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    Il Brasile al Festival della cooperazione

    Scritto da Annalisa Dolzan • 15 novembre 2009 • Stampa questo articolo

    Da alcuni anni il Coonger - Coordinamento delle ong dell'Emilia Romagna - riunisce quasi tutte le organizzazioni della regione, che promuove e attua progetti di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e in via di transizione e interventi di ricostruzione nei paesi colpiti da calamità.

    Locandina della manifestazione

    Locandina della manifestazione

    Il Coonger è nato nel 1991 come consulta, cioè «tavolo convocato dalla Regione - ci racconta il suo consulente per la cooperazione Pietro Pinto – a cui erano richiesti pareri, anche perché la maggior parte di queste ong sono attive da oltre trent’anni. Nel 2004 il Coonger si è costituito come coordinamento diventando autonomo e crescendo, anche quanto a numero di organizzazioni, al punto che oggi rappresenta quasi tutte le ong regionali, circa una ventina).

    Il Coonger fa parte dell'Associazione nazionale delle Ong italiane e del Forum Terzo Settore Emilia-Romagna. È completamente indipendente, non riceve finanziamenti e non gestisce fondi – specifica Pinto, insomma è uno spazio di confronto tranquillo e costruttivo».

    Poiché le iniziative della Regione Emilia Romagna sono organizzate e programmate con enti locali, ong, onlus, associazioni di volontariato, cooperative sociali e associazioni di promozione sociale, è utile e proficuo avere una sede unitaria di confronto: il coordinamento si impegna a favorire la collaborazione tra le parti, ne promuove i progetti e le campagne di sensibilizzazione e informazione sui temi della solidarietà internazionale, dei diritti, della pace.

    I progetti attuati dall’Emilia Romagna vanno in quattro aree di intervento: cooperazione allo sviluppo; interventi umanitari di emergenza; interventi per diffondere una cultura di pace e valorizzare le scuole di pace; formazione e informazione ai soggetti della cooperazione decentrata. Alla nostra domanda se il Coonger è un caso unico in Italia, Pinto ci informa che Piemonte, Lombardia, Campania e Toscana hanno realtà analoghe, e che «L’associazione nazionale delle ong ha deciso di strutturarsi in nodi regionali, dunque ne stanno nascendo anche in altre regioni».

    È in questo contesto di crescita come espressione unitaria e di maturazione della cooperazione anche nel coinvolgimento della società civile, che si è giunti all’ideazione del Festival della cooperazione. Ce ne parla Pietro Pinto, che è anche ideatore e referente del festival del Coonger: «Diciamo che il festival è per dare maggiore visibilità alle Ong - si conoscevano le singole ong, ma meno il coordinamento; volevamo far conoscere le loro attività sul territorio e creare un luogo di confronto con la cittadinanza. Oggi, appena conclusa la terza edizione del festival, intitolato quest’anno “La Terra nelle nostre mani”, siamo davvero molto soddisfatti e possiamo dire di essere riusciti nell’intento di proporci come espressione unitaria».

    Il festival si è tenuto a Bologna dall’8 al 17 ottobre. «E nell’organizzazione il dialogo del Coonger con la Regione è stato ottimo – racconta Pinto -. La prima edizione, in particolare, l’abbiamo organizzata anche grazie ai fondi regionali, ma quest’anno c’è stato un cambiamento organizzativo assai significativo, perché il festival è stato organizzato insieme alla Regione: un salto di qualità importante, a cui speriamo di dare continuità».

    Ogni anno la settimana della cooperazione internazionale individua un tema: la prima edizione è stata incentrata sulla pace e la prevenzione dei conflitti, la seconda si è articolata sugli obiettivi di sviluppo del millennio. La sovranità alimentare è stata il fulcro dell’edizione 2009, nelle varie declinazioni di economia solidale, acqua come diritto universale, agricoltura e modelli energetici sostenibili.

    Tiene Pinto a ricordare il tema della sovranità alimentare e a specificare che «non parliamo di sicurezza alimentare, ma di diritto all’alimentazione e a poter provvedere alla propria alimentazione. In situazioni di carestia dobbiamo aiutare a coltivare e produrre in loco, non essere assistenzialisti, portando addirittura cibi che non si consumano. Bisogna parlare con i locali e capire con loro cosa fare. Pensiamo per esempio a quando, con lo tsunami, in Tailandia sono arrivati quintali di cibo dal nord del mondo, mentre dei locali che erano in grado di vendere, sono rimasti esclusi. In un caso del genere le ong avrebbero potuto comprare da loro. Troppo spesso si comprano gli aiuti al nord e li si porta a sud, facendo quindi un favore al nord».

    Chiediamo a Pietro se l’organizzazione del festival si colloca effettivamente in un panorama sociale italiano diverso, forse oggi più sensibile a recepire questi temi della cooperazione e di un’educazione diversa alla cooperazione. «Sì – conferma Pinto - negli ultimi sette, otto anni la sensibilità verso la cooperazione internazionale è cresciuta molto, così come sono cresciuti molto anche gli attori. Una differenza sostanziale tra ong e associazioni sta nel fatto che le ong hanno una professionalità, ma anche la presenza delle associazioni sul territorio ha contribuito notevolmente. Nello specifico la nostra iniziativa del festival è stata un successo. Anche quest’anno abbiamo fatto il pienone».

