I confini del regno
Comando Vermelho da una parte e la sanguinosa fazione di Terceiro dall’altra, oltre la linea ferroviaria. Così è diviso il sobborgo di Imbarié, e la popolazione pure, a un’ora e mezza di metrò e autobus dal centro civile di Rio de Janiero. All’interno dell’agglomerato urbano, disperso fra i campi che guardano le alte colline imperiali di Petropolis, le strade hanno aggressive scritte a spray che sfidano i nemici dai muri dei crocevia. Di qua, di là: questa la pendolare percezione scandita dall’arroganza della droga e dalle sue pistole.

Cachoeira Andorinha
L’impresario Irneu Evangelista de Souza, Visconte di Mauá, sulle colline di Imbarié ci arrivava in pompa, scendendo nel 1860 dal vascello nella baia di Magé, proprio nel sacco delle acque di Guanabara, quelle che Amerigo Vespucci scambiò per la foce di un fiume e chiamò Fiume di Gennaio, Rio de Janeiro appunto. Ci arrivo su di un taxi collettivo che per fortuna porta solo me e Wallace, il mio maestro di surf, un occhio ai cartelli sulla Br101 che consigliano le cinture, 35mila morti all'anno sulle strade. L’autista fa la sua parte, però a 150 chilometri all'ora, sobbalzando senza ammortizzatori su ogni avvallamento e anfratto, buca e tombino, sorpassi a destra e a sinistra, una bibbia sul cruscotto aperta sul salmo 19 come trucco scaramantico, solo l'aria ti aiuta a stare vivo, le mani in alto per asciugare il sudore che cola nonostante i finestrini aperti, a lato i motel del sesso che ti strizzano l'occhio con pubblicità struggenti, all’orizzonte le caldaie a cielo aperto del gas della Petrobras che se scoppiano fanno un falò della regione. Se arriviamo salvi mi adeguo al desiderio di vivere qui e ora...
L’invito è a gozzovigliare con la famiglia nella cachoeira di Andorinha, una specie di Gange dei poveri della domenica. «Una andorinha non fa estate», dice un motto brasiliano. Sarebbe più o meno come quello della rondine che non fa primavera, ma la moltitudine non sembra capire che quel ruscello torbido non fa spiaggia, ma il coraggio è creativo a Imbariè. Amerò anche la notizia desueta, ma l'unica curiosità interessante sembra essere la chiesetta frequentata dalla nonna di Pelé, con relativo buco dove dormivano gli schiavi che ora è un budello che attraversa il morro fin dall'altra parte. Chi lo userà più? Pelè, Zico, Rivelinho sono eroi d’altri tempi, ma Wallace si premura, da buon brasiliano saffado, di passarmi la notizia che in fatto di doti muscolari, il calciatore Garrincha era più dotato. Aveva una terza gamba di 23 centimetri, come ricordato ripetutamente dall'ex moglie novantenne, che attualmente rinfresca la memoria con un suo amico di 23 anni... E dicono che i brasiliani non hanno il senso dei numeri.
I ricordi migliori provengono dalla parentesi militare, come da noi periodo spensierato di amicizia e scherzi da caporale, esercizi per costruire il corpo e motivo per rivedersi in strada. Solo che le regole di Imbarié non hanno spazio per la quiete, fra alberi bruciati, tronchi a terra per impedire il passaggio delle auto della polizia, bocche di fumo agli angoli del quartiere dove le case sono costruite con fatica e dignità, molte delle quali ancora con il pavimento di cemento misto a terra.
Uno dei pochi amici rimasti è il cugino Pedro che vediamo arrivare a cavallo della sua nuova Honda Twist 250 gialla. Molti altri rimangono nelle foto ma sono spariti dalla vita reale. Pedro mi racconta a cuor leggero disavventure e truci destini. In un sobborgo povero la droga è comunque un’abitudine abusata. Se non ci sono soldi ci si fanno prestare cinque real e cinquanta e per andare a rubare si sale sul pullmino che catapulta alla stazione centrale di Rio dopo un'ora e mezzo di code, fermate e grida dal finestrino, alleviati solo dalle bibite gelate vendute dai ragazzini in strada. Perché in casa non si ruba: è la legge del rio do Macaco, il rigagnolo putrido sulle cui sponde si lasciano detriti, spazzatura e qualche testa bruciata staccata a colpi di macete come monito agli amici, dato che i nemici già lo sanno.

