Lima Barreto, mulatto povero ma libero
“Nei grandi maestri moderni, Balzac, Tolstoji,
Turgeniev, Dostoievskij, l’amore è quasi sempre
messo in secondo piano, e questa sua generaliz-
zazione secondo cui il fondamento del romanzo,
e il suo elemento tipico, per così dire, è trattare
una storia d’amore, è tanto vera e necessaria
quanto quella regola delle tre unità in materia
di dramma e tragedia, di cui gli antichi tanto
discutevano, citando Aristotele, che invece
non l’aveva mai stabilita.
“Amplius!” (introduzione scritta da Lima Barreto
in risposta ad un critico anonimo per la raccolta di
racconti Histórias e sonhos, ovvero Storie e sogni)
La periodizzazione della storia della letteratura brasiliana rende alquanto particolare la collocazione di alcuni artisti. Parlare di premodernismo infatti potrebbe focalizzare l’attenzione su tutto ciò che è preparazione al modernismo stesso, ma in effetti non è così. Premodernista nella letteratura brasiliana non solo è tutto ciò che anticipa i temi e le tendenze artistiche della Semana da arte Moderna (San Paolo 1922), ma è anche un bacino ricco e autonomo di letteratura, arte e materia che rompe gli schemi del canone costituito (dal parnassianesimo al romanticismo ufanista) per costruire se stesso in totale autonomia e non solo in relazione a ciò che verrà dopo.
Insomma il premodernismo non è solo la preannunciazione del modernismo, ma è «premodernismo in quanto tale», materia che vive e pulsa anche autonomamente. Lima Barreto, Graça Aranha e Monteiro Lobato rappresentano i tre grandi premodernisti. Sono loro di fatti a rompere le regole, a scardinare i principi parnassiani de L’art pour l’art, Lima Barreto parlando ironicamente della canonicità della Grecia classica che manca nei suoi scritti. Egli definirà la Grecia stessa come un paese morto, un modo per attaccare la poesia dei suoi avversari letterati: una poesia perfetta dal punto di vista della forma ma morta nei contenuti e nell’azione.
Il letterato per Lima Barreto ricopre innanzitutto un ruolo sociale, fare letteratura è resistenza, è denuncia, è uno scandaglio continuo delle ipocrisie piccolo borghesi che attanagliano la società. Il suo «scrivere militante» se da un lato lo accrediterà presso la critica, dall’altro lo porrà in perenne paragone col romanziere dei romanzieri suo predecessore Machado de Assis.
Non tutti infatti erano ben disposti a conferire il ruolo di successore emerito di quest’ultimo proprio a Lima Barreto. Pur essendo entrambi accomunati da una critica feroce e spietata alla società carioca, la prosa di Machado era sicuramente più libera da ingessature ideologiche. Lo stile di Lima Barreto «desleixado» (trascurato) e «cheio de erros gramaticais» (pieno di errori grammaticali), così come lo definisce Mauro Rosso, non fu sempre apprezzato dai critici. Di fatti è emblematico che nonostante Barreto sia annoverato tra i maggiori scrittori «contistas e romancistas» brasiliani non sia mai stato accettato nell’Accademia brasiliana di Lettere. E che la terza volta che Lima ebbe inoltrato la domanda fu egli stesso a ritirarla (1921) per motivi «esclusivamente intimi e particolari» (motivos inteiramente particulares e intimos).
La biografia, si sa, è sempre fonte di condizionamento per gli scrittori per il loro modo di raccontare il mondo e di relazionarsi alla società, Barreto infatti porterà sempre con sé la sua estrazione sociale, ovvero il suo essere mulatto in un Brasile in cui spesso il colore della pelle coincide con la classe sociale. Figlio di un «mulato nascido esecravo» e di una donna nata in casa altrui anch’essa come schiava poi affrancata, Lima Barreto comprenderà presto nel Brasile pós-escravidão che il colore della pelle è un forte deterrente nell’ascesa sociale.
