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    Canzone italiana per novela della Globo

    Scritto da Max De Tomassi • 13 maggio 2010 • Stampa questo articolo

    Miei cari amici di Musibrasil! Eccomi qui a presentarvi il mio Taccuino, momento di riflessioni e raccoglitore di vita vissuta, quasi sempre legata ad un viaggio, ad una esperienza brasiliana. Dopo il tour Rio-Iguaçu-Paraguay-Argentina dello scorso mese, sono tornato nuovamente ad aprile nella «cidade maravilhosa» per una serie di incontri di lavoro.

    Il logo di "Passione", la nuova novela delle otto di Tv Globo

    Il logo di "Passione", la nuova novela delle otto di Tv Globo

    C’è una parte della mia attività alla quale cerco da anni di dedicarmi con più costanza. Da sempre sono stato attratto dal mondo della canzone; è questo innamoramento che mi ha portato, con il tempo, ad occuparmi di musica. Ancor prima di comprendere il portoghese, quando ascoltavo i testi dei cantautori italiani che negli Anni 60 e 70 erano al centro delle attenzioni del pubblico giovanile, la cosa che più mi interessava era ciò che gli autori volessero dire con i loro testi.

    Dai più ermetici, come il Mogol che scriveva per Lucio Battisti, alle dichiarazioni d’amore più canoniche di Claudio Baglioni, allo sguardo introspettivo di Riccardo Cocciante, tutto, per me, era poesia. Con l’arrivo nella mia vita della musica brasiliana, nacque improvviso e forte il desiderio di capire cosa quegli autori volessero dire, conoscere l’universo sentimentale all’interno del quale i loro testi venivano creati. E allo stesso tempo sentivo una grande voglia di comunicare agli altri, all’inizio ai tanti amici e conoscenti che avevo, il significato di quelle nuove parole che, anche grazie all’aiuto di bellissime melodie, diventavano arte.

    La radio si dimostrò il veicolo ideale: mettevo sul piatto un vinile, sceglievo una canzone, ne spiegavo il contenuto e la facevo ascoltare. E mi piaceva. Mi rendeva felice il fatto di poter illustrare ad altri quello che era un mondo ai più sconosciuto e che trovavo avesse un fascino davvero grande. All’epoca ero un ragazzino e non ero l’unico a operare in quella direzione.

    C’era gente più grande, più autorevole e molto più brava di me che avvicinava l’Italia al Brasile attraverso la musica. Anche loro erano i miei idoli: Sergio Bardotti, Gianni Minà, Giuseppe Ungaretti, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi, Mina, Ornella Vanoni. Occupavano un ideale spazio del territorio per il quale cominciavo a perdere la testa: il Brasile.

    Qui in Italia raccontavano attraverso le loro canzoni, i loro reportage, le poesie, la realtà di un mondo esotico, lontanissimo ma nel quale ci si poteva riconoscere, immedesimare, tuffare. Io li immaginavo a Copacabana, mentre passeggiavano con Tom Jobim o Jorge Ben lungo il più famoso lungomare del mondo, oppure a Bahia, nella spiaggia di Itapoa, a sorseggiare un agua de coco mentre la brezza del mare gli spettinava i capelli. E sognavo…

    Tra tutte queste persone che, sotto la luce dei riflettori del mondo dello spettacolo, portava il Brasile in Italia, era Sergio Bardotti colui nel quale mi immedesimavo di più. Con le dovute proporzioni, in un certo senso, facevo il suo lavoro, raccontavo, spiegavo il significato delle più belle canzoni brasiliane al piccolissimo gruppo di radioascoltatori che mi seguiva; mentre lui, adattandone i testi in italiano e regalandoli una volta a Mina, un’altra a Ornella Vanoni oppure a Sergio Endrigo, arrivava in maniera eclatante e diretta a tutto il pubblico italiano amante della buona musica.

    Chico Buarque de Hollanda

    Chico Buarque de Hollanda

    Con il tempo, parallelamente all’attività di divulgatore radiotelevisivo della musica e successivamente in maniera più ampia, della cultura brasiliana, mi resi conto che era arrivato il momento di tentare un approccio con la stessa forma d’arte che permise ad Ungaretti e a Bardotti di far conoscere i testi e le poesie di Vinicius de Moraes e di Chico Buarque de Hollanda qui da noi.

    Sentivo di voler provare a tradurre metricamente le canzoni brasiliane che più mi piacevano e che più sentivo vicine, sia dal punto di vista musicale che poetico, alla realtà italiana. E a cercar di dar loro lo stesso significato che le avevano fatte tanto apprezzare nella loro lingua madre, il portoghese. Magari mantenendo certi suoni nella interpretazione del cantato, quegli stessi incontri di vocali e consonanti, di sillabe e di passaggi che creavano nella versione originale quell’alchimia che trasformava l’insieme di un testo ed una melodia in un devastante successo.

