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    Baiane in bella mostra

    Scritto da Annalisa Dolzan • 20 aprile 2010 • Stampa questo articolo

    E' stata inaugurata il 13 aprile a Trento la piccola mostra fotografica di ritratti in bianco e nero fotografati da Antonello Veneri. Docente di italiano a Salvador de Bahia nel 2009, Veneri ha trascorso parte del suo tempo libero in Brasile a scattare fotografie.

    Qui sopra e di seguito: alcune immagini della mostra

    Qui sopra e di seguito: alcune immagini della mostra

    Sono i visi, le persone, ad affascinarlo. E del Brasile, prorompente, la donna avvince il suo obiettivo. Non sono, però, ritratti scontati. Anzi. Al silenzio della fotografia Antonello affida un messaggio complesso e sfaccettato. Un omaggio alle donne che inneggia alla loro forza. Al saper sorridere della e alla vita. Soprattutto se da sole a tenere in piedi famiglia, figli, lavoro, «nel caos organizzato di Salvador», precisa il fotografo.

    «Dopo un anno – racconta - mi sono ritrovato a riguardare le foto e ho notato che predominavano i ritratti femminili. Ma non credo sia una prospettiva maschile. Oserei dire che anche una fotografa avrebbe questa impressione. Dunque questa mostra – il titolo e il tema – si è trovata da sola».

    Ma che cosa dirà la “Repubblica delle Baiane” (questo il titolo della mostra) a chi la andrà a vedere? «Certamente suggerisce di ribaltare lo stereotipo della donna brasiliana diffuso in Italia. Fare emergere eleganza e bellezza. Dare luce al binomio inscindibile fra anima e corpo», suggerisce Veneri, che precisa: «Per me è fondamentale, e spero di riuscire a trasmetterlo, il desiderio di rovesciare lo stereotipo italiano sulla donna brasiliana, intesa ancora come preda e donna di facili costumi. Niente di più sbagliato. L’impressione è che ci sia una confusione di fondo. Un fraintendimento che è il contrario della superficialità: è un vivere la sessualità e il corpo in maniera differente e molto più consapevole della nostra».

    Osservazioni pacate e deste emergono dalla conversazione con Veneri sulle differenze sociali, sociologiche ed antropologiche fra la nostra cultura e quella baiana (e brasiliana). È un desiderio, più che un’intenzione. Di smascherare puntualmente retaggi culturali e freni. Una lettura diversa di noi stessi. Per il fotografo la mostra si sviluppa come un fotoracconto, il cui filo conduttore è l’eleganza espressa nello sguardo, nel volto, nelle movenze, nei passi. Naturale e connaturata. Plasmata fortemente dalla commistione con la componente africana.veneri2

    «Tra i ribaltamenti che ci propone l'esposizione – continua Veneri – c’è il rovesciamento di un’immagine: di solito vediamo le persone mulatte e afrodiscendenti ritratte in situazioni di tragedia, fame, miseria, sfruttamento, guerre, carestie. Qui, invece, le osserviamo in un contesto che esprime la loro forza e bellezza. A 360 gradi. E, oso dire, nella loro “superiorità fisica” su di noi. Trovo molto interessante la sensazione, piuttosto diffusa tra i “bianchi”, tra i “neri”, di sentirsi sgraziati, inadeguati. E mi piacerebbe che tutti la provassero almeno una volta. È un punto di vista rovesciato.

    «Io voglio bene ai brasiliani», conclude il professore trentino. Amante del Brasile e viaggiatore curioso, di quelli che mettono in valigia domande e raccolgono risposte da un capo all’altro del pianeta, per poi rileggere la propria cultura, Veneri vuole anche contribuire ad arginare il turismo sessuale «di cui gli italiani purtroppo detengono il primato mondiale alla ricerca di una utopica liberazione. Che ovviamente non trovano. Trovano, invece, il sesso a pagamento. Di cui sono gli unici colpevoli: lo praticano e lo alimentano. Anche grazie a una connivenza che ruota intorno all’organizzazione dei viaggi. E includo anche chi fa “paraturismo sessuale” ovvero chi, sfruttando il proprio potere di acquisto,  scambia beni materiali, anziché denaro, con persone che si trovano in condizioni di disagio sociale ed economico, individua la preda e ne sfrutta le necessità. E poi torna, vantandosi della proprie “conquiste” e non giudica l’unico colpevole: se stesso.

    «In queste immagini scattate a Salvador de Bahia, “città delle coppie”, il senso del corpo è sempre legato a qualcosa di spirituale. Anima e corpo. Binomio inscindibile, nonostante ripetuti tentativi di separarli. Ho trovato che lì anima e corpo vanno sempre a braccetto, dalla danza alla trance della preghiera. Il corpo si muove con l’anima. E si vede».veneri3

    Veneri afferma di non sapere se dalle sue foto possano emergere tutti questi spunti.  Ma gli piace pensare e sperare che possa essere un piccolo spunto contro i tanti stereotipi che ci asfissiano. Per un contributo ancora più concreto ha stabilito che il ricavato della vendita delle foto sia destinato a un progetto cui desidera continuare a contribuire. Nel bairro di Alto da Sereia esiste il progetto Escola Azul, rivolto ai bambini, dove vengono organizzate attività di rinforzo scolastico ed altro genere. Lo scorso anno vi ha tenuto due corsi di fotografia e quando tornerà a Salvador de Bahia tra qualche mese vi organizzerà una piccola mostra delle loro fotografie. Il progetto è locale, nato e gestito dall’iniziativa di Dona Jussara Fonseca, che non riceve alcun tipo di finanziamento o contributo istituzionale.

    antonelloveneri@hotmail.com

    Barycentro
    Piazza Venezia, 38
    38100 Trento
    Dal 10 al 30 aprile



    Tagged as: antonello veneri, fotografia brasiliana, repubblica delle baiane

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