La chiesetta frequentata dalle nonne di Pelé
Gli angoli sono marcati a spray, che tiene il computo delle fazioni dopo guerre e rappresaglie, e che dopo ogni battaglia aggiornano del cambio di liderança con orgoglio calcistico. Le carcasse d'auto sono gettate negli strapiombi a lato dell'antica via costruita dagli schiavi con pietre frantumate dai massi che si scorgono all’orizzonte. La prima strada pavimentata della storia del Brasile portava il visconte dalla baia del rio dos Caranguejos risalendo verso Petropolis, segnando una nuova impresa dell’ingegno dopo la precedente realizzazione della prima ferrovia brasiliana. Bella fine per quel tratto di storia tracciata sul territorio vergine.
Oggi la gara per lasciare il proprio segno nella storia si gioca su Orkut, il sito di relazionamento più popolare del Sudamerica, con frasi del tenore di «non mi interessano gli elogi, le critiche non mi sminuiscono, so quello che valgo e gli altri che vadano tutti a farsi fottere». E della verginità non c’è più traccia. Le ragazze di Imbarié amoreggiano con differenti fidanzati fino a trovare quello giusto, uno che per almeno un anno o due avrà le palle di rimanere attaccato, in modo da costruirsi un minimo di prospettiva per fare invidia alle vicine, tanto in piazza c'è Beto che vende pillole per l'aborto, 150 real l'una, quella che se avessi la ricetta in farmacia te la darebbero solo per sette.
I quartieri continuano la loro vita a scacchiera, di qua delle rotaie è Comando, di là Terceiro. Santa Lúcia è Comando e Rio dos macacos è Terceiro, non puoi attraversare una strada di notte per andare a trovare un amico perché l'altro lato è sotto scacco della fazione avversaria e se ti pescano son sguardi truci, se non ti fai riconoscere ti inseguono, ti bloccano in quattro e son botte, se scappi rischi un tiro di pistola. A Santa Lúcia nessuno diceva che era Comando, perché il boss se ne stava tranquillo e protetto nella vicina favela do Pinheiro per miglior sicurezza, mentre il cognato, gerente a Santa Lúcia, sculacciava i moradores, trattava male gli abitanti, imponeva tangenti arbitrarie a seconda dei regali che voleva fare alle puttane sue amanti, tanto che il capo supremo della zona del Pinheiro ne ebbe a male: farsi benvolere dalla popolazione è la base della sicurezza sul territorio, così ordinò al vecchio boss di ritornare lì e uccidere il cognato. Invece lui non se la sentì, andò e restò. «Ma che è, mio cognato, in fondo!». Allora il gran capo mandò Manjo, boss del quartiere di Avenida B a risolvere l’ammutinamento e ristabilire l’ordine. Sarà stato il caldo, sarà stato lo stress di vivere in mezzo alla contraddizione scacchistica, sta di fatto che Manjo con una soluzione salomonica li uccise entrambi.
Wallace ci lascia e va dalla ragazza. Pedro mi propone un giro turistico della zona. Saliamo in moto sul pedonale che passa in cima alla statale schivando due ragazze con un passeggino. Vista e presa è la via. Entriamo in un rifugio protetto da consunti pannelli di compensato. Un gruppo di ragazzi se ne stanno col labbro prominente e la bocca socchiusa stravaccati su sedie di plastica, lo sguardo annebbiato da padrone del Tempo - del loro almeno - che non sembra essere mutato di una virgola nell'ultimo semestre. Mi propongono una fumata ma rifiuto con garbo. «L'alternativa è l'acqua, ti va?». Accetto per educazione, uno si alza come se gli pesasse la vita e trascina il suo corpo magro e muscoloso a un frigo dietro una porta aperta, proprio sotto la gabbia di un uccellino.
