A Milano autunno senza “neve”
Nel capolugo lombardo la cocaina scarseggia. Lo afferma una fonte brasiliana molto vicina agli ambienti milanesi della prostituzione transgender verdeoro. Alcuni dei principali pusher su piazza avrebbero non solo chiuso i rubinetti ma si sarebbero anche resi irreperibili, spegnendo i cellulari.
Da giorni non starebbero rifornendo le completissime professioniste brasiliane di prima fascia per le quali la polvere bianca costituisce uno dei due essenziali elementi d'offerta (l'altro, ovviamente, è il sesso). Danarosi e insospettabili clienti meneghini, disposti a pagare anche tremila euro per una notte trasgressiva a base di amore e "piste", si sentono rispondere in portoghese che «não tem meia de seda, só tem eu». Cioè «non c'è la calza di seta (come viene chiamato in gergo il modo in cui la coca viene confezionata per poi essere consegnata a domicilio), ci sono solo io». Per questa ragione, ultimamente il giro d'affari della prostituzione trans d'alto bordo avrebbe subito un calo. Quanto ai motivi, solo supposizioni. Potrebbe trattarsi di una vera e propria strategia di marketing attuata da chi distribuisce la sostanza, oppure di un giro di vite praticato dalle forze di polizia per mettere sotto pressione gli spacciatori. O, ancora, dell'onda lunga causata dalle note vicende romane.
A Milano (nel 2009 capitale europea della cocaina con 9,1 dosi giornaliere consumate ogni mille abitanti secondo l'Osservatorio europeo sulle droghe) le prostitute sono da tempo diventate un importante anello della catena dello spaccio. In molti casi, le 'ndrine calabresi che reggono i fili del traffico le hanno sostituite ai tradizionali "cavallini" nordafricani e senegalesi.