Il Brasile in cui vive e cresce Lima è un paese che pur avendo abolito la schiavitù resta fortemente schiavista nelle relazioni sociali e nei rapporti. La critica politica e sociale di Lima Barreto agisce in uno scenario politico desolante per gli spiriti come il suo che avevano sposato la causa della rivoluzione russa d’ottobre. La Repubblica Vecchia (1889-1930) divisa a sua volta in “Repubblica della spada” (1889-1894 presidenti militari) e Repubblica delle Oligarchie (1894-1930 presidenti provenienti dalle ricche famiglie delle oligarchie di San Paolo e Minas Gerais), rappresenta nella sua essenza tutto quanto Lima Barreto con una penna sferzante critica e attacca nei suoi racconti.
I contos costituiscono parte pulsante della sua produzione letteraria. La società di riferimento è quella carioca, ne descrive le ingiustizie sociali, la corruzione politica, il familismo, il nepotismo e i gioghi di potere, la sottomissione e l’oppressione dei più poveri e la discriminazione razziale in un Brasile sedicente progredito. Il suo sguardo però nei confronti delle classi sociali più deboli e nel racconto del cotidiano da cidade non è uno sguardo compassionevole e pietista, è piuttosto lo sguardo ironico e pungente di chi col sarcasmo afferma «una risata vi seppellirà».
La critica alla Repubblica vecchia verterà soprattutto su un punto: l’immobilismo sociale, la volontà celata ma evidente di preservare le élite. In particolare egli criticava il poder (potere) in quanto «combinato disposto di elementi, forze e processi connessi tra loro all’interno della società, che costruiscono grandi e piccole catene visibili e invisibili tendenti a restringere e costringere il pensiero dell’uomo, togliendogli la possibilità di affermazione personale, culturale, professionale sociale e il giusto inserimento sociale (variado conjunto de elementos, vetores, e procedimentos encadeados no interior da sociedade, compondo grande e pequenas cadeias visíveis e invisiveís tendentes a restringir e constringir o pensamento dos homens, coibindolhes a possibilidade de afirmação pessoal, cultural, profissional, social e a justa inserção social»).
Il potere smascherato nei suoi caratteri più meschini viene deriso in tantissimi racconti, tra cui Numa e a Ninfa (1915), si narra la storia di uno dei tanti deputati eletti alla «cadeira» grazie all’appoggio di un uomo facoltoso del proprio seggio elettorale, in questo caso il padre della donna che chiederà in moglie. Il protagonista Numa viene descritto da Lima Barreto come il solito rampollo della borghesia carioca, studia diritto senza eccellere andando avanti per la sola forza di inerzia, anticipando un po’ l’immagine dipinta da Jorge Amado in Cacau, in cui scriveva che ogni coronel in genere aveva un figlio stupido e poco dotato che scaldava le sedie nella facoltà di diritto della capitale.
Insomma Numa come tutti i giovani rampolli borghesi è un «invertebrato», un uomo senza carattere la cui unica buona sorte è data dal suo fiuto: «A poco a poco, con il suo buon fiuto nell’indovinare dove risiedeva il vincitore - qualità che gli proveniva dall’assenza totale di emozione, di immaginazione, di personalità forte e orgogliosa -, Numa venne eletto (Aos poucos, com aquele seu faro de adivinhar onde estava o vencedor - qualidade que lhe vinha da ausência total de emoção, de imaginação, de personalidade forte e orgulhosa -, Numa foi subindo»).
Ogni trionfo dell’uomo politico viene legato all’intervento di una forza esterna: per le elezioni del suocero e per la fama di grande favellatore politico, della moglie. Numa faceva grandi discorsi in parlamento grazie all’aiuto di Gilberta sua moglie. Scena di grande imbarazzo descritta con fortissima ironia, a sottolineare l’incapacità politica degli uomini del suo tempo, è il momento in cui Numa dovendo rispondere estemporaneamente ad una attacco di un senatore dell’opposizione da lui provocato con un discorso il giorno precedente, non è in grado di farlo; non potendo prevedere la risposta la moglie non gli aveva preparato il discorso.
Con grande disappunto dei suoi compagni di partito Numa si trova ricoperto di ridicolo, attaccato fortemente non si difende. La pochezza politica e umana di questo personaggio simbolo si rivela alla fine del racconto quando Numa scopre che a scrivergli i discorsi non è la moglie, bensì il poeta amante della stessa. Numa accetterà il tradimento per non svelare la vera base del suo successo politico ed essere anche umiliato umanamente. Pochezza e mediocrità sembrano essere i tratti costanti nei personaggi politici e nei militari descritti da Lima Barreto.