«Se mettiamo un funky, lui fischia», mi fa grattandosi il petto con la punta dei polpastrelli. «Ma è acqua filtrata?». Azzardo. «No, è di pozzo, ma è buona». Ah, ormai ho il bicchiere in mano, che debbo fare? Ingollo e scruto i possibili virus con le papille. Il gusto è ottimo, il futuro dirà se merito un'infezione retrovirale. Altra moto Twist parcheggiata lì dentro, il lavoro di mototaxi è un esempio di illegalità tollerata. Fino a quando non arriva Andrea Maluco, il poliziotto pazzo, un metro e novanta di carne nera e priva di scrupoli, terrore dei malandra. Ti ferma e ti controlla i documenti della moto. Se hai il casco e se sei in regola con le tasse del mezzo, ti chiede da dove vieni e dove stai andando e perché, dove abiti e di chi sei figlio. Conosce tutti e tutti lo temono, e di malavitosi ne ha fatti fuori a decine uno alla volta o anche solo contro tre.

Pedro sulla Honda Twister
Nessuno osa affrontarlo, perché dicono che il suo corpo è invulnerabile, cosa da macumba. Pedro se la ride ricordando quella volta che la polizia ha fatto un blocco e ha fermato tutti quelli che passavano in moto, li hanno radunati in un campo e il delegato della polizia civile ha detto «adesso sono cavoli vostri, io sono qui e ho fame, devo farmi i soldi della merenda, per cui o siete in regola o vi sequestro tutto, se non avete qualcosa per placare la mia fame», e ha messo un cesto sopra un muretto. Allora tutti sono passati di lì e chi metteva cinquanta, chi venti real. Lui aveva un casco che gli aveva dato un amico dietro l'angolo, passavano lì, andavano al controllo e restituivano il casco per il prossimo. E poi via a sghignazzare come matti, davanti a una birra Itaipava di Petropolis e le cuginette di Parada Angelica. Non sempre la giornata finisce in gloria. Il cugino Bruno, altro amico di caserma, un giorno era in moto e uno gli sale dietro gridando «vai, vai, portami via di qui!». Solo troppo tardi è venuto a sapere che quel pomeriggio il tizio aveva ucciso qualcuno. Strana sorte che non si cura di fare bene i compiti a casa, gli amici del morto non si sono preoccupati di approfondire, avevano visto che era salito sulla sua moto pensando che fosse un complice. Un giorno uno gli è arrivato vicino e gli ha tirato un colpo in testa. Pah... rumore secco, ironico, senza fronzoli.
Ai confini di Santa Lúcia si erge in tutta la sua carismatica imponenza il collegio Prizolon, chiamato 171, ovvero la cifra che in gergo definisce una persona incasinata, bugiarda, che non paga mai. Bel nome per una scuola. La madre di Wallace insegna lì e la sera, mentre ci spadella una orgogliosa lasagna bruciacchiata fuori e liquida dentro, ci racconta che tre uomini armati sono entrati in classe e hanno portato via un ragazzo di 16 anni, poi ucciso con tre colpi alla testa dopo essere stato preso a pedate in faccia, mentre altri gli tenevano fermo il petto domandando «quanti colpi vuoi, uno o due eh? Uno o due?» Un ripasso di matematica, un segnale alle bande avverse, per mostrare chi meglio sa fare di conto.
La Cidade dos Meninos è un quartiere molto prolifico che produce i peggiori pargoli armati della regione. E’ uno dei rari luoghi preceduti dalla propria nomea, perché non sempre i nomi dei quartieri sono lo specchio del loro destino. Nella Parada angelica, che significa Fermata degli angeli, i demoni la fan da padroni e impediscono a chiunque altro di entrare. Qui un commilitone di Wallace e Pedro un anno fa è morto perché fu scambiato dalla milizia per un bandito. Gli assomigliava molto, si sono giustificati, e parlava troppo: sembrava fasullo con quella scusa della caserma. Il padre reclamò perfino in tv, mostrando i documenti della leva, fino a che, ubriaco, si addormentò sulle rotaie del treno e, svegliatosi, si accorse che gli mancavano le gambe. Allora sì, smazzando colpe e leggerezze senza pregiudizi, il municipio gli concesse una pensione.
