Da Rio alle cascate di Iguaçu
Queridos di Musibrasil! Torno a scrivervi a distanza di un mese, tra un viaggio e l’altro verso il Brasile. Verso la fine di Marzo sono partito da Roma per Rio de Janeiro e Iguaçu. Ed è per realizzare un documentario per il programma di Rai Tre “Alle Falde del Kilimangiaro” che ho raggiunto queste due destinazioni insieme al produttore e regista Alessandro Di Nitto, con il quale ho già lavorato molto in passato. Come dico spesso, il Brasile vale sempre un viaggio, e così è stato.

Uno scorcio del quartiere Lapa di Rio de Janeiro
L’idea era quella di realizzare un documentario di una ventina di minuti all’interno del quale mostrare una nuova faccia di Rio intesa come meta turistica tradizionale del Sudamerica, ma sempre in continua evoluzione. Contemporaneamente Rio è una città che cambia costantemente e che offre anno dopo anno sempre nuovi spunti per viverla ed apprezzarla, da turista. Insieme a Rio abbiamo avuto l’idea di ricordare un’altra importante destinazione brasiliana, Foz de Iguaçu, città di frontiera che sorge a due passi dalle famose cascate.
Rio è cambiata restando la stessa: non può svincolarsi dalle bellezze naturali e più tradizionali del suo “catalogo”, inventandosi però, con l’aiuto dell’allegria e della spensieratezza dei suoi abitanti, nuovi spunti e nuovi itinerari da scoprire. Siamo tornati sul Pan di Zucchero, una enorme pietra di granito alta circa 400 metri, simbolo della città da quando i navigatori portoghesi, circa 500 anni or sono, arrivarono da queste parti nel primo mese dell’anno. Devono aver trovato un posto da paradiso e si fermarono fondando questa città, il fiume di gennaio, Rio de Janeiro, che costruirono lungo le sponde di una gigantesca ed incantevole insenatura: la Bahia de Guanabara.
Poco distanti da una delle icone della città ecco però che si snodano i più importanti quartieri che, ciclicamente, fanno parlare di loro come cuore del divertimento carioca. Da un po’ di tempo a questa parte è la volta di Lapa, che fino a qualche anno fa era un’area degradata, piena di prostitute e delinquenti. Nella ricerca di locali idonei ad esibirsi con la loro musica, molti artisti della scena musicale carioca si sono spostati su questo quartiere, rivitalizzandolo. Sono ormai alcuni anni che quasi tutte le notti Lapa è piena di giovani che si spostano di bar in bar ascoltando musica dal vivo di ottima qualità, bevendo caipirinhas e birra gelata, facendo uno spuntino a tarda ora negli stessi ristiranti tradizionali nei quali Vinicius de Moraes o Tom Jobim erano soliti cenare 40-50 anni fa.
Mi ha davvero sorpreso la bellezza di Rio Scenarium, uno dei locali più alla moda del momento, una sorta di gigantesco magazzino arredato magistralmente, all’interno del quale si esibiscono i più rappresentativi interpreti della musica popolare brasiliana e del samba. Come dicevo, a parte le icone tradizionali del turismo, ci sono altri “point” che vale la pena di conoscere. Uno di questi è la scalinata di Selaron, che parte da Lapa fino ad arrivare a Santa Tereza. Jorge Selaron è un geniale artista cileno che dopo aver girato il mondo si è trasferito qui a Rio.
Ha cominciato a ristrutturare una vecchia scalinata decadente, ricoprendola di maioliche provenienti da ogni parte del mondo, dando una logica ad un “puzzle” artistico che regala un colpo d’occhio davvero unico. Lo abbiamo intervistato e vi consiglio di non perdere la messa in onda di questa puntata, di cui in seguito vi comunicherò data e orario, soprattutto per sentire cos’è stato in grado di dire, con questo suo modo un po’ folle ed estremo di parlare di se, questo personaggio che da un po’ di anni è diventato un vero e proprio carioca.
Quando abbiamo girato questo documentario, verso la fine di Marzo, abbiamo avuto la fortuna di trovare giorni di sole bellissimi. Ricordo che al nostro arrivo, alle 7 di mattina, la luce era così intensa, il cielo così azzurro, che il regista Alessandro Di Nitto ha deciso di iniziare a girare subito, anche se avevamo previsto di iniziare a lavorare con più calma.