    La prima persona che mi diede lezioni su questo argomento fu Nelson Motta, il famoso scrittore brasiliano,  autore di canzoni di successo, giornalista e presentatore televisivo, che con una generosità degna di un padre mi cominciò a spiegare come saper approcciare ad un testo e successivamente ad una traduzione, cosa tener presente per riuscire a far combaciare armoniosamente melodia e parole e dominare il testo di una canzone. Mi spiegò l’importanza dei suoni che sono parte importantissima nel successo di un brano.

    A volte non è così determinante cosa si dice piuttosto ciò che il suono del testo e la voce riescono a creare. E che si deve sempre tentare, nell’esercizio di una traduzione, di un adattamento in metrica, di restituire nel nuovo testo quei suoni, quel ritmo, che l’originale aveva e che è parte imprescindibile del suo successo. Con tanta voglia di imparare, molte nozioni e soprattutto tante canzoni nella testa, la prima traduzione che ho affrontato è stato proprio uno de suoi più famosi successi. “Como uma onda”. Una melodia semplice, scritta da Lulu Santos, un testo quasi minimalista che nella sua ligua originale divenne subito una hit nazionale.

    E’ una di quelle canzoni che potrebbe funzionare in ogni parte del mondo. In Italia è stata cantata da Marina Rei. In Brasile la versione italiana è stata interpretata da Renato Russo, uno dei più importanti nomi del rock brasiliano, idolo di varie generazioni, leader della band Legião Urbana, che ad un certo punto della sua carriera decise di omaggiare la musica italiana e di riconoscere le sue origini ( il suo cognome era Manfredini ), cantando, in un cd, brani di Renato Zero, Pfm, Raf, Claudio Baglioni e Nino Buonocore.

    All’interno di questo lavoro volle inserire questo famosissimo brano di Nelson Motta e Lulu Santos in una versione italiana, mostrandomi così la strada che mi avrebbe portato ad intraprendere un’attività parallela nell’ambito della divulgazione della cultura brasiliana. Ma questa, come dicevo prima, è un’arte che ha bisogno di tempo e dedicazione.

    Bungaro

    Bungaro

    Se non si ha la fortuna di cavalcare un’improvvisa ed illuminata ispirazione, è  necessario abbandonarsi totalmente ad una melodia, o ad una traccia poetica, per riuscire a comporre una buona versione o addirittura un brano inedito. E il tempo, per chi opera nel settore dei media, come il sottoscritto, è sempre molto ristretto. Ne rimane davvero poco per isolarsi dal mondo ed entrare nel clima di un brano che si dovrà trasformare, senza fargli perdere la sua natura, il suo significato e il suo suono. Varie volte ci sono riuscito, grazie a Dio, e con il tempo mi sono sempre più appassionato a questa popolare forma di espressione che di denari, con la crisi della discografia, ne dà sempre meno, ma di soddisfazioni però, tante…

    Da un po’ di anni poi mi sono messo a comporre anche testi inediti su melodie che amici musicisti mi «regalano» con tanta generosità. Quando ho del tempo mi ci dedico con tanta passione, con la mia tecnica autodidatta, l’amore per la musica, il sogno di ascoltare qualche grande interprete cantare le mie parole. Cosa che più di una volta, miracolosamente, è successa. Ed è proprio per questo che ad aprile sono venuto a Rio de Janeiro, per capire cosa stava succedendo e seguire la crescita di una piccola canzone che ho iniziato a scrivere a alla fine dello scorso anno e che, poco a poco, ha preso la sua strada, un bel cammino.

    Scoprendo attraverso alcuni amici compositori che la prossima telenovela della Tv Globo sarebbe stata in parte ambientata in Italia, abbiamo cominciato a provare e a scrivere melodie e testi per farne una canzone, da cantare in italiano, e da proporre alla Tv Globo per cercare di farla inserire nella tradizionale colonna sonora della fiction. Una volta realizzato il testo, inserito in una melodia che richiama esplicitamente le classiche “arie”  italiane abbiamo pensato a Bungaro, bravissimo autore italiano della nuova generazione, per interpretarla.

    Una volta arrangiato e suonato da una grande orchestra, il brano è stato ascoltato e selezionato dai responsabili artistici della Tv Globo che successivamente ci hanno comunicato il loro parere. “Notizia di te”, questo è il suo titolo, farà parte della colonna sonora di “Passione”, interpretata da un cast di grandi attori come Fernanda Montenegro, Tony Ramos e Mariana Ximenes, e contribuirà, almeno spero, a portare un po’ di emozione italiana in una terra che da secoli conosce il nostro romanticismo e la nostra arte. Presto la potremo ascoltare anche qui in Italia: per chi non può ricevere il segnale della Tv Globo qui in Italia, l’alternativa è ovviamente “Brasil”, su Radio Uno Rai.


    Tagged as: Bungaro, notizia di te, Passione, Tv Globo

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