Il Brasile salva le multinazionali
Lo scorso anno le filiali brasiliane delle multinazionali hanno salvato le loro case madri nei Paesi sviluppati. Le operazioni nel Paese sudamericano hanno compensato il risultato modesto delle corporation negli Stati Uniti e nell’Unione europea: con la stagnazione o la recessione di queste economie, la forza del mercato interno verdeoro, soprattutto a partire dal secondo trimestre, ha finito per ripianare bilanci sempre piú in rosso.

Il logo della Nestlé
Esemplare il caso di Unilever: con vendite pari a undici miliardi e mezzo di real, il Brasile, nel 2009, é ormai divenuto il secondo mercato al mondo della multinazionale, dopo quello statunitense; ed il dato é ancora piú sorprendente se si pensa che nel 2004 le attivitá brasiliane erano solo al settimo posto, per volume d’affari. Risultato altrettanto sorprendente per Nestlé Brasil: il Paese verdeoro nel 2009 ha rappresentato il secondo mercato mondiale per la societá svizzera – anche in questo caso dietro quello Usa – grazie a vendite equivalenti a 15,5 miliardi di real, che hanno consentito lo storico sorpasso ai danni di Francia e Germania.
Tralascando la vicenda di Fiat, per cui il Brasile é ormai il primo mercato al mondo, vale poi la pena di ricordare il caso di Ab Inbev, maggior produttrice di birra. Ebbene, di fronte a un calo delle vendite su scala globale, il mercato verdeoro ha fatto registrare una crescita del 9,9 per cento.


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