Interno del locale Rio Scenarium di Rio
Era il giorno ideale per visitare le spiagge del litorale e ci siamo spinti da Copacabana verso sud: Ipanema, Leblon, Sao Conrado, Barra da Tijuca ma soprattutto Recreio, Prainha, Grumarì, acque cristalline, onde ideali per il surf, spiagge pulite, ho visto addirittura un paio di tartarughe marine che nuotavano a pochi metri da un gruppo di surfisti. Oggi purtroppo, mentre sono di nuovo a Rio per lavoro, il tempo è cambiato radicalmente e la città si lecca le ferite di due giornate di pioggia torrenziale che hanno causato disastri e morti. Cose dei tropici, e di questo clima così sconvolto da tanta mancanza di rispetto per l’ambiente.
Tornando al nostro viaggio per “Alle Falde…”, a Rio siamo rimasti circa cinque giorni. Abbiamo scoperto anche un nuovo modo di fare turismo, visitare una favela. Ma non la solita gita guidata e “permessa” all’interno delle favela più pericolose. A Rio, da un po’ di mesi a questa parte, le comunità più degradate della Zona Sul sono state bonificate dalla polizia. Adesso non sono più i trafficanti a governarle ma la legge dello Stato. In questo clima le favela, almeno quelle che sono rientrate in questo programma, sono quartieri architettonicamente fatiscenti, che comunque vivono una vita simile a quella di qualsiasi quartiere della città. Uno dei pochi vantaggi è quello di poter godere di una straordinaria vista panoramica sulle spiagge del litorale ed è per questo, e non solo, che è interessante visitarle.
La comunità di Chapeu Mangueira ha subito un intervento “pacificatore” da parte del Bope circa un anno fa. Il corpo speciale della polizia, famoso per il film “Tropa de elite”, è entrato, ha sparato ed ha cacciato via tutti i banditi. La gente comune, dopo tre giorni di guerra, ha finalmente cominciato a vivere serenamente. Un gruppo di ragazzi nati in questa realtà ha cominciato a vedere nel turismo una via d’uscita ai drammi delle persone meno fortunate del posto. Il denaro ricavato dai pacchetti che vendono alle agenzie, viene impiegato per sostenere un asilo infantile e un presidio medico interno alla favela. I turisti, che arrivano da ogni parte del mondo, visitano la comunità, si rendono conto personalmente di una realtà che spesso viene descritta arbitrariamente.
Chapeu Mangueira si trova nella collina che sovrasta l’ultimo tratto di Copacabana, sulla spiaggia di Leme, dietro al Pao de Açucar. Sull’alto di questo colle, negli anni 60, è stato girato il film Orfeu Negro, ispirato alla piece di Vinicius de Moraes “Orfeu da Conceição” e vincitore di una Palma d’Oro a Cannes. Nella foresta attraverso la quale si arriva al belvedere che ci mostra Copacabana e Botafogo come non l’abbiamo mai visti, ci sono specie vegetali in estinzione e mammiferi impensabili nel cuore di una città, come i macaco prego o i gambá.
Una bella camminata di un paio d’ore e i nostri occhi si aprono ad un panorama semplicemente unico, e alla conoscenza di un’umanità mai incontrata prima. C’è anche la possibilità di fermarsi a mangiare in un piccolo ristorantino gestito da una abitante del posto. Feijoada e bobó de camarao sono i piatti che consigliamo. Dopo Rio de Janeiro siamo volati verso Iguaçu, teatro delle famose cascate divise fra Brasile ed Argentina. Un posto unico al mondo che ogni essere umano dovrebbe vedere almeno una volta nella vita. C’ero stato un po’ di anni fa e devo dire di essere rimasto positivamente molto sorpreso dal modo in cui l’amministrazione locale ha coordinato lo sviluppo turistico.
L’accesso alle cascate sul lato brasiliano è adesso gestito dal Ministero dell’Ambiente che non permette l’ingresso ad auto private nell’area di parco nazionale che include le cascate. Il flusso delle decine di migliaia di turisti che settimanalmente visitano l’area è perfettamente organizzato nel rispetto dell’ecosistema presente in quest’area. Qualche piccolo disagio si dimentica completamente quando si è di fronte alla vista di questo straordinario spettacolo, una delle meraviglie della natura (www.votecataratas.com) , che si può vedere percorrendo i sentieri creati nel corso degli anni dai gestori del Parco, oppure, con un escursione molto più avventurosa, il Macuco Safari, inoltrandosi con l’ausilio di battelli, lungo il fiume Iguaçu, risalendo la corrente fino ad “inzupparsi” letteralmente con gli scrosci dell’acqua delle 275 cascate che scendono con un salto di decine di metri.

Le cascate di Iguaçu
L’altro punto di vista di questa meraviglia, se si esclude quello dall’elicottero che in quanto emozione è di certo il più importante, è sul lato argentino. Le catarata di Iguaçu si dividono tra Brasile e Argentina, in un area geografica in cui anche un terzo Stato, il Paraguay, è vicino a questi due confini. In tre giorni si visitano tutti e tre i territori e con una settimana di tempo si possono vedere tantissime cose, vivere esperienze indimenticabili, conoscere culture ed usanze realmente diverse da quelle del nostro mondo.
Di questo viaggio parleremo anche in una delle prossime puntate di “Brasil”, il programma che conduco su Radio Uno Rai la notte della domenica. Sono sicuro che, una volta letto questo taccuino e ascoltato l’entusiasmo del regista Alessandro Di Nitto, che ne è rimasto affascinato, anche voi non ci penserete più di tanto per fare la valigia e raggiungere il Brasile.

