Chi lavora, il ciel l’aiuta
Un ragazzo a piedi scalzi lo apostrofa indicando dei libri a terra. È seduto vicino a un vecchio disteso sopra un carrello stracolmo che sembra il misero tesoro di un vagabondo. Il milanese di Gallarate lascia vagare lo sguardo fra i titoli in bella mostra sul telo impolverato. Un libro tre reali, tre libri cinque, gli propone la giovane voce entusiasta. Un fare coraggioso in un corpo minuto, una chioma castana che si apre come un cespuglio e due occhi troppo chiari per essere un figlio legittimo.
«Di dove sei?», chiede il ragazzo, percependo l’accento straniero.
«Italiano. Mi chiamo Carlo».
«Carlos? Meu nombre es William. Bienvenido!», risponde entusiasta il piccolo raccattarobe tendendo la mano.
«Ma questo non è italiano, è spagnolo. Dove l’hai imparato?», gli domanda Carlo sorpreso.
«Leggendo i libri. Mi piace leggere».
Il sorriso aperto sottolinea le guance esili. Non sembra molto in carne.
«Quanti anni hai?».
«Diciotto», risponde vagando con lo sguardo. A prima vista gliene mancheranno un paio, ma in Brasile non si può dire. Quel dinamismo gli fa onore, non è raro scoprire che chi vive in strada è più sveglio. È così che si incontra la purezza in natura, gemme mischiate alla roccia, pagliuzze luccicanti nascoste fra i flutti di un fiume melmoso. Il fiume della strada colora di miraggi offuscati dalla cachaça da poco prezzo, guardando dal basso in alto i sogni altrui. Tuttavia gli occhi luminosi e il sorriso vivace danno a William un’aura di piccolo principe decaduto. Carlo gli lascia cinque reali e porta via tre libri polverosi. Lo vede correre verso un bar con quel misero gruzzolo per comperare un piatto pronto di riso e fagioli.
E’ così lineare il bisogno: raccattare, vendere, mangiare, riflette Carlo paragonandolo ai complessi meccanismi della civiltà alla quale appartiene. Sorridendo pensoso, lascia in omaggio i libri sulla bancarella di un altro robivecchi.
Girare con le havaianas ai piedi nel calore sudato di febbraio è una soddisfazione appagante, per un turista intriso di umidità delle fredde regioni europee. Palazzi antichi e statue di condottieri rievocano nel quartiere di Gloria le battaglie tra portoghesi, francesi e indio sulle alture che dominano la baia di Guanabara. In queste terre, che formavano l’allora Francia atlantica, il nobile capitano Estacio de Sá fu trafitto dalle frecce esattamente come san Sebastiano, protettore della Rio de Janeiro che egli aveva contribuito a fondare nel lontano 1565. Sul luogo dove fu eretta la prima cappella ex-voto, oggi la chiesa di Nossa senhora de gloria do Outerio domina l’area di mare bonificata per dar spazio al parco di Flamengo. La bonifica sociale sembra una sfida più ardua.
Lungo i marciapiedi ci sono i venditori di portacellulari, braccialetti verdeoro, dvd pirata, formaggio casareccio, caramelle, noci del Pará; tutti riuniti sotto l’arte dell’arrangiarsi. Poco più avanti c’è il chilometro degli oggetti usati: un alito di vintage è offerto dalle fila di vecchi lp in vinile, in perenne attesa di qualche collezionista. La proliferazione di mercatini improvvisati propone giornalmente le sue figure di riferimento: la vecchia dai capelli cotonati, la mamma incinta circondata da un vociante kindergarten improvvisato, il vecchietto azzimato col cappello da guerra d’indipendenza.
Un estratto democratico di sopravvivenza nella strada che resiste al richiamo del crimine sbarcando il lunario con un po’ di dignità, timorosa di percorrere sino in fondo l’affollata scorciatoia che rotola nell’illegale, o forse incapace di ritagliarsi uno spazio più rapace. In spiaggia o in strada si arrotonda facilmente, dribblando l’indigenza e la polizia municipale. Le povere cose sono allineate nella calzata dei pedoni, adagiate in terra su un lenzuolo, o appoggiate al muro di un edificio, sorpresi da qualche scaglia di sole che saetta fra gli alberi. Fra la mercanzia esposta ci sono cavi inutilizzabili, citofoni estirpati, vhs degli Anni 80, scarpe usate, cellulari appartenuti alla regina Catarina del Portogallo, bottiglie di vetro colorate, riviste bisunte di viaggi, sesso e gossip, moncherini del passato carnevale e foto incorniciate di avi altrui. Lasciandosi sudare, Carlo va lentamente a zonzo ciabattando guardingo, scrutando la spensieratezza della gente dilungarsi senza fretta nel tramonto.
