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    La vita di Guinga in un film. Italiano

    Scritto da Max De Tomassi • 11 marzo 2010 • Stampa questo articolo

    Cari amici, come forse qualcuno di voi già saprà, da quasi 30 anni mi interesso di musica brasiliana. Ho iniziato coltivando un innamoramento, iniziato quando ero adolescente, che per una serie di curiose e piacevoli coincidenze è cresciuto fino a diventare una ragione di vita. Ricordo il primo viaggio a Rio de Janeiro, nel 1982. Non capivo una parola di portoghese, comunicavo con le persone citando i testi delle canzoni che conoscevo e componevo il mio vocabolario come fosse un puzzle, incastrando parole senza senso a frasi appartenute a brani, incontrando successivamente il significato della parola e il senso di ogni nuova frase.

    Guinga

    Guinga

    Tornando in Italia non ero così sicuro di fare di questa mia passione un lavoro: nonostante la simpatia che si avvertiva nei confronti di questo universo musicale, la mpb non era ancora protagonista di una vera e propria fetta di mercato, non aveva un pubblico rappresentativo di riferimento. Entrai a far parte del gruppo dei giovani speaker di Radio Dimensione Suono, che allora era l’emittente di tendenza della capitale. Più che questa nuova musica che arrivava dal Brasile e che programmavo, erano i suoni che affascinavano, una vitale mistura tra pop, rock, reggae, bossa nova e samba che sorprendeva coloro abituati alle tipiche produzioni elettroniche inglesi e americane dei primi anni 80.

    Nel corso degli anni non ho mai lasciato questa mia passione, pur avendo realizzato parallelamente programmi televisivi dedicati alla scienza, al turismo, alla musica internazionale. Cercavo sempre di ritagliarmi uno spazio in una radio locale o in Rai, con l’obbiettivo di promuovere quella musica così ricca e diversa dalle altre, piena di personalità e di ritmica, un patrimonio che i grandi nomi del pop e del jazz mondiale scoprirono più tardi.

    Il piacere più grande, per chi fa il nostro lavoro, è avere davanti a noi un amico, un ascoltatore, qualcuno insomma che si dimostri disponibile all’ascolto di ciò che proponiamo. Cerchiamo di metterlo a proprio agio, di farlo sedere comodamente su un divano, di fornirgli una buona fonte audio e di cominciare a spiegargli cos’è che gli faremo ascoltare. Apriamo un mondo prima di prepararlo alla sua esplorazione e proviamo una gioia immensa nel portarci quanta più gente possibile.

    Grazie a “Brasil”, il programma che conduco su Radio Uno Rai, il flusso fra Italia e Brasile, in termini di scambi musicali, è divenuto costante. Non si tratta più soltanto di far ascoltare al pubblico italiano il meglio della produzione brasiliana, ma anche di far notare quanto questi due mondi musicali siano da sempre molto vicini fra loro. “Brasil” in tutti questi anni ha dato a Radio Uno e al sottoscritto immense soddisfazioni. Intorno ad esso cresce un pubblico esigente, sempre pronto a dare suggerimenti e a proporre nuovi ascolti. Ci scrivono, interagiscono, ci parlano dei nuovi artisti da poco scoperti e soprattutto sottolineano la grande ricchezza del mondo musicale al quale hanno scelto di appartenere.

    E’ anche per questo che, ogni qual volta mi reco in Brasile per reperire nuovo materiale, parte delle mie attenzioni si rivolgono necessariamente ai nuovi nomi della musica brasiliana, alle invenzioni stilistiche ed interpretative, a tutto ciò che nasce di nuovo nel loro universo, senza la necessità di creare un’alternativa agli artisti già consacrati, con il solo obbiettivo di mostrare la loro genialità, la loro originale maniera di interpretare la musica popolare.