Wallace si fa vivo alle sette, incazzato perché la ragazza aveva le sue cose. «Non ti preoccupare, questa è la notte che dai il culo», lo rincuora il cugino. Sarà una nottata al recupero, immagino già di cosa. Sesso o droga. O entrambi. Decidiamo di mangiare qualcosa al Joao eu confio nele e você?, nome che non avendo alcuna virgola non si capisce se il suo significato “Giovanni ho fede in lui e tu?” indichi la semplice attività di ristorazione o sia professione di religiosità, con menu che comprende vista sulle luci di Petropolis deboli come stelle, mentre io mi interrogo sulle possibilità del dopocena.
Non si potrebbe fare una passeggiata fra i sentieri della montagna? Ma lì non ci va nessuno, non ci sono sentieri, solo cobra e bicho, serpenti e animali non meglio identificati. Inutile domandargli se sono velenosi oppure no, qui nulla è pericoloso a meno di non dargli fastidio. E’ la stessa cosa che ci capita poco dopo. L’ennesima cuginetta compie gli anni e la festa sarebbe una buona occasione per liberarsi del peso inguinale. Qui sono tutti cugini, chissà per quale motivo si fanno la guerra.

Wallace, il maestro di surf
«Lei è quella che vende le pulseirinha do sexo, i braccialetti colorati di caucciù, quelli che se una ragazza te ne rompe uno poi deve sottostare all’atto sessuale decretato dal colore. Vieni, sarà divertente, ci organizziamo con gli amici della strada…». In tre sulla moto arriviamo al bar dos Bichos, una manciata di ragazzotti dalla pelle scura e sudata, occhi divertiti, uno sdraiato su una sedia di plastica con la mano immobile sul capezzolo. Abituato a impormi sbrigativo, interrogo gli altri col mento e cogli occhi. Mi rispondono ilari: «Si è appena fatto una sega, il viado ha messo in cinta la ragazza e la suocera non gliela fa più nemmeno annusare», e giù risate.
Pedro solo abbozza, è nelle stesse peste. Anche la sua ragazza sedicenne ha appena scoperto di essere incinta e dovrebbe decidersi sulla assunzione di responsabilità o meno. «A me piacerebbe, solo che sua madre è così», e fa la faccia truce. Ma dove andrete a vivere? «Sua madre ha una casa più grande, ma dice che se andiamo là vuole la televisione, una cucina e la lavatrice. Forse è meglio che stiamo a casa dai miei. Ho costruito la mia stanza e una per mia madre, devo solo terminare il bagno, magari mi aiuti?», fa rivolto a me.
Comunque se la decisione andrà in questo senso, la cugina ha consigliato di fare le cose per benino, perlomeno con una festa di presentazione, una specie di ingresso in società cui invitare amici e parenti. Ecco, venite alla mia festa così vedete come si fa, è stato l’invito. L’unico problema è che la cugina abita dall’altro lato della ferrovia e il luogo si chiama Sitio dois natinhos, una specie di balera di periferia, ed è a Jardim Anhangà. Ci si arriva anche attraverso Cidade dos meninos, giusto aldilà del territorio dos Macacos, ma è sempre un altro reame. Lì comanda il Terceiro comando, truce e spietato.
E’ così che ci ritroviamo con altri tre amici e procediamo verso il nostro destino. In moto è sconsigliabile, dicono: troppo nell’occhio, meglio a piedi. Ma Pedro non lascia il suo destriero giallo tanto facilmente, mi carica e decidiamo di arrivarci attraverso vie parallele. Le scritte a spray aumentano minacciose a ogni incrocio. Attraversiamo un campo diretti ai Giardini di Anhangà evitando di passare per la pericolosa Parada Angelica. I quartieri sono tutti simili, apparentemente abbandonati al proprio ruvido destino.
Arriviamo al luogo della festa, dietro un cancello rabberciato di legno che si apre contro una molla e fa apparire un terreno recintato da una staccionata e per metà coperto di lamiere e tendoni dove una dozzina di ragazzi e ragazze adolescenti ridono attorno a un fatiscente biliardo in scala ridotta. E parlottano al suono ritmato di pagode e forró. Qui coppie improvvisate stringono le mani su parti che non si vedono. Seduti sul muretto scrostato si danno un linguainbocca che la dice lunga sui passatempi delle quattordicenni locali.