Gloria è considerato il primo quartiere della zona sud carioca, confinante col centro e con Lapa. Nel sedicesimo secolo l’area era conosciuta col nome di Uruçu-Mirim, piccola ape. L’operosità è rimasta nei negozi pieni di mercanzie di bassa qualità, nelle strade di pietra percorse da un viavai incessante, nei banchetti vocianti traboccanti di penne e caramelle, reggiseni e bermuda, frutta e dvd pirata. Carlo risale la strada dell’antico Saint-Germain-des-Prés carica di hotel imponenti che dalla fine dell’ottocento servivano da residenza per i deputati e i senatori in esercizio a Rio de Janeiro, allora capitale della nazione. Allunga lo sguardo per cercare quella camicia troppo grande, quei capelli arruffati, angelo disinvolto all’ombra dei vecchi palazzi ispirati all’architettura parigina. Lo scorge seduto in terra, davanti al suo mini paradiso della spazzatura. Gli occhi vigili lo scorgono da lontano.
«Mio re!», grida alzandosi in piedi con le mani al cielo.
Carlo si avvicina nascondendo la soddisfazione di essere riconosciuto in mezzo a mille.
«Non chiamarmi così», minimizza, informandomi su come va il lavoro.
«Ecco, ti presento il mio chiosco», mostra solenne elencandogli gli oggetti: «qui c’è tutto quello con cui lavoro per poter guadagnare qualcosa. E’ tutto brecho, cose che trovo per terra, nella spazzatura, mi do da fare altrimenti rimango a pancia vuota. C’è un sacco di cose gettate via che nessuno lo sa, ma sono ancora di valore: io raccolgo cose utili, scarpe, vestiti, orologi, borsette, foto: c’è sempre qualcuno che non può comprare cose nuove, o che cerca cose vecchie. Le foto in bianco e nero valgono denaro. Foto di città, foto di Italia», aggiunge con speranza. «E’ meglio chiedere che rubare, perché rubare è brutto; ci sono ragazzi della strada che sniffano colla, scippano e finiscano in galera e non tornano più. Io preferisco cercare cose per la strada. Chi lavora, Dio l’aiuta», sentenzia. Slogan sfocato nella memoria, ascoltato da un padre solo intravisto, o da un vecchio che ne faceva le veci. Perle di saggezza di strada che recitano un’identità.
«Ti dico una cosa», continua. «Ieri un tizio ha trovato nella spazzatura venti barrette di oro, si è trovato con una fortuna dall’oggi al domani senza sapere». Fruga in un sacchetto. «Guarda qui, queste sono banconote vecchie. Mille Cruzeiros, settecento cruzeiro, cento Cruzados; carta moneta che non vale niente, la gente vuole cose vecchie e questa è carta ancora nuova».
«Che cosa ti piacerebbe fare nella vita? », getta lì banale.
«Giocare a calcio.
«Ah, per andare in Italia.
«Chi lo sa, finire in una squadra ricca, con Batistuta, Totti, Crespo», e continua a elencare nomi.
Oggi niente libri o scarpe che non userà mai. Carlo gli lascia due reali per comprarsi un salgado al prosciutto e formaggio nel bar di succhi all’angolo.
«Ah, ti ha mandato il cielo», lo ringrazia.
«William, smettila di incensarmi. Buon lavoro, ci vediamo», lo saluta.
Lo osserva andare e poi aggrotta le ciglia.
«Calos, vero?»…
«Sarebbe Carlo», lo corregge. «Ma hai buona memoria. Comunque gli amici mi chiamano Karl».
«Mio re, ti avevo visto arrivare da lontano, sapevo che saresti arrivato anche oggi», assicura.
Carlo già si sente a disagio. Non vuole essere considerato la fortuna di qualcuno, soprattutto odia i precedenti pericolosi. Gli basterebbe gettare qualche chicco, senza curarsi se germoglia. Lo imbarazza farsi vedere fermo a parlare con un ragazzino: uno straniero è oggetto di sospetti a differenza di un brasiliano, comprensibile sproporzione di pesi e misure comportamentali. Quando il sesso esplode in strada a dodici anni, a diciotto si è già scafati. Ecco perché le storie di zii che insidiano i nipoti sono infinite, in una pratica che non scandalizza più di quanto in Italia non faccia la raccolta di funghi senza permesso. Perché sedurre un minore quando le strade sono piene di ogni bendidio? Sembra essere l’idea sottintesa. Forse non si sarebbe fermato se l’accattarobe fosse stato un cinquantenne lacero e stantìo. Ma a volte fa bene scambiare due parole senza pregiudizi, è come bere a una fontana non ancora inquinata dalla cattiveria.

