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    Bexiga afro-italiano

    Scritto da Alessandro Dell'Aira • 11 febbraio 2010 • Stampa questo articolo

    Nello studio ovattato dove mi riceve con cortesia, il sole del pomeriggio gli sfiora il viso. Walter, dai capelli candidi e radi, racconta che Bexiga era il nomignolo dato a un portoghese segnato in viso dalle vesciche del vaiolo, stabilitosi da queste parti nell’Ottocento e gestore di una locanda per mercanti di bestiame. bexiga_1

    Qui c’era il mattatoio e alcune sorgenti che fornivano acqua agli abitanti di San Paolo. Il vaiolo imperava. Oltre al bestiame, si mettevano all’asta gli schiavi. Alcuni fuggivano, rischiando di beccarsi quelle pustole che si gonfiavano, scoppiavano e li marchiavano a vita come i ferri roventi dei fazendeiros.

    Lo studio è al primo piano di una palazzina color ciclamino, in cima all’Avenida Treze de Maio. L’ha acquistata lui, indebitandosi per dare una sede al Centro da Memória do Bexiga, di cui è presidente. È un siculo-normanno, nipote di Vito Taverna da Regalbuto in provincia di Enna, giunto a San Paolo nel 1880. Don Carmelo, nato nel 1895, figlio di Vito e padre di Walter, ebbe sei figli.  Nel 1890 il capofamiglia comprò un terreno in questa zona, teatro di tante sofferenze. Don Carmelo affittava ricoveri e stalle per animali.

    Era cuoco e per arrotondare anche despachante: curava le faccende burocratiche dei compaesani. Morì nel 1939. Col diradarsi del bestiame in città e l’avvento delle automobili, i suoi figli divennero autisti di piazza. Walter invece nel 1964 mise su un ristorantino,  oggi chiuso, che chiamò Don Carmelo. Col passare degli anni ne aprì degli altri.  Ora ne ha quattro.

    Nel 1958, una tragedia decimò i Taverna. In un giorno di festa un dannato camion rovesciò ventimila mattoni sull’auto di famiglia. Morirono in sei, don Carmelo e la moglie, le figlie femmine e una nipotina. Dopo mezzo secolo, Walter non riesce ancora a parlare con distacco del dramma di una delle famiglie italiane più note del luogo.

    Bexiga, distretto del quartiere di Bela Vista, dai nostalgici scritto Bixiga come si pronuncia, aspira a essere quartiere a sé. Fino a pochi anni fa era abitato in prevalenza da italiani, soprattutto calabresi, che a differenza dei veneti non erano inclini a stabilirsi nelle fazendas e preferivano dedicarsi in autonomia alle umili professioni urbane.

    La loro parrocchia era Nossa Senhora Achiropita, la Madonna patrona di Rossano in Calabria, dove si venera una sua statua di origini misteriose. Achirópita vuol dire “non fatta da mano umana”. Ogni anno, per devozione alla patrona e in onore alla città di San Paolo, a Bexiga si organizzano feste da Guinness, come il Bolo do Bixiga, la torta di compleanno lunga centinaia di metri offerta alla metropoli il 25 gennaio, anniversario della fondazione di San Paolo; o la pizza gigante di 453 metri, servita per strada il primo maggio, festa dei lavoratori. bexiga_2

    Alla Achiropita invece è consacrato tutto agosto, con feste, baracche e cibi tipici del sud Italia. E non è tutto. Bexiga è sede di teatri famosi e nella piazza don Orione, ogni domenica, c’è un vivace mercato antiquario.

    Bexiga non è mai stato esclusivamente italiano. Gli afrodiscendenti hanno avuto un ruolo centrale nella sua storia, fin dal Settecento. Il poeta paulistano Paulo Vanzolin, parlando dei suoi abitanti, ha scritto che il nero più chiaro di pelle è color telefono.

