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    C’era una volta il Brasile a rischio

    Scritto da Antonio Forni • 10 febbraio 2010 • Stampa questo articolo

    Con il mutare degli equilibri politici ed economici mondiali, cambiano anche le condizioni finanziarie degli investimenti a livello globale. Nazioni un tempo altamente instabili lo sono meno, mentre paesi considerati sicuri iniziano a scontare recenti turbolenze. Secondo il Credit default swap, strumento derivato in uso nelle principali borse internazionali, l'asse del rischio si sta decisamente spostando dal Sudamerica all'Europa.

    investimenti rischioIl Cds è una sorta di polizza assicurativa il cui valore è negoziato periodicamente. Viene applicato al prodotto finanziario oggetto di negoziazione in base alla sua provenienza nazionale, secondo accordi tra la parte acquirente e quella venditrice. Più alto è il valore della commissione, maggiore è la volatilità del titolo in questione. All'apice dell'attuale crisi che ha colpito il mondo economico, cioè nell'ottobre del 2008, il Cds riferito al Brasile era mediamente di 355 punti. Ciò significava che l'investitore pagava una percentuale aggiuntiva del 3,55 per cento sul valore del titolo a copertura del rischio-paese, fatta zero la commissione che avrebbe pagato su titoli statunitensi, presi come riferimento per il calcolo. In quello stesso periodo, il Cds portoghese era 85, quello spagnolo 82, quello irlandese 113, quello italiano 117 e quello greco 134.

    I più recenti valori, misurati il 6 febbraio scorso e riferiti agli stessi paesi erano invece i seguenti: Brasile 150, Portogallo 227, Spagna 165, Irlanda 169, Italia 155 e Grecia 415. In sostanza, grazie al miglioramente della situazione macroeconomica brasiliana e al peggioramente dei conti pubblici italiani, solo per fare un esempio, investire denaro in borsa viene attualmente ritenuto più sicuro in terra verdeoro che nel nostro paese.


    Tagged as: Brasile, Cds, finanza, italia, mercato, rischio

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