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    Cibelle: “Las Venus Resort Palace Hotel”

    Scritto da Mauro Montalbani • 7 ottobre 2010 • Stampa questo articolo

    Il più recente album di Cibelle, multiforme autrice e interprete paulista, ma oramai in realtà più di casa a Londra, esprime un ulteriore passo verso le suggestioni musicali exotiche che già affioravano nei precedenti lavori. Il risultato, diciamolo subito, non  sempre all'altezza, poiché a volte il disco soffre di eccesso di carne al fuoco, pur mantenendo l'eleganza e l'autocoscienza di fondo di cui Cibelle è dotata. Pensato come un concept album, che dipinge le avventure dell'avatar Sonja Khalecallon (Cibelle) Y Los Stroboscopious Luminous, all'interno della hall dell'ultimo hotel rimasto su ciò che resta della terra dopo una non meglio precisata catastrofe cosmica, il disco è prevalentemente composto da materiale originale, eccetto tre cover che rendono palesi alcune delle fonti di ispirazione del progetto.

    La copertina del disco

    La copertina del disco

    Anzitutto, la sensuale “Underneath the mango tree”, composta da Monty Norman e cantata originariamente da Ursula Andress, che appariva dal mare come un'indimenticabile Proserpina in bikini bianco, nel film di James Bond “Dr. No”; uno di quei brani in cui Cibelle ci ricorda perché è considerata una delle artiste più promettenti del Brasile. In secondo luogo la exotico-tronica “Lightworks”, composta da Raymond Scott, una delle icone della musica incredibilmente strana, e resa in modo molto elegante e per nulla caotico da Cibelle, con un contributo speciale da Apollo Nove al moog. Infine, la deliziosa “It's not easy being green”, che proviene direttamente dallo show Sesame Street di Jim Henson, e originariamente cantata nientepopodimenoche da Kermit la rana, una chicca per chitarra e voce che vorremmo vedere cantare da Cibelle assieme a Kermit in persona, ma difficilmente succederà. Il resto del disco, pur non privo di momenti di rilievo come “Sad piano” o la seguente “Frankenstein”, in cui pare riecheggiare il fantasma dei Los Lobos, soffre della mancanza di canzoni abbastanza di qualità da funzionare anche senza gli orpelli, raffinatissimi, degli arrangiamenti in cui Cibelle è vera maestra.

    Anche “The gun and the knife”, a dire il vero, pur indulgendo in una certa teatralità, risulta un buon esempio di rarefatto post-folk, grazie probabilmente anche all'apporto di Sam Genders, già componente dei Tunng, gruppo piuttosto noto nel campo del folk sperimentale inglese. In questo disco non mancano né i momenti, né gli ingredienti giusti, che avrebbero potuto creare  un'opera memorabile: solo, di momenti giusti ve ne sono pochi, mentre di ingredienti giusti ve ne sono a volte sin troppi, e il disco ne risente, pur rimanendo uno dei pochi esempi attuali di originalità e ispirazione creativa.



    Tagged as: cibelle, mpb, musica brasiliana

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