Lula «profeta» in Israele
Il primo viaggio di un presidente brasiliano in Israele viene molto preso sul serio in una Nazione centrale nelle dinamiche geopolitiche internazionali, ove le visite dei leader stranieri – presidenti, ministri e personalitá di ogni genere – sono tanto frequenti che la stampa nazionale vi dedica solo poche righe.

La bandiera di Israele
Il quotidiano “Haaretz”, di area liberal, ha invece dato spazio in prima pagina – tanto nell’edizione in ebraico che in quella in inglese – all’intervista a Luiz Inácio Lula da Silva, che viene chiamato il «profeta del dialogo». Definizione che pronunciata in Terra santa fa effetto, quale che sia l’opinione che si nutra nei confronti del presidente. Ma andiamo con ordine. Il «profeta» verdeoro sbarcherá in Medioriente questa settimana, e visiterá Israele, l’Autoritá nazionale palestinese e la Giordania.
Naturalmente sará accompagnato da alcuni esponenti del settore industriale (oltreché da qualche ministro), ma si tratterá di un viaggio in cui il profilo politico prevarrá su quello economico: come ha dichiarato il portavoce del Planalto Marcelo Baumbach, lo scopo principale sará quello di rimanrcare l’interesse brasiliano a partecipare al processo di pace in Medioriente. Nello Stato ebraico Lula seguirá alla lettera il programma suggeritogli dalle autoritá locali, incontrando Shimon Peres, Benjamin Netanyahu, Tzipi Livni, Amos Oz, e visitando il Museo dell’olocausto.