    Quest’anno il festival è stato organizzato in sinergia con il “Terra di tutti Film Festival, rassegna di documentari e cinema sociale dal sud del mondo; «ai seminari, di dibattito e approfondimento, non c’erano mai meno di cento persone – racconta con orgoglio il referente di Coonger - E quest’anno, muovendoci insieme al Terra di Tutti Film Festival, abbiamo creato momenti di dialogo diverso. Trentaquattro i documentari proiettati, con una media di circa 350 persone a proiezione (non c’è stata una proiezione vuota – sottolinea -) che parlavano di diritto al cibo e all’acqua, migrazioni, conflitti e sviluppo sostenibile. In totale siamo sulle 5000 persone che hanno partecipato al festival. E poi ci sono stati il mercatino, il concerto, la festa…».

    Il Brasile, con le sue contraddizioni e la duplice realtà di Paese in via di sviluppo e di nuova locomotiva mondiale del Bric (dall’acronimo di Brasile, Russia, India e Cina), è stato, naturalmente, tema centrale del festival della cooperazione.

    Tra i primi seminari quello internazionale intitolato "Un'economia alternativa per una società più inclusiva: esperienze di economia solidale a confronto tra Italia e Brasile", una riflessione sulle iniziative imprenditoriali e cooperative ispirate all’autogestione e alla partecipazione democratica dei lavoratori per migliorare l’inclusione sociale e le condizioni di vita a cui hanno partecipato Fábio José Bechara Sanchez, segretario aggiunto di Senaes (Secretaria nacional da Economia solidaria del ministero del Lavoro del governo federale del Brasile), Antonio Perna, docente di sociologia economica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Messina, Neli de Souza Silva Medeiros, di Coopersoli membro di Redesol (Rete di cooperative di donne per il riciclaggio dei rifiuti nella città di Belo Horizonte, Brasile), Renata Siviero Martins, assessore per il Minas Gerais di Unisol (União Solidaridade Centrale di cooperative ispirate ai principi dell’Economia solidale in Brasile).

    Il seminario è stato organizzato da Iscos Emilia Romagna (Istituto sindacale per la cooperazione allo sivluppo) e Nexus (con la partecipazione di Cisl e Cgil, Anteas, Auser e del dipartimento di Sociologia della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna).

    Tra i numerosi progetti in corso tra le ong emiliano romagnole del Coonger ve ne sono diversi centrati in Brasile. L’Iscos è attivo oggi con due progetti sui diritti umani: Lotta alla violenza contro le donne e Diritti delle donne in Minas Gerais, per la promozione e il rafforzamento della tutela dei diritti delle donne attraverso la costituzione di una sezione specifica presso il Centro giuridico nella città di Teófilo Otoni, dove si forniranno formazione, orientamento e consulenza giuridica, oltre a un servizio di tutela legale gratuita per le donne che hanno subito violazioni dei loro diritti.

    Il progetto prevede anche l’organizzazione di corsi di formazione sul diritto e le politiche di genere, destinati ai leader di associazioni popolari e sindacati e ai funzionari e dipendenti degli enti locali del Minas Gerais, per contribuire alla promozione dei diritti delle donne e alla diffusione della cultura e delle buone prassi in materia di pari opportunità e politiche di genere (http://www.iscos.cisl.it/).

    Ricordiamo anche il progetto di Reggio Terzo Mondo nell’ambito dell’infanzia e educazione “Fattoria Condivisione” e il progetto di appoggio alla creazione di attività integratrici di reddito per gli agricoltori familiari del Cospe. Il primo è un’alternativa per i bambini di strada in conflitto con la legge: dedicato a 100 ragazzi dai 13 ai 18 anni, è stato costruito insieme alla Fazenda A Partilha e alla Fundação Franco Gilberti, il progetto si è svolto a Salvador de Bahia e nel Municipio di Pojuca tra il 2006 e il 2009, con lo scopo di sperimentare metodologie alternative per la rieducazione e l’integrazione sociale dopo il carcere.

    Nella fattoria Condivisione i ragazzi hanno seguito un percorso di riabilitazione a contatto con la natura, attraverso l’accompagnamento post-scolastico e attività formative, educative e professionalizzanti, con la guida di un gruppo di educatori, istruttori, assistenti sociali, psicologi e pedagoghi (www.reggioterzomondo.org).

    Il secondo, localizzato nel Piauì (nord-est del Brasile, uno degli stati più poveri del paese, nell’arida regione del sertão, con un’economia quasi esclusivamente agricola) è stato realizzato nel 2008, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo socio-economico delle popolazioni che abitano il litorale del Piauì nel rispetto dell’ecosistema e delle forme di organizzazione sociale tradizionali, attraverso la valorizzazione dei prodotti tipici dell’agricoltura familiare e la promozione del turismo responsabile (www.cospe.it).

    Il festival si è concluso da poco ma al Coonger già pensano alla prossima edizione «che si farà – dice con fermezza Pietro – anche se dobbiamo ancora decidere titolo e argomento. E la priorità, ma i tempi sono piuttosto flessibili. Il piano è il prossimo autunno, anche per riproporre la contemporaneità con il film festival».

    Anche in tempi di crisi, l’Italia ha dimostrato un grandissimo slancio di donazioni e adesione a queste iniziative rileva in chiusura l’ideatore del festival della cooperazione. «Oggi rispetto a dieci anni fa c’è molta più apertura, e cresce in continuo. Paradossalmente anche in questi momenti di crisi non sono calate molto le donazioni, soprattutto quelle private».

    I segnali sembrano fin d’ora di buon auspicio. L’appuntamento è a Bologna il prossimo autunno, ma le iniziative del Coonger non si fermano. Il calendario aggiornato lo trovate qui: http://www.coonger.org



    Tagged as: Brasile, coonger, cooperazione, ong

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