    Fino al 1870, un’area di Bexiga nota come Saracura era un vero angolo d’Africa, in cui si cacciavano pernici e schiavi ribelli. I tamburi dei quilombos, i villaggi  di impianto africano fondati dai fuggiaschi e poi dagli affrancati, confluirono  - come quasi sempre in Brasile - in altre tradizioni importate più tardi. Cosí nel 1930 si formò il blocco carnevalesco del Vai-Vai, nato da una squadra di calcio.

    Un anno dopo  il Vai-vai fu il primo a presentare un carro allegorico costruito da Armandinho Puglisi, siciliano di origine e grande amico di Walter. Dagli anni sessanta in poi, la scuola di samba Vai-vai si è piazzata prima tredici volte nelle sfilate di carnevale. Spera di trionfare anche quest’anno, come nel 2008, perché la scuola compie ottant’anni e il tema è la Coppa del mondo di calcio.

    La chiesa di Nossa Senhora Achiropita è un esempio di questa integrazione. Ogni anno, a giugno, vi si celebra una Missa conga in onore di São Benedito, il santo nero afrodiscendente, nato, vissuto e morto in Sicilia nel 1589, fatto santo canonico nel 1807 e divenuto da subito patrono degli schiavi brasiliani.

    Da parte sua, Sampaio  de Castro, autore di una ricerca su Bexiga come quartiere afro-italiano,  cita una scena trasmessa in diretta dalla tv a conclusione del carnevale del 2008, quando centinaia di fan del Vai-vai uscirono dalla scuola di Sarapura e risalirono in blocco la Treze de Maio, cantando il samba che aveva appena trionfato nel sambodromo di Anhembi e andando a gridare i loro “Axé” davanti alla chiesa della Madonna calabrese, prima di sciogliersi e disperdersi in festa per le vie adiacenti. Non vincevano dal 2001.

    Sampaio de Castro ha scritto anche che la convivenza degli afrodiscendenti con l’elemento bianco, in prevalenza italiano e in minima parte formato da gruppi di spagnoli e portoghesi “rappresentò la possibilità di scambi importanti, di un ibridismo culturale, anche se gerarchizzato dalle condizioni  economiche di ciascun gruppo”. bexiga_3

    Ne è prova il fatto che Adoniran Barbosa, all’anagrafe João Rubinato, di origini padovane, nato a Valinhos nell’interno dello Stato e poi stabilitosi  qui, inventore del samba italiano e divenuto cantore geniale della gente di Bexiga, è stato definito “il bianco più nero del Brasile”. Con Walter Taverna e Armandinho Puglisi,  fondatore del Museu do Bexiga oggi chiuso per mancanza di fondi, si può dire sia stato uno dei protagonisti di questo ibridismo, maturato in ambienti culturali diversi come il giornalismo, il samba e le devozioni.

    “Sai, sai da frente, sai que a Vai-Vai é chapa quente". Detto alla buona, nella nostra lingua: Toglietevi di mezzo, il Vai-vai è un fornello che scotta. Il suo è un tifo incandescente come quello calcistico, ma sempre controllato e cordiale. La scuola si prepara per un anno intero e se arriva il successo se ne gloria in un clima di convivenza civile.

    Nel Centro da Mémoria do Bexiga, fra tanti ritagli di giornali, libri e testimonianze, c’è una foto simbolica. Walter Taverna, con i radi capelli bianchi di siculo-normanno protetti da una cuffia da cuoco e gli occhi fieri di manager addolciti dagli anni, sorride a fianco della reginetta del Vai-vai, trionfatrice del carnaval 2008 con il samba enredo: “Vai-vai acorda Brasil”. E su scala ridotta: Bexiga svegliati, Vai-vai è chapa quente. Italodiscendenti e afrodiscendenti convivono contaminando le rispettive tradizioni e si rispettano. La laboriosità e la serenità vincono su tutto. Con il condimento dell’ironia.




    Tagged as: bexiga, sampaio de castro, San Paolo

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