio di presidenza, secondo gli indagati, avrebbe aiutato Finmeccanica ad ottenere le commesse tanto desiderate.



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