Elezioni, Serra getta la spugna

Dilma Rousseff
Tutti i sondaggi relativi alle elezioni presidenziali brasiliane non fanno che confermare la voglia di continuitá politica dei cittadini, convinti a perpetuare l’era del lulismo, del petismo e soprattutto del nuovo boom economico, che pervade ormai tutti gli strati sociali e le aree del Paese. L’ultimo di essi addirittura assegna a Dilma Rousseff il cinquantacinque per cento delle intenzioni di voto valido, contro il trentadue di José Serra e l’8 della pasionaria Marina Silva: pare cosí scontata la vittoria della ex guerrigliera al primo turno.
Lo sfidante moderato non ha quindi potuto che riconoscere la situazione e dichiarare: «Il nostro partito fa, ma non é molto buono nel marketing».


Pochi riescono a percepire che il Brasile è già uno stato totalitario, che sta distruggendo sistematicamente qualunque vestigia di pulizia e la possibilità di una votazione realmente democratica.
Da un lato abbiamo i tribunali elettorali, debitamente aparecchiati per Lula, creando assurde leggi e chiudendo gli occhi alle trasgressioni del governo, che abusa e calpesta le leggi, protetti da magistrati pusillanimi. Dall'altro lato abbiamo gli istituti di ricerca, meri ingranaggi della macchina lulista, agendo come vecchie prostitute dominate dal loro protettore ricottaro, che si prestano a decidere le elezioni offrendo dati imprecisi e palesemente falsi.
Il Brasile è sotto uno stato di abuso autoritario. La maggioranza e imbecille e cieca, ma il fatto è che sono condotti per definire questa sessione elettorale con la stessa libertà che gode la mandria di vacche strette nel corridoio che le porta al macello.
La sistematica apparizione in televisione di Lula ogni secondo, affermando “avrei molto piacere che tu votassi” non è meno pericolosa e tendenziosa di quella di Chavez che nella TV venezuelana, con le sue interminabili ore di catechismo, tenta di indottrinare il popolo.
Da questo, ad accreditare che le urne elettroniche non siano niente meno che un punto di questo apparato “debitamente preparate” per legittimare la grande farsa, sarebbe troppa colpevole innocenza.
In fin dei conti, tutto è stato comperato e corrotto, anche qui, i pusillanimi codardi mai si dimenticheranno del “momento culminante” di questa truffa, senza limiti, per la permanenza al potere, il conteggio dei voti.
Chiaro che dopo tanta manipolazione e ubriachezza, la candidata petista deve ottenere più voti. Ma i cinici giammai correranno qulunque rischio (nelle urne) di lottare con la reazione contraria di quelli che stanno ripudiando, allarmati, l'attuazione disonesta di Lula. E sono molti, più di quelli che si pensa.
La verità è che il processo elettorale in corso è anormale. Se da un lato esiste un'opposizione catatonica, dall'altro abbiamo un governo autoritario che stà mostrando che questa elezione è appena un aperitivo di quello che il popolo brasiliano dovrà ingoiare da qui in avanti.
Gli istituti di ricerche, tutti favorevoli al PT, hanno cessato di osservare le esigenze legali, quando registrano nel Tribunale Superiore Elettorale omettendo di comunicare dove effettuano le indagini e il numero degli elettori intervistati in ogni città. Questi dati sono essenziali per la credibilità della ricerca.
Da quando gli istituti di ricerca hanno iniziato ad omettere le informazioni si è avuta una spettacolare crescita delle intenzioni di voto a favore di Dilma presentate da Ibope, Datafolha, Vox e Sensus. Di fatto il TSE conferma l'obbligatorietà di indicare il numero degli intervistati in ogni città, ma non si sa se potrà obbligare gli istituti a rispettare la regola.