Alla scoperta del tribunale galleggiante
Cari amici di “Musibrasil”, questo mese sono pronto per partire e realizzare due viaggi in terra brasiliana. Il primo a Rio de Janeiro, dove puntualmente mi reco con regolarità per aggiornarmi sulle nuove produzioni discografiche e sui progetti musicali più interessanti. Nella cidade maravilhosa vorrei incontrare ed intervistare fra i tanti artisti, Jaques Morelenbaum, che ha da poco realizzato un album davvero interessante intitolato “Nego” e dedicato ai più importanti successi della musica americana composta da famosi artisti di religione ebraica e tradotti in portoghese, riarrangiati e rivisitati con il tipico punto di vista “bossanoviano”.
Un altro carissimo amico, grande musicista e compositore, Celso Fonseca, ha realizzato con Marcos Valle un album davvero bello intitolato “Pagina central”, un lavoro di classe, fra brani strumentali e altri in cui Celso svela il suo profilo poetico con abilità e passione. Anche Adriana Calcanhotto, con il suo nuovo “Partimpim 2” e il bravo compositore mineiro Affonsinho, faranno parte del gruppo di artisti da incontrare, intervistare e ospitare quindi a “Brasil”, in onda su Radio Uno Rai la notte della domenica. Le prossime puntate del nostro programma saranno quindi, come sempre, tutte da seguire.
Grazie alle “Notizie brevi” di Musibrasil.net avrete la possibilità di rimanere sempre aggiornati scoprendo la programmazione del nostro settimanale, con estrema puntualità, ogni domenica mattina. L’altro viaggio di cui vi parlavo, che farò a novembre e del quale, ovviamente, ve ne racconterò la cronaca nei dettagli nel prossimo Taccuino, sarà all’estremo nord del Brasile, nello stato di Amapá, seguendo la meritoria attività di un giudice, Sueli Pini, che con il suo “Tribunale galleggiante” sfida la legge della giungla amazzonica, che fino a pochi anni fa, almeno in quest’area, è stata quella del più forte.
Realizzeremo alcuni servizi per un importante settimanale televisivo giornalistico della Rai entrando nella realtà di un area brasiliana che in pochi conoscono e che affascina da sempre sia gli amanti di questo gigantesco paese che tutti coloro che amano i viaggi avventurosi. Adesso, a queste latitudini, la giustizia dello Stato è presente e viaggia da un po’ di anni su un battello a vapore. Il suo equipaggio è composto da un completo staff legale che raggiunge i villaggi più remoti della immensa e selvaggia fascia equatoriale del Brasile che ha nella città di Macapá il suo centro urbano più rappresentativo.
Da lì, il giudice Pini, porta alla popolazione lontana dalle grandi città, che si trova distribuita lungo i piccoli e grandi villaggi fluviali alla foce del Rio delle Amazzoni, la legge del governo brasiliano e tutti gli altri diritti sociali che spettano ad ogni cittadino. L’idea è del magistrato Sueli Pereira Pini che da più di 10 anni lavora a questo progetto nella città di Macapá, capitale dello Stato Federale di Amapà. Tra i molteplici riconoscimenti raccolti da questa originale iniziativa, anche una “nomination” al Nobel per la pace.
Se i cittadini non possono accedere alle leggi e alla giustizia dello Stato per ovvi motivi logistici, è quest’ultimo che arriva da loro attraverso la fittissima rete di fiumiciattoli e affluenti del Rio delle Amazzoni, che raggiungono ogni terra abitata dell’intero bacino, fino al più piccolo villaggio di caboclo (mescolanza razziale di indio e portoghesi).
In un paese popolato da più di 180 milioni di persone, con un solo giudice per ogni 27mila abitanti, in cui i tribunali vivono congestionati dall’enorme numero di processi, questa «corte fluviale itinerante» e altre iniziative parallele di questo genere sono un valido esempio per snellire il lento procedere della giustizia, restituendo alla gente di queste aree decentrate la necessaria fiducia nelle istituzioni.
