Brasile, sui petrodollari é rissa
In Brasile é ormai guerra dichiarata tra gli Stati federati nel cui territorio – o meglio, nel cui mare – sono stati scoperti i noti megagiacimenti petroliferi, e tutti gli altri, cui non va proprio giú di essere esclusi dal lucroso banchetto delle royalty. Poiché la Legge del petrolio del 1997 riserva agli «Stati produttori» (in questo caso, Rio de Janeiro, San Paolo e Espírito santo) una percentuale molto elevata dei guadagni che si ricavano dall’estrazione dell’oro nero, i parlamentari originari degli altri Stati hanno deciso di reagire, ritenendo una ingiustizia che i propri elettori ed i propri territori venissero esclusi dalla megaripartizione.

Protesta a Rio contro l'approvazione dell'emendamento Ibsen
Cosí il 10 marzo la Camera ha votato l’emendamento del gaúcho Ibsen Pinheiro, del Pmdb: che le royalty siano distrubuite tra tutti gli Stati ed i Comuni brasiliani. Il governatore di Rio, Sérgio Cabral – dello stesso partito di Pinheiro – ha gridato la sua rabbia, parlando di un «linciaggio» della capitale carioca, e dichiarando che senza i petrodollari si mette a rischio l’organizzazione di Mondiali di calcio e Olimpiadi. Appoggiano la battaglia di Cabral anche l’omologo paulista José Serra e gli ottantamila che due giorni fa hanno manifestato nel centro della cidade maravilhosa.
E Luiz Inácio Lula da Silva? Mantiene una posizione di basso profilo e fa capire che la giusta mediazione dovrá essere trovata nel Congresso.

