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    Il pau-brasil non si estinguerà mai

    Scritto da Barkus • 17 febbraio 2010 • Stampa questo articolo

    Anche le donne vanno a caccia di negretti. Gli italiani al tavolo del Bar da Souza la pelle liscia di doposole, i capelli tirati col gel, la maglietta attillata guardano al tavolo delle prede a carpirne le doti, a interpretare i tempi della capitolazione. Qualche tavolo più in là, una italiana di imponente corporatura può già dichiararsi soddisfatta. E' Celeste, nome soffuso in un cielo di pretese mancate. Qui a Recife ha scoperto che può pretendere l'amore, se è una scopata tanto meglio. La gringa ha la pelle dolce, vale bene un giro di forró, la pista si agita in un impeto di gioventù nonostante non tutti abbiano il consenso della carta d'identità. pau brasil 3

    Celeste ha perso troppo tempo a Treviso, ora sa essere risoluta come una donna emancipata, attacca con la mano appoggiata sulla coscia del giovane attraente come il giorno che João la conduce in calesse nel giro di cavallo che precedette il pranzo nella pittoresca fazenda di Dona Ida. Arrivò tardi al buffet, gli altri avevano già attaccato il pernil affogato nel vinho tinto, il riso integrale, le banane fritte allo zucchero, la carne picanha al sal grosso, le fette di abacaxi alla melassa, il purè di macaxeira, gli spiedini di pollo e porco, mentre lei ha dato una ripassata direttamente al porco. Curioso come si sentisse libera di prendere la carne che le passava davanti. Bianca e procace, con quella determinazione che dopo decenni di pratiche all'ufficio acquisti della De Longhi tutti le riconoscevano.

    Dopo il conduttore di calesse João è stato il tempo di Washington, nero un po' meno, giovane ma sempre piacente, e con virtù non troppo nascoste nelle bermude rosso fuoco, la fiamma della passione. Conduce un carretto senza cavallo, la cabina a pedali con cui porta a spasso le turiste. Lei si era fatta portare i bagagli direttamente in hotel, e aveva pagato in natura. Nemmeno il tempo di domandare quanto è, aveva offerto un corpo bianco latteo, sentendosi donna sotto le manone ruvide del baiano, si era gettata sulla fame arretrata e si era sentita sorpresa e soddisfatta nel notare la difficoltà nel prendere in bocca la carne nera, aveva gioito nella restituzione sapiente del preliminare sentendolo inserire la lingua nella sua vagina. Poi, dopo aver perduto ogni ragione e pudore insieme con il sudore copioso che inzuppava le lenzuola, finalmente aveva sentito lui che apriva il suo segreto più famelico e lì era esplosa in un grido di liberazione trattenuto per anni.

    «Le donne sono pazze per il mio pau-brasil», dice lui orgoglioso. Il pau-brasil è un antichissimo albero della foresta pluviale, ci mette trecento anni a crescere, è duro e resistente e i francesi ne fecero man bassa, tanto che ora è quasi estinto. Ma significando anche “palo”, ha un esplicito doppio senso. Celeste esibisce la sua preda sul cemento del Bar da Souza, avida degli sguardi delle altre gringhe, orgogliosa come le brasiliane di abbeverarsi alla fonte dell’invidia altrui, incurante della distanza che la separava dalla vecchia se stessa. Soddisfatta della nuova stanchezza ritorna a sedere. Washington ordina un succo di graviola con limão. «E' eccellente», assicura lui. «Va bene ne prendo uno anch'io». Ma il primo arriva dopo quindici minuti e non c'è verso di capire dove sia il secondo. Magari lì in cucina si sono dimenticati, o è la normale attesa, perché quando parlano fermano il lavoro delle mani, e ci possono volere anche decine di minuti.

    Un bambino lambisce i tavoli offrendo decalcomanie. La gente gentilmente rifiuta, lui passa imperterrito al tavolo successivo. Celeste lo osserva e si chiede quale sia la sua aspettativa ogni dì che cade in terra, quieta rinnovata esistenza. Lui sembra percepire il suo pensiero perché improvvisamente gira la testa e la guarda, catturato da un rumore interiore. Istinto animale della foresta. Siamo distanti da questa sensibilità, abbiamo troppe infrastrutture che gravano come calcare sulla nostra anima. Ma qui mi prendo una bella rivincita, ritrovato il bambolotto nero dell'infanzia, alla donna cacciatrice non dispiace giocare di nuovo a casetta.pau brasil 1

    Al suo cavaliere piace parlare, mentre lei gira lo sguardo all'intorno, le racconta della strage di ragazze a scuola innamorate, oltreché del grosso e nero pau-brasil, anche  del nome Washington, derivato da una città. «Ma che prese il nome da chi?», osa lei addentrandosi inutilmente nella storia. «Non lo so, è il nome di una città, la capitale italiana». «Ma si chiama Roma!». «Ah beh, allora è la capitale degli americani». Intorno a loro i clienti tutti con il coltello sulla sinistra e la forchetta sulla destra, anche i brasiliani ricchi. Non è ancora apparsa la necessità di un diaframma, sia essa educazione, stile o rispetto. E' lo sfoggio vorace dell'ex affamato. Il gringo ha più classe, sempreché non si tratti di sesso.

