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    Daniela Mercury: “Canibalia” (2009)

    Scritto da Giangiacomo Gandolfi • 24 novembre 2009 • Stampa questo articolo

    Nuova uscita per la Mercury, in linea con la traiettoria artistica perseguita con ostinazione nel nuovo millennio. Daniela continua ad affinare il discorso musicale stemperando sempre più l'axé (una reliquia degli anni '90 ormai) nel pop nazionale e internazionale.

    La copertina del disco

    La copertina del disco

    La produzione è come sempre scarsamente eccepibile, la cantante non perde smalto e si concede una bella passeggiata nella tradizione opportunamente rivisitata (“O que è que a bahiana tem”, “Tico tico no Fubà”, “O que serà”, la medley di “Bençao do samba”), gli ospiti lussuosi abbondano come di consueto (da Margareth Menezes ad una Carmen Miranda spudoratamente campionata, alla chitarra cult di Sergio Dias Batista, al sempre trendy Seu Jorge). E allora come mai le nostre stelline esprimono un giudizio non propriamente lusinghiero? Perché la solita sufficienza e il tono da eterni incontentabili? Il motivo è semplice: “Canibalia” suona inevitabilmente, tristemente datato. Fosse un album uscito un lustro fa avrebbe avuto ancora un senso, ma ormai le frontiere del gusto e degli arrangiamenti si sono spostate anni luce più avanti e gli sforzi encomiabili della Mercury sembrano pura retroguardia, cliché forse piacevole, ma privo degli stimoli e della forza propulsiva di  “Feijao com Arroz” e “Sol da Liberdade”.
    A peggiorare la situazione ci si mette la qualità dei brani originali, non certo memorabili, e la fastidiosa presenza (gravissima nota di demerito) di back-up vocal in inglese (è davvero necessario abdicare alla lingua madre nel mercato world del terzo millennio, sperando di accattare qualche ascoltatore in più?).

    No, non ci siamo, e dispiace dirlo, perché il professionismo e la buona volontà della travolgente Daniela sono fuori discussione, così come non è mai stato un problema il suo essere artista popolare, ruspante, estremamente fisica, lontana dagli intellettualismi. Ma quando un CD non carbura al terzo/quarto ascolto è segno che qualcosa non funziona, che i vari ingredienti vanno ricalibrati, aggiustati, riconsiderati. Per ora, civilmente e paziantemente, fermiamoci sulla soglia delle tre stelle, il futuro ci dirà se la Mercury risalirà con uno scatto di reni la china della qualità della proposta oltre che del successo. ***


    Tagged as: daniela mercury, mpb, musica brasiliana

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