    Nelle prossime settimane a “Brasil”, in onda su Radio Uno Rai la notte tra la domenica e il lunedì dopo il giornale della mezzanotte, intervisteremo alcuni fra i nuovi nomi del panorama musicale brasiliano insieme a figure più e meno conosciute dell’universo del samba e della musica popolare  come  Moacyr Luz, Adriana Calcanhotto,  Edu Krieger, Casuarina, Claudio Lins, Marcos Sacramento, Celso Fonseca e il Trio Madeira. Sarà l’occasione per seguire da vicino ciò che sta succedendo di nuovo dal punto di vista artistico, sulla base degli insegnamenti musicali e poetici segnati dai vari Caetano Veloso, Djavan, Jorge Ben, Maria Bethania, Marisa Monte e Chico Buarque.

    Chico Buarque de Hollanda

    Chico Buarque de Hollanda

    Parlando di quest’ultimo genio della poetica musicale, che da un po’ di anni completa la sua passione per la parola attraverso la pubblicazione di romanzi di grande intensità narrativa, vorrei anticiparvi la sua presenza nel nostro paese in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro intitolato “Latte versato”. E’ un romanzo in cui l’autore descrive l’ascesa e la decadenza di una famiglia della borghesia carioca, parabola narrata dal lucido delirio di un anziano sul letto di morte. Verrà da noi per presentare questo suo libro e l’appuntamento sarà, per la gioia dei suoi tanti ammiratori, aperto al pubblico: una conferenza intitolata “Come scrivo i miei libri” che si svolgerà il sabato 27 marzo  presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica alle ore 21.

    Forse avrà voglia di dare due calci al pallone, e di mangiarsi una carbonara doc nel suo ristorante preferito. Le abitudini dei geni non cambiano mai. Ho la fortuna di conoscere Chico. Mi fu presentato dal compianto Sergio Bardotti, nel lontano 1982, epoca in cui erano ancora molto frequenti le collaborazioni fra grandi nomi della nostra musica e quelli dell’universo brasiliano.  Con il tempo siamo divenuti amici e il privilegio di parlare con lui, ogni tanto, di musica e dei temi più diversi, mi fa sentire senz’altro un uomo migliore.

    Quando andammo da Chico per la prima volta, prima di arrivare al suo campo di calcio, passammo una mattinata con Sergio e Gilda Mattoso, ultima moglie di Vinicius de Moraes, sulla assolatissima spiaggia di Barra da Tijuca. Sergio arrivò al campo completamente bruciato e per fortuna non dovette misurarsi nella proverbiale partita settimanale, visto che era lì soprattutto in veste di presidente Onorario del Politheama.  Io invece giocai, avevo 19 anni e l’energia di quegli anni mi permise di non preoccuparmi al momento del furore del sole tropicale. Fu la prima di una lunghissima serie di partite che ancora oggi mi vanto di giocare con Chico. Al campo di Recreio ho conosciuto un sacco di persone simpatiche e di artisti della musica e del futebol che adesso fanno parte del mio quotidiano carioca.

    Tra queste c’è il signor Carlos Althier de Souza Lemos Escobar, detto Guinga, un appassionato calciatore che la musica ha strappato come un molare ancora sano alla carriera di odontotecnico. Da un po’ di anni è considerato unanimemente da critici e musicisti come l'autore più importante della moderna música popular brasileira, capace di recuperarne la tradizione più vera e profonda rinnovandola dall'interno con soluzioni armoniche e invenzioni creative senza pari. C'è chi vede in lui un «Villa Lobos che incontra Cole Porter» (Sergio Mendes); chi lo considera «un compositore al pari di Jobim e di Gismonti» (Boris Rabinowitsch); chi lo ritiene «uno di quei musicisti che appaiono una volta ogni cent'anni» (Hermeto Paschoal), chi parla della sua musica come «la musica del secolo» (Chico Buarque).