    Su e giù con l'uomo della bicicletta, il taxi di quell'angolo di Recife dedicato ai turisti per bene, il calzadão di fronte alla spiaggia invasa dai ragazzini in cerca di racimolare qualche real, magari coltello alla mano, le guardie di segurança a ogni androne, a ogni porta di hotel, davanti ai negozi della strada principale. Celeste si è talmente innamorata del luogo che ha comprato un appartamento. Di sera si siede al tavolo per aspettare l'arrivo del suo cavaliere nero col panama bianco. Assomiglia un poco alla donna che da quella finestra nel sobborgo d'angolo aspetta il suo marinaio. Di coccio, come ogni romantica attesa. Lo sanno tutti, ma fingere aiuta a godere. E nel frattempo basta un'occhiata priva di discrezione per ottenere un sorriso dai barcaroli, dall'uomo del gas, dal pescatore di polipi.

    L'innaffiatore del condominio ha anche lui una bella pelle compatta, di quel nero lucido sotto il riflesso del sudore. L'uomo negretto della security ha rubato la moglie napoletana al ristorante vicino, ma qui è tutto un prendere in prestito, un gioco dell'oca dove si va e si viene lanciando i dadi fra una lattina di birra e l'altra, fra un tuffo in piscina e un tuffo fra le lenzuola altrui. Anche quella milanese divorziata che stava all’Hotel accanto rompeva le palle la mattina con mille iniziative, la sera piangeva depressa. Alla fine decise di curare la malattia coi negretti che vendono frutta in spiaggia.

    Non sono solo gli uomini a fare i grandoni. Il turismo ha aperto le finestre ai sogni fuggiti di un'intera generazione di gente perbene, donne e uomini alla rincorsa dei propri giochi infranti. Privati oramai del controllo sul loro aquilone di bambini, non resta che vendicarsi. La musica passa dalla chitarrista che suona Marisa Monte a una disco-music generica. In pista un vecchio magro dalla camicia azzurra finge dei passi di forró. Il tavolo del colonnello, corposo in maglietta bianca panama a colletto basso, baffoni bianchi spioventi e occhiali con montatura leggera, sei soldatesse nere attorno come fossero a bagno, capelli lunghi lisci scollatura sulle spalle, vestitini a fasciatura del petto e orecchini eccessivi come il movimento delle mani e del mento, occhiate ai tavoli degli stranieri scompagnati. pau brasil 2

    Si alza per dare una perlustrazione. Dietro di lui, bermuda verde sullo stomaco immenso, in tre escono determinate, i lustrini a sostegno dell'altero incedere, i sandaletti trascinati verso il cancelletto di legno. Il mercato è iniziato per gli uomini, ma quello delle turiste a caccia di carne nera è in netto aumento, segno che l'emancipazione femminile ha varcato i limiti dell'oceano. Le storie che circolano son innumerevoli. La figlia di una amica «namorava» con un balordo spacciatore in una capanna del Pernambuco. Ma lui era violento, così, dopo aver fatto un bilancio fra ciò che guadagnava e ciò che perdeva, lei scappa di  notte in autobus con un venditore di collane cambiando nome e andando a vendere cianfrusaglie a Vitoria. Lui incazzato per aver perso la fonte di guadagno continua a domandare informazioni alle sue amiche italiane, dichiarando di uccidere lei e anche lui.

    Celeste decide che è ora di rientare a casa, per dissetare altrimenti la sua voglia di tropico.  Stuzzicata dai buffetti grossolani del grosse cefalo miope in camiciola rossa con taschino, una garota mulatta le lancia uno sguardo di complicità. Celeste la snobba. Non sono come te, tu funzioni a tempo e a gettoni come un juke box. L'uomo le sorride, poi gli scappa un rutto, maleducato per mancanza di vocabolario educativo. Cosa rimane se non la consapevolezza di un globale mercato di scambi, dove i desideri si ricongiungono alla latitudine della resa dei conti?

    In strada la notte è calda e ventilata, non serve nemmeno una camicetta per difendersi dall'allegria che pervade ogni angolo dell'immaginario, ricacciando vecchie litanie morali che qui non hanno nemmeno iniziato a scazzare. Si affronta ogni necessità con gioia, anche la penuria, e senza necessità di permessi la strada e la spiaggia si riempiono di ambulanti a frotte, singoli e con famiglia. Sul marciapiede un uomo trascina un baracchino sfasciato su ruote carico di bottigliette vuote legate intorno come pubblicità. Le si avvicina un bimbo a proporle una bibita: prima la fanteria a chiederti se vuoi coca o guaraná, poi arriva il resto della famiglia, padre e madre e fratelli maggiori, tutti scamiciati e sudati intorno al vecchio isopor.

    Washington ha la sua bici parcheggiata a lato. «Vuoi un passaggio sul ferro?», le propone accattivante. «E' perché non sono una donna sposata?», risponde lei sorniona, mentre la spina dorsale già miscela peccato e desiderio. Uno sguardo al mare, dove l'ultimo surfista alla luce dei lampioni si avvicina alle onde e toccando l'acqua e si porta le dita al petto per un fugace segno della croce. Il Brasile è in crescita, le mamme sfornano un sacco di gattini, si scopre a pensare. Poi con una inattesa analisi eco-antropologica, sorride. Il pau-brasil non si estinguerà mai…



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