Mário Montaut e Floriano Martins: “Brincos do mar e o infinito…” (2007)
Il cantante e compositore paulistano Mário Montaut stringe una fruttuosa alleanza artistica con il poeta e letterato cearense Floriano Martins in questo disco insolito e controcorrente, atipico sia nei toni che nella struttura. Con il supporto della voce delicata di Ana Lee, conterranea di Montaut e accompagnato da sensibili strumentisti, il sodalizio presenta diciassette sonetti in musica, difficilmente definibili «canzoni» tout court.

La copertina del cd
Che la profezia formulata da Chico Buarque in "Palavra (en)cantada" sia sul punto di avverarsi? Che la costruzione tradizionale e il destino stesso del formato-brano stiano già cambiando, confermando il vaticinio del grande letrista carioca? Che, nel rapporto tra musica e testo, la nota sia destinata a rivestire un ruolo secondario rispetto alla parola o, comunque, a perdere preponderanza? Niente di tutto ciò. In questo lavoro, semplicemente, rivive la vecchia idea del concept album, tanto cara al rock progressivo degli anni settanta ma anche a Vinícius e Toquinho. Pure in "Brincos do mar e o infinito..." le tracce descrivono orbite concentriche intorno al tema dell'emozione e nel loro insieme costituiscono i tasselli di un mosaico. Certo la poesia e la poetica qui sono fondamentali, ma il loro amalgama sonoro con la melodia risulta comunque armonioso ed equilibrato. E l'impegno profuso nella realizzazione di un opera da ascoltare nella sua totalità, secondo una precisa successione, è sinceramente rinfrancante. Tanto da farci pensare che il paradosso espresso da Buarque nel documentario diretto da Helena Solberg costituisse una geniale provocazione. Tra soavi e bucoliche atmosfere vagamente cinquecentesche, create da echi di fagotti, arpe, viole e violoncelli, Montaut e Martins viaggiano in aperta campagna surrealista, incontrando lungo il percorso modinha, seresta, fado e ballate pure.
Peregrinando attraverso varie stazioni della suggestione, passano per la flamenca "Quero ser a tua mulher", la lusitana "Agosto", la fervorosa "Procissão", l'indolente "Antes da partida" e la cantilenante "Vício secreto". Non serve concepire sillogismi o escogitare astrazioni per definire questo libro sonoro. Basta il titolo di uno dei suoi capitoli. Quello scritto dal bardo e dal menestrello è un "Poema errante", che va letto con il cuore. ****