E’ tutto una festa di capelli biondi su teste negre, boccoli lucidi stirati su corpicini da bambola, pancini con l’ombelico a vista, bermudoni atti a nascondere l’attrezzo in tiro, mentre sulle teste appaiono molle coi cuoricini fosforescenti, primi timidi segnali del carnevale incipiente, a fare pendent coi braccialetto strappasesso. Gli alcolici sono assenti, il fumo no: nell’angolo il gruppetto dei soliti sviluppati osserva sbiadita le scena della festa grattandosi pigramente il petto con il mignolo ricurvo, senza perdere la presa sullo spinello che passa di mano assieme a commenti che seminano risate improbabili. Ma tanto si ride facile sotto la pressione esilarante della maconha.
Wallace decide di rilassarsi con un tiro. Pedro con la scusa di farle provare la moto si porta in giro l’amica della cugina, gli occhi lucidi che insistono sul culo pieno di lei: ma insomma non sei quasi padre? Per fortuna ritorna dopo venti minuti, perché sono quasi le due di notte, e salutando la cugina le promettiamo di darle la gestione dell’ingresso in società della nuova famigliola. Pedro sembra propenso, ilare per l’inatteso addio al celibato appena intrapreso, ma tanto anche dopo quella puttanella... Al gruppetto di fumatori si è appena aggiunto un ragazzo più grande, scarpe bianche da pallacanestro nuove-nuove, cappello rosso fuoco sui capelli dipinti di arancio. Getta uno sguardo trasversale, poi riguarda in nostra direzione. Alza una mano con postura plastica. Prevedo rogne.
«Qual è, maluco», esordisce a voce alterata, «che succede, idiota, non ti basta ingravidare le donne del Comando? Vuoi venire a ficcare il tuo pisello da playboy viado anche nelle bucetas del Terceiro?». «Que nada, que nada rapaz… Macchè, stai calmo, ragazzo, non è niente, fica na boa», risponde Pedro, «stai tranquillo… tieniti le tue fighette, ne ho di migliori…». Ma ormai il barometro, da pigro che era, predice burrasca. Sono cinque i metri che ci separano e son presto ridotti, mentre all’udire quelle parole un altro trafficante in erba si materializza con arma alla mano.
«Ehi, il Comando sta invadendo, il Comando maledetto ci sta invadendooo… ecco qual è…». Detto fatto. Loro sanno che cosa passa da lì a poco. Mentre Wallace tenta di placare gli animi, uno dei balordi si avvicina a e gli dà una gran botta in testa con il calcio della pistola che si sente un rumore di coccio. Il corpo crolla a sacco sul marciapiede. Immobili e con l’adrenalina a mille Pedro mi trascina di lato, mentre dalla testa di Pedro inizia a sgorgare sangue nero sulla strada. Uno grida: «Embora-embora-embora!, Via, scappiamo…!», e tutti iniziano a correre. Io, pronto come sempre, soprattutto quando non conosco la zona, li seguo tenendomi rasomuro, respiro trattenuto, grato alle mie scarpe da tennis mentre loro hanno le ciabatte havaianas.
Appena superato il cancello di legno sentiamo due colpi, taak... taak… e io mi sento dire cazzo, cazzo con l’adrenalina che da mille va a centomila in un sol colpo. Sembra un chilo di coca ingollato con un litro di vodka. Tutto rimane immobile e solo le gambe esplodono di calore. Urtiamo qualcosa, nemmeno il cervello si ferma e non mi volto a vedere se ci stanno seguendo. Saltiamo sulla moto e scapicolliamo come pazzi verso l’angolo che ci separa dal Comando vermelho, nemmeno due minuti di curve e accelerate col vento caldo in volto che a volte diventa bollente.
Pedro rallenta, forse siamo salvi dietro le invisibili porte del regno, nel quartiere di Estrela Velha, una Vecchia Stella che da ragazzo cercava nel cielo. Io mi accorgo improvvisamente di un bruciore lancinante all’interno del piede. Guardo e non c’è sangue, per fortuna è solo una bruciatura dello scarico rovente della moto e allora stranamente mi sento scorrere le lacrime da un’emorragia nervosa. Piango senza pace ai confini del regno, mentre lui piange masticando il nome di Wallace, Wallace…
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