Tutti per Dilma l’antipatica
Ormai i sondaggi non fanno piú notizia: Dilma Rousseff, candidata di Luiz Inácio Lula da Silva alla propria successione, veleggia verso la carica di primo cittadino del Brasile. Secondo l’istituto Datafolha, al primo turno la petista affianca, a quota trentasei per cento, il moderato José Serra, lasciando alla verde Marina Silva solo le briciole, ossia il 10 per cento delle intenzioni di voto. Le proiezioni relative al ballottaggio mostrano peró tutto il vantaggio della Rousseff, che si piazza davanti a Serra per quarantasei a quarantacinque.

Dilma Rousseff
I dati – estremamente favorevoli alla continuitá politica all’insegna del petismo, e del lulismo senza Lula – contrastano tuttavia con le piú recenti notizie di stampa, che danno conta di comportamenti autoritari e poco tolleranti del futuro presidente del Brasile. L’ultimissima in questo senso viene da New York, ove l’ex ministra, durante una conferenza stampa, ha umiliato la povera interprete angolana Marísia Lauré, consegnandola per sempre ai disonori delle cronache.
La lady di ferro verdeoro ha rimproverato piú volte e pubblicamente l’interprete – che naturalmente qualche papera l’aveva fatta – chiedendole di tradurre letteralmente, e arrivando a chiamarla di «minha santa». Inutile dire che, come la logica del teatrino della politica impone, la stampa nazionale di tendenza conservatrice ha cavalcato sino all’esaurimento la vicenda.


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