Caffé brasiliano, riparte l’export
Secondo dati recentemente diffusi dal Consiglio nazionale degli esportatori di caffè (Cecafé), in gennaio le vendite brasiliane all'estero del prodotto sono cresciute del 4,9 per cento in confronto a dodici mesi prima. Sempre secondo l'ente, i sacchi (da 60 chilogrammi l'uno) esportati nel primo mese del 2010 sono stati 2,4 milioni, per un fatturato complessivo di 377 milioni di dollari (+16,7 per cento rispetto a gennaio 2009).

Borsa del caffè di Santos (Sp)
Riguardo alle tipologie di prodotto, l'89 per cento del volume esportato lo scorso mese era costituito da caffè del tipo "arabica", il 9 per cento dal prodotto solubile e il 2 per cento dal "robusto". Primo compratore, come avviene ormai da qualche tempo, era la Germania, con oltre 521mila sacchi, seguita dagli Stati Uniti con più di 384mila e dall'Italia con quasi 255mila. La crescita più significativa in termini di acquisto, tuttavia, è stata quella della Russia, salita con 81mila sacchi dal ventitreesimo al sesto posto del ranking. Negli ultimi dodici mesi il Brasile ha complessivamente esportato quasi 30,5 milioni di sacchi, pari a un fatturato di 4,3 miliardi di dollari.
Principali porti di uscita verso l'estero del caffè brasiliano sono stati Santos (Sp) con il 77,8 per cento del traffico, Vitória (Es) con l'11,4 per cento e Rio de janeiro con il 9,4 per cento. Guilherme Braga, direttore esecutivo di Cecafé, ha così commentato i dati: «Sono numeri molto incoraggianti, in particolare per l'arabica, considerati i problemi di qualità che hanno caratterizzato gli ultimi raccolti del caffè brasiliano».

