Un incontro con Frei Betto
Dilma Rousseff e Obama, il ruolo del Brasile a livello internazionale e i guasti del capitalismo fino all’impegno a fianco dei diseredati: Frei Betto ha parlato di tutto questo e molto altro in un incontro a tutto campo svoltosi pochi giorni fa in provincia di Siena.
Le domande dei presenti al frate domenicano partono dall’attualità, al giorno d’oggi, che può ancora rivestire la Teologia della Liberazione (Tdl). Frei Betto spiega che era nata in una situazione di povertà e oppressione che fino a non molto tempo fa attanagliava tutta l’America Latina, prigioniera delle dittature militari. La Teologia della Liberazione si faceva portavoce, appunto, di una forza liberatrice, ad esempio quella che aveva dato una forte spinta al governo sandinista nell’ottenere l’appoggio di ampia parte del popolo nicaraguense duranet la rivoluzione del 1979. La Tdl non è scomparsa, garantisce Frei Betto, e non si può affermare che abbia perso la sua vivacità ma, più semplicemente, è cambiato il contesto in cui opera. La Tdl oggi non lotta più contro le dittature, ma ha assunto un ruolo di primo piano in merito a temi sociali cruciali, quali l’impegno per sradicare la povertà, la sobrietà quotidiana e l’ecologia solidale. Del resto più volte, qui su Musibrasil, ci siamo occupati del lavoro delle comunità di base e dei sacerdoti vicini ai movimenti indigeni e contadini, si pensi solo alle forti critiche verso le grandi opere che il governo brasiliano (da Lula a Dilma) sembra incentivare quotidianamente. Proprio a Dilma e al lulismo Frei Betto dedica sorprendentemente una certa apertura, nonostante il frate domenicano abbia abbandonato il primo governo Lula, in cui rivestiva il ruolo di delegato al Programma Fame Zero, per divergenze con la linea dell’ex operaio metallurgico. Frei Betto elenca gli aspetti positivi dell’epoca lulista. Innanzitutto lo stesso programma Fame Zero, che pure contiene forti tratti assistenzialisti soprattutto nella Bolsa Familia, ha comunque permesso ad oltre venti milioni di brasiliani di sfamarsi. Gli elettori sembrano aver gradito la presidenza Lula al pari di quella, appena iniziata, di Dilma Rousseff. Secondo i sondaggi citati da Frei Betto l’esecutivo Rousseff godrebbe già di buone percentuali di consenso. Inoltre, Lula ha avuto il merito di diversificare le relazioni commerciali del Brasile, fino all’inizio del 2000 del tutto subordinate ai consigli interessati degli Stati Uniti. Lula, e adesso Dilma, stanno restituendo al Brasile quella sovranità territoriale e politica di cui mai aveva goduto in precedenza. Il gigante verde-oro ha assunto un ruolo di primo piano in campo internazionale, a partire dal prestigioso ruolo di mediazione in occasione della guerra dichiarata alla Libia. Anzi, denuncia Frei Betto, il presidente degli Stati Uniti Obama ha messo in grande difficoltà proprio il Brasile durante il suo viaggio lampo in America Latina. E’ stato infatti lo stesso Brasile il paese da cui Obama ha dichiarato guerra alla Libia e concesso il via libera ai militari a stelle e strisce: un comportamento assai poco elegante per Frei Betto.
Il frate domenicano però non ha parlato solo dell’attualità, ma ha dedicato anche una parte non secondaria del suo intervento al rapporto tra fede, politica e religione. Partendo dalle disuguaglianze prodotte dal capitalismo, “che esclude ancora dai progressi tecnologici due terzi della popolazione mondiale”, il teologo brasiliano ha posto l’accento sul ruolo invasivo del mercato e della mercificazione di ogni tipo di bene. L’Omc (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) vorrebbe trasformare perfino l’istruzione in una merce vendibile e commerciabile, togliendola così dai diritti fondamentali dell’umanità e sottraendole il ruolo di bene comune. Secondo questi presupposti potrà accedere ad un’educazione di qualità solo chi potrà permetterselo, ma così facendo si permette al mercato di pervadere le nostre vite e renderle schiave della sua idolatria. Al contrario, Frei Betto ritiene compito fondamentale dell’essere umano l’impegno per un paradigma di solidarietà nell’economia e nella politica in grado di combattere e disinnescare le disuguaglianze sociali presenti nella nostra società. Si tratta di una società strutturata in maniera profondamente ingiusta, riflette Frei Betto, poiché non si indigna di fronte ad oltre la metà degli abitanti del pianeta che vive sotto la soglia della povertà.
Infine, Frei Betto ha ricordato Monsignor Romero, il cui anniversario ricorreva solo pochi giorni fa, il 24 marzo 1980. Romero fu ucciso dagli squadroni della morte salvadoregni (equipaggiati e foraggiati dagli Stati Uniti) per il suo messaggio spirituale di forza politica: la Chiesa, conclude, dovrebbe tenere una posizione profetica e di denuncia sull’esempio del vescovo salvadoregno, ma spesso si occupa solo conquistare persone devote alla sua dottrina.





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