Paraty, porto di Maria
Il suo hotel sanno tutti dov’è. Ha due ingressi in asse, simmetrici: uno guarda fuori dal centro storico, verso terra, l’altro si apre sulla Rua do Comércio, verso mare. Il primo è per le auto, il secondo per i pedoni. Gentile Maria Marchioro, in arte Maria della Costa, figlia di veneti emigrati nel Rio Grande do Sul, negli anni sessanta arrivò a Paraty per la prima volta. Sulla scena in quei mesi era Marilyn Monroe. Fu conquistata dalla pace del luogo, che non era famoso come lei, e se ne appassionò.
Maria della Costa
Comprò un immobile in buona posizione, defilato dal porto, nel cuore della città antica. Esordì con un baretto chic, il più chic. Quando si faceva vedere in giro, le vecchine da dietro le imposte bisbigliavano: Maria, ecco Maria! E cioè, cochichavam. Il cochicho è il bisbiglio. Cochicha oggi, cochicha domani, Maria della Costa si chiese se non era il caso di aprire un hotel e chiamarlo Coxixo, il modo antico di scrivere Cochicho. Hotel Coxixo. Un sorriso e un bisbiglio per i turisti sempre più numerosi.
Quando arrivò la dittatura, Maria si ritirò a Paraty per tre anni. Ben presto la passione per il luogo divenne amore. Poi riprese a calcare le scene, col cuore puntato come un ago magnetico su quel porto sicuro. Una fetta alla volta acquistò immobili e terreni che da Rua do Comércio le permisero di raggiungere una strada trafficata dal selciato sconnesso, su cui le auto rischiano ancora grosso. Oggi Maria amministra l’hotel e un campionario di documenti e ricordi, esposti nel salone-teatro che è anche un museo. Manifesti, foto di scena, statue, dipinti che la ritraggono nelle varie stagioni della carriera.
Le tracce del suo passato artistico proseguono oltre l’albero frondoso che fa da veranda ai tavoli della prima colazione, e alle squisitezze del café colonial, tra cui la marmellata fatta in casa con le acerolas raccolte in giardino. Un’eco di lotte, allegria, successo, arte, frutta, amore e segreti che di prima matina si mischiano alle note ovattate di Odeon, il capolavoro di Ernesto Nazareth, inseguendosi da un angolo all’altro dell’hotel. Maria adora le vie, la marea, il selciato e la baia di Paraty. Usa il telefono e la telematica meno che può. Coccola gli ospiti, visita le vecchine del vicinato.
Nata a Flores da Cunha, a quattordici anni esordì da modella, anticipando di due generazioni Gisele Bündchen. A diciott’anni debuttò sulle scene di Rio con A Moreninha. Poi sposò un portoghese e andò a studiare recitazione a Lisbona, con un percorso inverso rispetto a quello di Carmen Miranda, portoghese approdata in Brasile. Lisboa antiga e teatral: anni gloriosi del Teatro di Rua do Salitre e di Maria Barroso, attrice e moglie dell’avvocato Mário Soares, futuro presidente della Repubblica. Memore di quei tempi, Soares invitò Maria a Lisbona negli anni settanta, dopo la caduta di Salazar.
Tornata in Brasile, la moreninha entrò in un gruppo teatrale e nel 1949 passò al Teatro Popular de Arte, la compagnia dell’italiano Sandro Polonio, divenuto il suo secondo marito. Nel 1954 ebbe il fegato di indebitarsi per quindici anni con Sandro per fondare a San Paolo un teatro che porta ancora il suo nome e fu sede stabile della compagnia. Per iniziare, Sandro e Maria si rivolsero a un regista e scenografo italiano di prestigio: Gianni Ratto, collega di Giorgio Strehler, che si trasferì a San Paolo per l’occasione. Misero in scena O Canto da Cotovia (L’Alouette) di Jean Anouilh, in cui Maria impersonava Giovanna d’Arco.
In memoria di quell’esordio, al centro del palco basso nel salone-teatro dell’hotel Coxixo, c’è una statua di Maria nei panni della pulzella d’Orleans. È di Vitor Brecheret e la raffigura come attrice antesignana ma nello stesso tempo legata alla tradizione del mestiere, capace di guidare la sua compagnia nelle imprese impossibili.
Dopo O Canto da Cotovia, Maria calcò le scene del Brasile senza risparmiarsi. Quest’avventura artistica e commerciale è oggi riassunta in una ricerca documentatissima di Tania Brandão, presentata al pubblico nel novembre scorso: Uma empresa e seus segredos: Companhia Maria della Costa. In copertina c’è Maria nel 1955 in Com a Pulga Atrás da Orelha, 1955, per la regia di Gianni Ratto. Una foto di scorcio che ricorda le espressioni di sfida di Zsa Zsa Gabor.
Appena fuori del salone-teatro, le camere degli ospiti guardano su un giardino fitto di foglie, di orchidee e di bisbigli. Un delicato ecosistema esistenziale. Nel mondo di Maria, l’arte del teatro e le suggestioni del grande e piccolo schermo si conciliano col via vai dei visitatori e il leggero trambusto di Rua do Comércio.
Tra le immagini in mostra nel salone, una delle più belle è la foto di lei sul set di un film drammatico oggi introvabile, Areião (La prigione di sabbia), girato in Brasile nel 1952 per la regia del nostro Camillo Mastrocinque. Il quale a cena, di fronte a un bel piatto di farofa, ricorda Maria sorridendo, se ne uscì con una battuta: “Ma che è, sabbia?” Questa breve citazione sembra uscita dalla buca di un suggeritore. Perché Paraty, dopo una vita dedicata all’arte, è il teatro della memoria di Maria. Il suo porto sicuro.


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