    Artista di culto nel suo paese, negli ultimi anni Guinga ha ricevuto un riconoscimento internazionale sempre più ampio, nel 2002 è uscita la biografia Guinga. Os mais belos acordes do subúrbio (Gryphus Editora, Rio de Janeiro 2002); recentemente è stato pubblicato il Songbook A música de Guinga (Gryphus Editora, Rio de Janeiro 2003), contenente 50 partiture ottimamente curate. Ha avuto con i suoi ultimi 4 dischi 4 nomination al Latin Grammy Awards come miglior rappresentante della Mpb.

    Guinga  è nato il 10 giugno 1950 a Rio de Janeiro. Ha imparato a suonare la chitarra d'intuito a 13 anni. Ha iniziato a comporre a 16 anni, classificando la sua prima canzone a 17 anni al Festival Internacional da Canção. Ha lavorato professionalmente accompagnando artisti quali Clara Nunes, Beth Carvalho, Alaíde Costa, Cartola, João Nogueira. Per l'etichetta brasiliana Velas ha già registrato cinque cd, tutti con grande successo di critica e di pubblico: "Simples e Absurdo" (1991), "Delírio Carioca" (1993), "Cheio de Dedos" (1996), "Suíte Leopoldina" (1999), “Cine Baronesa”, (2001),“Noturno Copabana” (2003),“Saudade do cordao” (2008).

    In particolare, il cd "Cheio de Dedos" ha ricevuto il Prêmio Sharp 1996 come miglior disco strumentale, ("Dá o pé Loro") e per la miglior produzione (Paulo Albuquerque). Per la Biscoito Fino ha registrato “Casa de Villa” (2007); Per l’etichetta italiana Egea i memorabili: “Graffiando Vento”, in duo con Gabriele Mirabassi (2004), “Dialetto Carioca” (2008) con il suo meraviglioso quartetto brasiliano.  
    Le sue canzoni, composte coi parolieri Paulo César Pinheiro, Aldir Blanc e, recentemente, Chico Buarque, sono state registrate da molti nomi importanti, fra cui Elis Regina, Michel Legrand, Sérgio Mendes, Chico Buarque, Clara Nunes e Ivan Lins.

    Leila Pinheiro ha dedicato l'intero cd "Catavento e Girassol" (Emi-Odeon 1996) alle sue composizioni con Aldir Blanc. Fra queste, "Chá de Panela" ha vinto il Prêmio Sharp 1996 come migliore musica popolare brasiliana. Si esibisce in tutti i più importanti Festivals di jazz e di musica brasiliana internazionali. In questo ultimo periodo, ed è questa la notizia che volevo darvi, contando anche sul continuo vai e vieni di Guinga tra Italia e Brasile, Il regista italiano Massimo D’orzi racconterà in un film documentario questo genio della musica brasiliana. Il film si intitolerà “Guinga. Pra que mentir”.

    Particolare rilievo avrà  il rapporto di Guinga con l’Italia da lui tanto amata, attraverso le arie d’opera cantate da Tagliavini, Caruso e Beniamino Gigli.  Le riprese in Italia avverranno nelle prossime settimane durante un suo soggiorno, che si prevede abbastanza lungo, nel nostro paese. Le stesse poi si sposteranno a giugno a Rio  De Janeiro, città natale di Guinga dove è cresciuto come artista e come uomo.

    Il Brasile si appresta a festeggiare il suo musicista con grandi eventi culturali in occasione del suo sessantesimo compleanno, che vedranno la partecipazione dei più grandi musicisti brasiliani che troveranno ampio spazio all’interno del film. Non è esclusa una trionfale partita di calcio, nel campo del suo amico Chico, a Recreio.




    Tagged as: chico buarque, Guinga, guinga. pra que mentir, massimo d'orzi, mpb, musica brasiliana

    1 Responses »

    1. xandijpr
      12 marzo 2010 • 21:02

      per favore Max tienici informati su quando esce, come averlo etc!

      obrigado.

      Xandi

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