Brasile, meno investimenti esteri
Secondo dati diffusi dal Banco central, nei primi tre mesi del 2010 la parte europea degli investimenti stranieri diretti (Ied) in Brasile è calata del 26,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. Considerando i principali investitori del Vecchio continente (Olanda, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo e Italia), nell'intervallo temporale considerato il saldo è sceso da 2,44 miliardi di dollari a 1,79 miliardi.
Il tracollo più significativo è stato quello spagnolo, addirittura del 76,7 per cento. La causa del generale disimpegno, più che in una diminuita appetibilità del Brasile, è da ricercare nell'onda lunga provocata dalla crisi economica in Europa, ben lungi dall'essersi esaurita. La grave recessione ha interessato inizialmente il mercato dei capitali, per poi estendersi successivamente agli investimenti industriali. Analisti dell'autorevole quotidiano "Estado de São Paulo" parlano di «fine della luna di miele dei mercati internazionali con il Brasile». In realtà, il raffronto tra i primi trimestri del 2009 e del 2010, se riferito all'intero ammontare degli Ied e non solo a quelli europei, è meno negativo, presentando una contrazione del 12,2 per cento. In ogni caso, si tratta di una tendenza a tutti gli effetti consolidata. In questo mese di maggio, gli stranieri stanno distogliendo fondi dalla Borsa di São Paulo a un ritmo di 300 milioni di real al giorno (fonte: Bovespa).
Come sempre, non mancano notizie di tenore diametralmente opposto. È di due giorni or sono un articolo pubblicato dal "Jornal Dci" secondo il quale l'interesse dei paesi del G7 nel mercato brasiliano sarebbe in aumento. Vengono citate proiezioni dello stesso Banco central, secondo cui Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia potrebbero chiudere il 2010 con una crescita dei loro investimenti in Brasile.


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