Scuola, Ocse boccia Italia e Brasile
L'Ocse, Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (in inglese Oecd), ha presentato due giorni or sono a Bruxelles il rapporto "Education at a glance 2010", in cui vengono messi a confronto i sistemi scolastici di trentotto nazioni. Dal dettagliato studio emergono considerazioni diffusamente negative per Italia e Brasile.

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Il modello italiano non viene ritenuto all'altezza di quello dei paesi più sviluppati. In Italia, meno del 70 per cento delle persone tra i 25 e i 34 anni di età e poco più del 30 per cento di quelle tra i 55 e i 64 porta a termine il ciclo di istruzione secondaria. Peggio fanno solo cinque nazioni, tra cui il Brasile. Il nostro paese è penultimo quanto a quota di pil assegnata al settore istruzione, solo il 4,5 per cento. Il Brasile fa un po' meglio, con il 5,2. Da noi, gli insegnanti sono mal pagati e gli studenti restano in classe per oltre 8mila ore (media Ocse 6.777), con uno scarso rendimento. L'Italia è sotto media rispetto al numero di cittadini che svolge un lavoro confacente al proprio grado di istruzione. Il generale livello qualitativo della formazione è molto basso. Il ministro italiano dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, si dichiara soddisfatto dei dati dello studio, che «conferma le valutazioni del governo e dimostra come sia necessario ottimizzare le spese per l’educazione, esattamente quello che stiamo facendo». Tornando al Brasile, gli indicatori Ocse pongono il paese in ultima posizione, tra tutti quelli considerati, relativamente a una poco lusinghiera specificità: oltre la metà della popolazione verdeoro tra i 25 e i 64 anni non completa la scuola secondaria. Sorprendentemente, il tasso di disoccupazione è minore tra questi (4,7 per cento) rispetto a quanti sono in possesso di un diploma di scuola superiore (6,1). Un dato in controtendenza rispetto a quelli registrati nei paesi più sviluppati. Tra le ragioni del paradosso, l'elevato tasso di disoccupazione delle donne diplomate (8,5 per cento). Un altro fattore sarebbe la struttura dell'economia brasiliana, che fino ad oggi ha richiesto un'alta percentuale di manodopera non qualificata.
Una tendenza positiva si registra in merito alla spesa per l'educazione, che ha rappresentato il 16,1 per cento degli investimenti effettuati dal settore pubblico. Una percentuale che indica un aumento di quasi cinque punti rispetto al dato del 1995, quando il governo brasiliano investì in educazione l'11,2 per cento del budget destinato a interventi sociali.