Rio de Janeiro, la chiesa di Nossa Senhora da Gloria
Piazza Parigi è un vero giardino francese, con aiuole, bounganville e statue che si riflettono in lunghe piscine contornate da marmi. Sullo sfondo le antiche facciate decorate si confondono coi moderni grattacieli di vetro brunito, raccontando di una umanità dalle storie divaricate che convive ai suoi piedi. La torre della chiesa imperiale di Nossa Senhora sorveglia questo miscuglio di lotte e suppliche.
La passeggiata fra le mercanzie variopinte lo riporta quasi giornalmente all’incontro con William, dignitoso nei bermuda più grandi di lui, magro, i capelli che esplodono come un cespuglio tropicale. I piedi scalzi sono anneriti, la faccia pulita, il sorriso radioso esprime indipendenza. A casa Carlo ha diversi vestiti che vorrebbe gettare via e gli viene un’idea.
«Ho delle cose ancora seminuove di cui voglio disfarmi, ti interessano?»
«Cosa sono, fotografie dell’Italia?
«Libri, delle casse di computer, pantaloni e magliette».
Gli occhi si illuminano.
«Andiamo a prenderli».
«Adesso?».
«Subito!».
Non perde tempo Willliam. Agguanta la palla prima che il rimbalzo gliela porti lontano.
Si incamminano fianco a fianco. Carlo si immagina che il mondo si sforzi di non guardare proprio lui.
«Senti», gli fa William «vivi solo?
«Si, mio figlio è ritornato in Italia».
Silenzio per dieci metri. «Posso chiederti una cosa, non ti offendi?».
«Dimmi».
«Non è che potrei utilizzare il bagno di casa tua? Sono tre giorni che non mi lavo».
Una volta aperte le gabbie della solidarietà, bisogna accettare l’inondazione».
«Aspetta che mi compro uno spazzolino e un sapone», aggiunge lui forzando il silenzio. Come negargli questo diritto? Gli passa una banconota da cinque reali e lo guarda entrare pimpante nella farmacia. Tutto questo entusiasmo è a costo zero.
Entrano nell’atrio del condominio e lo assale il sospetto che qualcuno immagini altri propositi, vedendolo rientrare con un ragazzo di strada.
Sotto la doccia lo chiama, per chiedere un asciugamano e Carlo glielo porge, trovandoselo davanti nudo e privo di imbarazzo. Quando, ripulito e profumato se ne va vestito di nuovo e coi sacchetti pieni di cose, Carlo controlla i suoi abiti vecchi. La bermuda, sfilacciata e lacera, era così larga che la ripiegava sulla vita per dieci centimetri chiudendola con un fermaglio. La tasta prima di gettarla nella spazzatura e nella tasca trova un preservativo. I robivecchi della sua età sono sempre pronti all’avventura, o sperava in qualcosa?
Un paio di giorni dopo lo incontra alla fine della strada del condominio, seduto a terra, che sembra aspettarlo. Vorrebbe riutilizzare di nuovo la doccia. Carlo mente dicendo che tutto il condominio purtroppo è senz’acqua. William fa una smorfia. Gli chiede della famiglia e racconta dei suoi progetti di lavoro per sbarcare il lunario, gli passa con garbo il suo proposito di comperare un carretto per trasportare masserizie. Sarebbe un salto di qualità nella gerarchia della strada, con un mezzo come quello c’è molto più lavoro da fare.
«So che vuoi aiutarmi», getta lì. «Se vuoi farlo davvero, avrei bisogno di 50 reali per dare un acconto a un tizio che me lo può vendere. Poi il resto lo pago col lavoro…».
«Vedremo…».
Quando il giorno dopo lo incontra, Carlo ha già preso una decisione. Gli passa furtivo una banconota da 50 reali ripiegata più volte, guardandolo diritto negli occhi.
«Non mi interessa sapere che cosa farai con questi soldi», cerca di spiegare. «Se li spenderai per comprare il carretto o per qualcos’altro è una tua scelta. Voglio darti una possibilità e sta a te decidere se sfruttarla o sprecarla».
Un abbraccio rapido, ad evitare di mischiare gli odori di mondi troppo distanti. William si profonde in ringraziamenti, poi si volta verso la sua strada e scompare tra la folla.
Due anni dopo Carlo è incuriosito da un forum americano dove si racconta di un ragazzo magro dai capelli lunghi, ex raccattarobe di strada, che lavora in una sauna maschile come garoto di programa. Sarà William, si interroga? Vorrebbe sapere di più, gettare uno sguardo sul nuovo capitolo. Poi si trattiene; occorre lasciare che ognuno proceda per la propria strada.
Chi lavora, il Ciel l’aiuta…


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Bentornata avventura minimalista. E' una storia alla Barkus, con forti odori di strada, luci ed ombre comportamentali, senza moralismi.
Nelle grandi metropoli accade spesso di sentirsi perduti in mezzo alla motitudine priva di stile e riacciuffati improvvisamente da un'occhiata, da un'apostrofare inatteso.