Anche nel libro “Recordações do escrivão Isaías Caminho” (1909) Barreto narra la storia di uno scrittore di colore che per questa ragione affronta molte più difficoltà degli altri nella propria autoaffermazione e nel raggiungimento del riconoscimento letterario. Forse è proprio un ripercorrere in maniera romanzata la sua autobiografia. Con questo libro ancora una volta lo scrittore svela i meccanismi di potere e corruzione della società brasiliana in cui il più delle volte militari, politici e giornalisti occupano posti che non meritano affatto.
Con le memorie del suo scrittore di colore, Isaía, Lima Barreto si costruisce l’opportunità per lanciare dei segnali sulla questione razziale molto dibattuta all’epoca anche ad intellettuali progressisti come Gilberto Freyre o lo stesso Graça Aranha o Euclides da Cunha. Spesso anche i progressisti tendevano ad associare al mulatto e al nero tratti e caratteristiche tipologiche fisse che non avevano nessun riscontro antropologico o scientifico fondato.
Ritroviamo nel racconto “O fetiçeiro e o deputado” un altro aneddoto con cui si racconta la percezione di discriminazione reale nei confronti dei neri nel quotidiano tra la gente comune: «Si sapeva nel posto che, prima del battesimo burocratico di “feiticeiro”(stregone), aveva avuto il nome dolce e spontaneo di Inhangá,; lo stesso uomo in alcuni momenti fu convocato dall’attiva polizia locale, non sapendo che fare, a fornire spiegazioni. Non si giudica che fosse nero. Sembrava persino bianco e non faceva stregonerie. Ciononostante la gente dei dintorni si ostinava a chiamarlo “feiticeiro. (Conheciam-no no lugar que, antes do batismo burocrático, tivera o nome doce e espontâneo de Inhangá, por "feiticeiro"; o mesmo certa vez a ativa polícia local, em falta do que fazer, chamou-o a explicações. Não julguem que fosse negro. Parecia até branco e não fazia feitiços. Contudo, todo o povo das redondezas teimava em chamá-lo de "feiticeiro»).
Contro una situazione costante di parassitismo statale Lima combatterà anche nella vita reale. Un aneddoto significativo della sua esistenza è la condanna che avvenne per mano sua nel 1910 di alcuni soldati che avevano assassinato due studenti durante l’episodio conosciuto come “Primavera de sangue” (gli studenti dopo essere stati brutalmente attaccati da una carrozza della polizia durante una manifestazione organizzata contro alcune autorità, risposero con un’ulteriore protesta contro i mezzi repressivi della polizia governativa che in quell’occasione uccise due giovani). La condanna aperta di Lima Barreto che faceva parte della giuria, gli costò i successivi balzi di carriera per sempre.
Sin da giovane Lima Barreto dovette occuparsi della propria famiglia. La mamma morta quando lui aveva solo sette anni e il padre internato per pazzia determinarono una presa di responsabilità precoce che sfociò in un uso smodato dell’alcool. Ben presto infatti un Lima Barreto ancora giovane mostrerà segni di poca stabilità mentale. Sebbene cresciuto in fretta Lima riuscì a portare avanti gli studi ginnasiali grazie al supporto del padrino Visconde de Ouro Preto. Nel 1902 però fu costretto a lasciare il politecnico di ingegneria a causa di problemi mentali del padre.
Dopo poco intraprese la “carriera” statale entrando come burocrate nella Secretaria da guerra succedendo per puro caso al primo in graduatoria che aveva rinunciato al posto. Ciononostante continuò a scrivere su riviste e giornali di ogni genere dal letterario al politico, l’apparato statale in cui lavorava era un’ulteriore finestra attraverso cui osservare le piccolezze del quotidiano e le ingiustizie del suo tempo. Nel 1911 scrisse nel giro di tre mesi “Triste fim de Policarpo Quaresma” (pubblicato in folhetins sul Jornal do Comércio-gazeta da tarde), in cui affrontava la questione del Brasile in quanto nazione e del sentimento nazionale brasiliano; al centro ancora una volta il paese verdeoro nella versione ironica di un uomo, Policarpo, che per recuperare la brasilianità e costruire l’identità nazionale cerca di scrivere e parlare tupi guarani o costringe la moglie a preparare esclusivamente cibi nostrani.
