Agrumi italiani, minaccia brasiliana
Un comunicato della Cia (Confederazione italiana agricoltori), diffuso nei giorni scorsi, ha lanciato l'allarme: il settore agrumicolo nazionale è in crisi e la colpa è del Brasile. Nel documento, tra le altre cose, si legge: «Vi è una crescente pressione delle importazioni dai paesi del Mediterraneo, per il fresco ma soprattutto dal Brasile, per il succo concentrato, che sta determinando un crollo assoluto dei prezzi, soprattutto per il prodotto volto alla trasformazione».
Il succo brasiliano arriva da decenni nel nostro paese, ma oggi verrebbe venduto a prezzi che la nota definisce «risibili». Sempre secondo la Cia, il concentrato verdeoro costa in media euro 1,27 il chilo, mentre i soli oneri produttivi della stessa quantità di prodotto italiano ammontano ad almeno euro 1,80. Sicilia e Calabria sono le regioni più penalizzate. Addirittura, il porto di Gioia Tauro sarebbe letteralmente «invaso dal succo concentrato brasiliano», che grandi realtà commerciali e industriali italiane stanno acquistando sottocosto. Nei casi di invenduto, il gioco al ribasso sfrutta i fermi-nave che rendono la derrata inutilizzabile dopo un certo periodo di sosta a bordo. Il tutto a scapito, ovviamente, dei piccoli produttori locali, che per questo minacciano la serrata.
In realtà, il settore in Brasile si trova in una fase piuttosto difficile, la peggiore da sette anni a questa parte. Le esportazioni di succo d'arancia, tra gennaio e novembre 2009, hanno fatto registrare un fatturato totale di circa 1,5 miliardi di dollari, che rappresenta un calo del 18 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008. I dati sono di CitrusBr (associazione nazionale degli esportatori di succhi citrici).


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