Il battello salpa da Macapá seguendo il flusso delle maree, una settimana al mese. Sueli Pereira Pini e i suoi collaboratori, ai quali si aggiungono spesso anche medici, dentisti e funzionari della burocrazia municipale, navigano per più di 200 chilometri fino all’arcipelago delle Bailique, abitato da circa 6mila individui tra indio, bianchi e caboclo, raggiungibile soltanto da mezzi galleggianti.
Mentre Sueli e il suo staff si occupano di ogni tipo di cause, dai piccoli furti di bestiame alle delicate contese sul mantenimento di minori, i medici visitano i casi più gravi e quelli che non prevedono un ricovero urgente nei più attrezzati ospedali dei centri urbani, mentre gli amministratori locali emettono documenti, controllano i depuratori di acqua potabile, celebrano matrimoni civili.
Dopo una settimana, al rientro in città, l’equipaggio di questo battello, soddisfatto per i molti casi risolti, avrà anche tante storie da raccontare e negli occhi l’immagine di una affascinante e cruda realtà, lontana centinaia di anni dal nostro quotidiano.
Potete immaginare quanta aspettativa, quanta curiosità possa avere nell’affrontare questo viaggio che farò per la Rai, un viaggio pieno di incognite e d’avventura, così distante dalla nostra realtà quotidiana, fatta di trasferimenti in automobile, attaccati ai nostri telefonini, fra tanta gente che vive in un contesto abbastanza alienante, in cui tutti si lamentano dello stress e delle pressioni che le scadenze e i traguardi del mondo moderno ci impongono.
Tornando alla musica, per molti di noi una delle forme d’espressione artistica che forse è più in grado di allontanarci dal quel nostro quotidiano che spesso è senza poesia, voglio raccontarvi del mio ultimo incontro con Jorge Drexler, il compositore uruguaiano fortemente influenzato dalla musica brasiliana, che qualche anno fa ha vinto il premio Oscar a Hollywood per la colonna sonora del film “I diari della motocicletta”, diretto dal brasiliano Walter Salles.
Qualche settimana fa ricevo una sua chiamata: «Ciao Max, sono a Roma, parteciperò al Festival Internazionale del Cinema per aver realizzato la colonna sonora del film “The city of your final destination” del regista americano James Ivory. Vorrei invitarti all’anteprima...».
Ovviamente non me lo sono fatto dire due volte. Quella stessa sera ero lì, alla proiezione del film, una pellicola davvero intensa, grazie alla bravura del regista, al tema del film, agli attori straordinari, primo fra tutti Anthony Hopkins, ma anche alla musica di Drexler, semplicemente incantevole.
Jorge ha poi deciso di concederci la possibilità di trasmettere su “Brasil” un paio di brani tratti da questa colonna sonora, in particolare l’unica canzone, “El museo de las distancias rotas”, opportunità che si è ovviamente allargata con l’inserimento dello stesso brano, grazie al brillante modo di interpretare il lavoro del nuovo responsabile musicale di Radio Uno Musica, Gianmaurizio Foderaro, all’interno della playlist dell’ammiraglia radiofonica della Rai, Radio Uno appunto.
Qualche giorno dopo ho ricevuto un altro invito da Drexler: «Ti aspetto a Madrid per assistere alla registrazione del mio nuovo album». E’ un progetto totalmente inedito, non solo dal punto di vista compositivo ma anche da quello tecnico, visto che la registrazione si sta realizzando mentre vi scrivo, all’interno di uno studio atipico ( a metà strada tra un set cinematografico e uno studio televisivo ), in cui poche decine di spettatori assistono all’esecuzione e alla registrazione dei brani di Drexler senza poter interagire però con applausi o comunque facendo sentire la loro presenza.
Una incisione live atipica di 12-13 brani, realizzati da una decina di musicisti con alcune partecipazioni straordinarie come quella di Ben Sidram, che appartengono a quell’universo poetico e musicale drexleriano, che saranno balsamo per le nostre orecchie e per la nostra anima e di cui vi parlerò nei dettagli in un prossimo Taccuino.



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