La storia di Policarpo non soltanto è la messa in scena triste di quelli che erano i valori obsoleti su cui la repubblica vecchia tentava di costruire l’unità nazionale e fondare il proprio potere, ma era anche il richiamo ad una riflessione su quelli che potevano essere le vere basi su cui costruire l’unità nazionale: coesione sociale e uguaglianza nelle opportunità. Policarpo è il tipo brasiliano che si sente smarrito e non sapendo effettivamente dove cercare le proprie radici e la propria brasilianidade si rifà a cose andate, poco aderenti ai suoi tempi.
Come tutti i personaggi di Barreto anche la fine di Policarpo sarà grottesca: condannato a morte dallo stesso stato che egli tanto difende. A questo romanzo seguirono diverse pubblicazioni di racconti e articoli, ma Lima ancora giovane cominciava a presentare seri problemi di salute dovuti all’alcool e a debolezze psichiche: una vita consumata nella denuncia delle ingiustizie di tutti non trovava pace per se stessa.
La sua voglia di rivalsa nei confronti delle discriminazioni e delle ingiustizie del mondo si spense con lui all’età di 41 anni. Trovato morto dopo essere stato internato al manicomio, portava in mano una rivista, la sua preferita “Revue des deux mondes”. Due giorni dopo morì il padre. Insieme furono sepolti al cimitero di João Batista. La sua opera completa di inediti fu pubblicata postuma alla sua morte in 17 volumi.
Scheda
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Nome e cognome: Afonso Henriques da Lima Barreto Città natale: Rio de Janeiro Nascita e morte: 1881 (RJ) – 1922 (RJ) Corrente letteraria: convenzionalmente inserito nel gruppo premodernista, anche se all’epoca il termine non era stato ancora coniato. Dove è possibile leggere l’autore in lingua originale? Cosa posso leggere per avere un’idea chiara della poetica di Lima Barreto? http://barretolima.blogspot.com/2009/02/amplius.html (contenuto originale scritto dall’autore) Date salienti 1909 pubblicazione Recordações do escrivão Isaías 1911 pubblicazione Triste fim de Policarpo Quaresma 1909 collaborazione con la rivista Fon Fon 1907 collaborazione con la rivista Floreal 1910 partecipazione alla giuria per il processo “Primavera de sangue” 1911 scrittura in tre mesi di Triste fim de Policarpo Quaresma 1914 pubblica crônicas diarias sul Correio da noite 1918 primi ricoveri per epilessia tossica 1919 rottura della collaborazione con il settimanale politico A.B.C. per la pubblicazione sullo stesso di un articolo razzista Dicembre 1919 – Gennaio 1920 primo internamento per crisi nervosa con annotazione della stessa nel primo capitolo “Os cimitérios dos vivos” 1920 premio accademico 1918-1922 “Bagatelas” in questa raccolta consegna al suo editore la maggior parte della sua produzione pubblicata poi postuma alla sua morte nel 1923. pubblicato solo nel 1953 come parte di Diario Intimo 1921 pubblica sulla rivista Souza Cruz gli atti della sua conferenza O destino da literatura. 1922 pubblica primo capitolo di Clara dos Anjos su O Mundo literario. 1922 muore Bibliografia Romanzi Recordações do escrivão Isaías Caminha (1909); Triste fim de Policarpo Quaresma (1915); Numa e a ninfa (1915); Vida e morte de M. J. Gonzaga de Sá (1919); Clara dos Anjos (1948); Satira Os bruzundangas (1923); Coisas do Reino do Jambom (1953);Racconti Histórias e sonhos (1920); Outras histórias e Contos argelinos (1952); Articoli e crônicas Bagatelas (1923); Feiras e mafuás (1953); Marginália (1953); Vida urbana (1953); Altri Diário íntimo (memória) (1953); O cemitério dos vivos (memória) (1953); Impressões de leitura (crítica) (1956); Correspondência ativa e passiva (1956). |
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